E già, perché esiste una differenza fondamentale tra Uomo e Macchina, tra pensiero e azione, tra “intelligence” e “agency”.
Sebbene l’AI sia – come afferma lo stesso Autore su una delle sue pagine social – una forza che sta ridisegnando il nostro presente, rimane pur sempre un sistema capace solo di azione e non di pensiero.
A pag. 146 del libro si legge che “L’agency umana aggiunge strati di finalità (intenzionalità e teleologia), deliberazione consapevole e creazione di significati culturali”.

Parafrasando e semplificando al minimo, Floridi ci ricorda che noi esseri umani siamo capaci di pensiero e quindi di emozione, mentre l’agency artificiale, pur raggiungendo “prestazioni superiori in ambiti circoscritti e ben definiti grazie a operazioni coerenti e precise” (pag. 146), rimane pur sempre “una forma computazionale guidata da obiettivi definiti da scopi umani” (pag. 148).
Ed è proprio dentro questo divario – tra la capacità umana di sentire e quella artificiale di eseguire – che si colloca il mio esperimento più recente.
Nel mio ultimo libro “Io che amo, raccontato da ChatGPT (Amazon KDP 2025)”, affido deliberatamente i miei versi a un’intelligenza artificiale e le chiedo di restituirli attraverso lo sguardo della donna amata.
Il risultato non testimonia un pensiero autonomo della macchina, ma rafforza ciò che Floridi afferma: l’AI può imitare, rielaborare e interpretare… ma il nucleo emotivo, l’origine del sentire, resta irriducibilmente umano. Ed è proprio nella distanza che questo dialogo diventa fecondo.
Quindi, “Nonostante le sue sofisticate capacità, l’agency artificiale è fondamentalmente limitata dalla sua progettazione e dalla sua struttura operativa. L’autonomia limitata dei sistemi di IA circoscrive le loro operazioni all’interno di parametri programmati, creando un chiaro limite all’azione indipendente. La loro forte dipendenza dai dati di addestramento e dagli obiettivi prefissati modella la loro agency in modi sostanzialmente diversi rispetto ai sistemi biologici. L’assenza di coscienza, intelligenza e comprensione crea un divario incolmabile tra l’agency artificiale e quella biologico-umana. Questo limite si estende all’incapacità di generare scopi o obiettivi veramente originali, scelti o preferiti, compresa la capacità di scegliere se scegliere, con il risultato di costringere gli agenti artificiali a operare entro schemi prestabiliti.” (pag. 150-151).
Siamo pertanto di fronte a una nuova creazione dell’uomo: qualcosa di potente e rivoluzionario che ci permette, in qualche modo, di giocare a sentirci un Dio creatore.
Pur essendo molto distanti dall’esserlo, poiché Dio (o chi per Lui) è stato capace di creare l’uomo quale Essere capace di emozionare e, soprattutto, di emozionarsi.
In buona sostanza, anche quest’ultimo libro di Floridi si conferma un’opera fondamentale per comprendere il complesso (ma anche semplice) mondo dell’AI. Ci ricorda, inoltre, quanto sia immenso l’uomo quando continua a fare sé stesso.
“Il potenziale offerto dalla collaborazione tra esseri umani e sistemi di IA nel migliorare la capacità di risolvere problemi apre prospettive promettenti per rispondere alle sfide complesse della società. L’aumento dell’efficienza e dell’efficacia in numerosi settori, insieme all’emergere di nuove forme di intelligenza collettiva e organizzazione sociale, indicano un potenziale di trasformazione positivo. Tali benefici devono tuttavia essere attentamente bilanciati rispetto ai rischi associati a una dipendenza eccessiva dall’automazione, alla difficoltà di garantire un controllo umano significativo, al potenziale di effetti indesiderati nei sistemi complessi e alle questioni centrali di responsabilità e accountability.” (pag. 159-160).
Infine, come sempre, per conservare lo spirito e la mission di questo spazio, vi lascio con alcuni miei versi tratti da “Lockarmi e curarmi con te (Bertoni Editore, 2021)”:
LA MACCHINA
Mi dicono essere precisa,
perfino intelligente.
Rapida nello sbrogliare
il filo e il quesito.
Ti risponde a tono.
Qualcuno suggerisce,
addirittura senza forzatura,
che presto ci sostituirà.
Forse già domani, non appena
l’algoritmo sarà risolto.
Quando pure lei riuscirà
a scrutar negli occhi,
dove vive Dio e ronzano i dolori,
dove s’aprono schiusi misteri
e sparse briciole d’amore.
In fondo è cosa fatta:
questa macchina è già qui
e presto ci sostituirà.
Non appena saprà piangere.
Anche ora che la luna, vuota,
in questo cielo si nasconde
e gioca a rincorrere le nubi.

Luciano Floridi: Professore alla Yale University e all’Università di Bologna, fondatore della filosofia dell’informazione e dell’etica del digitale, è tra le voci più autorevoli a livello internazionale sul rapporto tra tecnologia e umanità.
Autore di oltre 400 opere, nel 2022 è stato insignito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce OMRI.
Da gennaio 2025 è anche Presidente della Fondazione Leonardo ETS.

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