Le relazioni dello Stato del Vaticano con le nazioni estere non sono mai state così attive dopo l’assunzione di Bergoglio alla cattedra di Pietro. D’altronde le Sue esperienze in America latina lo avevano reso edotto che si vince più con la diplomazia nei confronti dei dittatori, quali in Argentina furono Jeorge Rafael Videla ed il suo successore Roberto Eduardo Viola, che non con la “teologia della liberazione” della quale fu avverso, ma protesse e salvò alcuni sacerdoti, i quali si erano compromessi con il marxismo nei confronti di quei dittatori. Altro elemento che favorisce la mediazione è la posizione del Santo Padre, il quale da una parte è sovrano dello Stato del Vaticano dall’altro è capo spirituale di duecento milioni di cattolici nel mondo. Per cui spesso accordi quali quelli dei giorni scorsi fra Pietro Parolin, segretario di stato Vaticano, e Vladimir Putin hanno forzatamente duplicità di carattere. Con l’Unione Sovietica, in cui la persecuzione dei cattolici e l’annientamento anche fisico dei suoi rappresentanti si risolse in un settantennio doloroso e la nascita in Russia di un cattolicesimo delle catacombe, i rapporti furono sempre all’insegna del sangue. Oggi con la Federazione Russa e con la Chiesa ortodossa le relazioni si stanno incamminando su stradelli più piani.
Intanto va detto che è sempre la Chiesa cattolica a ricercare sia la Federazione Russa sia la Chiesa ortodossa: è evidente lo spirito missionario di cui il millenarismo cattolico non può fare a meno (terzo segreto di Fatima). Non si tratta soltanto di chiedere la restituzione di alcune chiese sottratte nel periodo ateo russo, che è questione puramente politica, vi è il desiderio di riuscire a colmare le differenze e divisioni secolari con i fratelli ortodossi affinché i cristiani perseguitati nel mondo abbiano maggiore sostegno da tale unità d’intenti. Ma vi è anche indubbiamente un’affinità politica con Putin, il quale molto intelligentemente, caduta l’ideologia comunista, ha compreso che per rafforzare il suo potere doveva riallacciare con il Patriarca russo gli antichi sentimenti religiosi, non spenti evidentemente nel subconscio collettivo russo. Trono e Altare se uniti sono da sempre una forza quasi invincibile. Putin, capo della Federazione Russa, la quale è molto più Europa della Turchia, ha alcune concezioni sociali, prima che religiose, molto apprezzate dalla Chiesa cattolica: il tema della famiglia fondata su uomo e donna, la non accettazione di altra unione che non sia quella naturale, il rispetto del sentimento religioso che si coniuga perfettamente con la Chiesa ortodossa da sempre accanto allo Stato e viceversa.
Che gli accordi presi da Parolin e Putin non abbiano suscitato interesse per i media italiani è normale. Un paese come l’Italia che da tempo non ha politica estera degna di questo nome, un Europa dove il suo ministro degli Esteri, Federiga Mogherini è famosa per il suo tacere autorevole (ed è meglio così), dove ogni paese della Comunità fa banda per sé stesso, non stupisce che la politica estera del Vaticano non interessi i media abituati agli sconcerti della realtà minuta e disabituati a considerare importanti i patti fra Stati.
Un incontro quello fra Parolin e Putin che ha reso più di quello di papa Francesco con il Patriarca ortodosso Kirill, il quale si è concluso con una dichiarazione congiunta che ha suscitato reazioni contrastanti da parte dei cittadini e degli esponenti della Chiesa di Ucraina. Infatti Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina (indipendente ma collegata alla Chiesa di Roma), ha dichiarato a proposito dell’incontro di papa Francesco con il Patriarca ortodosso a Cuba tempo fa:
<< Sulla base della nostra esperienza, maturata in molti anni, possiamo dire che quando il Vaticano e Mosca organizzano incontri o firmano testi congiunti, è difficile aspettarsi qualcosa di buono. Si nota subito, soprattutto dai loro commenti dopo l’incontro, che le due parti si ponevano su due piani completamente diversi e perseguivano obiettivi diversi.Sua Santità papa Francesco ha vissuto questo incontro soprattutto come un evento spirituale. Ha aperto il suo intervento osservando che noi, cattolici e ortodossi, condividiamo uno solo battesimo. Nell’incontro ha cercato la presenza dello Spirito Santo e ha ricevuto il suo sostegno. Ha sottolineato che l’unità delle Chiese può essere raggiunta quando camminiamo insieme sulla stessa strada.Dal patriarca di Mosca si è intuito subito che non c’entravano lo Spirito, o la teologia, o le questioni religiose attuali. Niente preghiera comune, l’accento posto su espressioni solenni riguardanti “il destino del mondo”, e l’aeroporto come un ambiente neutrale, cioè non ecclesiale. L’impressione era che stavano in due mondi paralleli. Queste due realtà parallele si sono incrociate nel corso di questo incontro? Non lo so, ma secondo le regole della matematica, due linee parallele non si intersecano >>.
