Firenze è stata investita da mutazioni della popolazione di grande portata che pongono chi si candida a governarla davanti a scelte difficili e complesse.
Più vecchi e più immigrati
La città sta recuperando abitanti rispetto ai 357.000 del censimento 2011 (erano arrivati a 465.000 nel 1975): al giugno 2017 se ne contavano poco meno di 380.000.
Questa ripresa è in gran parte dovuta all’immigrazione degli stranieri passati dal 3% della popolazione nel 1995 al 16% nel 2015 (oltre 60.000 residenti stranieri ); tuttavia anche questo flusso di persone in maggioranza giovani non è riuscito ad impedire un invecchiamento sensibile della popolazione, cui hanno concorso anche la caduta del tasso di natalità e l’allungamento della vita media.
Le proiezioni elaborate dalla Città metropolitana prevedono che nel 2030 la città superi di nuovo i 400.000 abitanti, riportandosi ai livelli del 1991 ma questo avverrà solo se si mantiene positivo il flusso migratorio: in caso contrario la popolazione calerebbe sensibilmente e gli indici che misurano l’invecchiamento della popolazione esploderebbero.
Si tratta di navigare tra Scilla e Cariddi, tra invecchiamento ed immigrazione: servono piloti esperti.
L’impatto dell’invecchiamento
Quella dell’invecchiamento della popolazione è una delle sfide più rilevanti che Firenze come il resto del nostro Paese sta già affrontando e che si accentuerà nei prossimi anni.
Al dicembre 2012 oltre il 25% dei residenti (quasi 100.000 abitanti) avevano più di 65 anni, con gli ultrasettantacinquenni a quota 34.000 e gli ultraottantacinquenni a 17.000: dati sicuramente in aumento ad oggi.
Di questi 31.700 vivevano da soli (32,8% sul totale con le donne al 40,6% ed i maschi il 21,3%).
Sempre al 2012, secondo dati della Società della salute di Firenze, oltre 8.300 anziani ultrasessantacinquenni risultavano non autosufficienti, di cui quasi 6.000 con elevato bisogno assistenziale cui vanno aggiunti gli anziani in condizioni di fragilità stimati nel 20% circa della popolazione anziana, nella quale sono diffusi stati d’animo contrassegnati da tristezza e solitudine e si è preda di ansie ripetute.
A fronte di questa espansione del bisogno di assistenza si è progressivamente indebolito e si indebolirà ulteriormente l’apporto del welfare fondato sulla famiglia, anche per il prolungarsi dell’età dell’assistito con un caregiver familiare sempre più anziano e sempre più in difficoltà a prescindere dalla volontà. Considerando anche una diversa composizione delle famiglie, i diversi spostamenti nello spazio, il lavoro femminile, il frequente doppio ruolo (nonna e figlia di genitori molto anziani) del caregiver “di elezione”, spesso la figlia o la nuora.
La risposta tramite gli assistenti familiari stranieri – anche quando sono adeguate alle necessità – si scontrano con i costi crescenti dovuti ad una ineludibile regolarizzazione dei contratti.
Il volontariato pur prezioso non riesce che a fronteggiare un numero ridotto di situazioni.
Il settore pubblico si trova in difficoltà nel fornire servizi adeguati alle esigenze di lungo termine degli anziani e delle loro famiglie e senza un quadro certo fornito dal pubblico anche il terzo settore non riesce ad essere pienamente efficace.
E’ evidente come anche a Firenze l’assistenza agli anziani sia percepita come inadeguata rispetto alle esigenze, tante rispetto alle risorse limitate che vanno impiegate bene selezionando gli interventi prioritari.
La discussione che si svolgerà sulla pagina deve contribuire a questo, aiutandoci anche ad esplorare risorse dormienti che possono invece essere mobilitate. Certi che il governo della complessità non può che nascere dal confronto di idee e vissuti diversi. (segue)

Lascia un commento