Anche il recente incontro di Pietro Parolin con Putin e successivamente con il responsabile per le relazioni estere del Patriarcato di Mosca, il metropolita Hilarion di Volokolamsk hanno suscitato nuovamente perplessità inSviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica Ucraina, poiché ha affermato:
<< In passato, siamo stati accusati di “espansione sul territorio canonico del patriarcato di Mosca”, mentre ora il nostro diritto di cura dei nostri fedeli, ovunque si trovino nel bisogno, è riconosciuto. Suppongo che questo valga anche per la Federazione russa, dove oggi non abbiamo alcuna possibilità di esistenza libera e legale, o sul territorio annesso della Crimea, dove veniamo “ri-registrati” in conformità con la legislazione russa e siamo di fatto annientati.
In generale, vorrei dire che il paragrafo 26 della dichiarazione è il più discutibile. Si ha l’impressione che il patriarcato di Mosca rifiuti ostinatamente di ammettere che svolge una parte del conflitto, cioè che sostiene apertamente l’aggressione della Russia contro l’Ucraina e per di più benedice le azioni militari della Russia in Siria come una “guerra santa”.Non lo so! La stessa parola “conflitto” qui è oscura e sembra suggerire al lettore che abbiamo un “conflitto civile” piuttosto che un’aggressione esterna da uno Stato confinante. Oggi, è ampiamente riconosciuto che se dei soldati non fossero inviati dalla Russia sul suolo ucraino e non fossero fornite armi pesanti, e se la Chiesa ortodossa russa, invece di benedire l’idea del “Russkiy Mir”, del “mondo russo”, sostenesse l’Ucraina nello sforzo di consolidare il controllo dei propri confini, non ci sarebbe né alcuna annessione della Crimea né alcuna guerra. È proprio questo tipo di solidarietà sociale con il popolo ucraino e una costruzione attiva della pace che ci aspettiamo dai firmatari del presente documento.Indubitabilmente questo testo ha causato profonda delusione tra i molti fedeli della nostra Chiesa e tra i cittadini coscienziosi dell’Ucraina. Oggi, molti hanno preso contatto con me su questo e mi hanno detto che si sentono traditi dal Vaticano, delusi dalla natura di mezza verità di questo documento, che vedono come un appoggio indiretto della Sede Apostolica all’aggressione russa contro l’Ucraina >>.
Insomma sembra che nessuno abbia voglia di “morire” per la Crimea, neppure il Vaticano per difendere cinque milioni di cattolici ortodossi latini, quanto assomma questa comunità contigua alla Chiesa cattolica nel mondo. Certo i centocinquanta milioni di ortodossi, il buon vicinato con Putin, anch’egli nemico del nichilismo dell’Occidente, la restituzione di qualche chiesa confiscata in Russia vengono prima. D’altronde è lontano il tempo in cui il Regno di Sardegna con la Francia di Napoleone III , la Gran Bretagna e la Turchia combattevano vittoriosi nel 1854 per strappare la Crimea, la porta russa del Mediterraneo, allo Zar Nicola I. E poi, Mosca, la terza Roma, val bene qualche immobile restituito.
Guglielmo Adilardi

Sono molto reali le preoccupazioni del capo della chiesa ortodossa Ucraina, come hai ben riportato. La chiesa ucraina è molto più antica di quella di Mosca, e da questa indipendente, anche se nel passato succube. Va detto però che il metropolita di Mosca è in una posizione di ricatto giacché la Russia non è una democrazia come lo è l’Ucraina. Come la popolazione Russa, non è di 150 milioni di abitanti. Sono 143 milioni e per la maggior parte ateisti, mentre nei paesi caucasici musulmani come in quelli asiatici Turkestani, Tagikistan, Kazakistan ecc. . Oltre gli urali, ci sono buddisti, man che nelle grandi città della Russia europea vivono milioni di musulmani. E’ un errore accreditare così, d’emblée, al crollo dell’Unione Sovietica un ribaltamento ideologico o dogmatico verso l’ortodossia Moscovita, che in realtà è di facciata come spiega tra le righe il capo della chiesa Ortodossa ucraina Sviatoslav Shevchuk. Oggi non c’è bisogno della guerra di Crimea, che mette ben in evidenza come quella zona era e sia strategica. Esistono Nato e Sanzioni già attive dall’inizio dell’occupazione del Donbass e della Crimea da parte della Russia.