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La Democrazia in America spiegata semplice

Quando si parla della democrazia in America, della crisi che starebbe vivendo causa un presidente pronto a comprometterla come Trump, bisognerà ricordarsi della serata al Madison Square Garden di New York. Il presidente è andato a vedersi la partita della sua squadra di basket, Trump è un frequentatore di appuntamenti sportivi da quando era ragazzo, ed è stato accolto da salve di fischi. Qualcosa del genere non potrà mai accadere a Putin. Qualunque evento partecipi il presidente russo, il pubblico è selezionato e l’applaude. Il presidente cinese Xi non lo si è mai visto in mezzo ad un pubblico che non sia la dirigenza del partito, dirigenza che è stata appena epurata, mentre in Iran il vecchio Khamenei era un santo. Mai qualcuno lo contestasse, veniva messo a morte.

di Riccardo Bruno | 11 Giugno 2026

Quando si parla della democrazia in America, della crisi che starebbe vivendo causa un presidente pronto a comprometterla come Trump, bisognerà ricordarsi della serata al Madison Square Garden di New York. Il presidente è andato a vedersi la partita della sua squadra di basket, Trump è un frequentatore di appuntamenti sportivi da quando era ragazzo, ed è stato accolto da salve di fischi. Qualcosa del genere non potrà mai accadere a Putin. Qualunque evento partecipi il presidente russo, il pubblico è selezionato e l’applaude. Il presidente cinese Xi non lo si è mai visto in mezzo ad un pubblico che non sia la dirigenza del partito, dirigenza che è stata appena epurata, mentre in Iran il vecchio Khamenei era un santo. Mai qualcuno lo contestasse, veniva messo a morte.

Trump viene spernacchiato all’evento popolare statunitense più seguito della settimana, dopo che ha perso le staffe con una giornalista della Nbc. Nessuno ha detto che l’intervista era durata cinquanta minuti contati prima che Trump si mettesse a litigare con la collega, accusando di corruzione la sua testata insieme alla CBS e alla CNN, ovvero i principali network americani. Non ci sarà mai il rischio di vedere Putin litigare con un giornalista russo o polemizzare con la stampa e la televisione del suo paese. Una volta morta ammazzata Anna Politkovskaja, oramai nel 2006, che aveva messo nel mirino il presidente russo, non c’è più pericolo. Come insegnava il presidente Mao, basta colpirne uno per educarne cento. Infatti in Cina la stampa è solo quella che loda il regime e decanta i meriti della sua guida lungimirante. Incredibile come i cinesi siano soddisfatti del loro meraviglioso governo. Più di un miliardo di individui, nessuno chi si lamenta, nemmeno coloro scomparsi in carcere. Almeno in Russia qualcuno che si lamentava c’era. Navalny, morto in un carcere sull’artico.

E pure che Trump avesse ragione di essere nervoso e desiderasse rilassarsi con una birra allo stadio, era perfettamente comprensibile. In Senato è passata con 4 voti del partito repubblicano una mozione dell’opposizione contro la guerra in Iran. Quattro mesi che si bombarda uno Stato canaglia che tortura ed uccide i dissidenti a migliaia e il Senato contesta la sua operazione militare per non aver raggiunto gli obiettivi prefissati, e tutto avviene dall’altra parte dell’oceano. Putin prende legnate da quattro anni al confine della Russia i e la Duma lo applaude con entusiasmo. Ai cinesi bisogna riconoscere saggezza. Una volta tentato di invadere il Vietnam nel 1982 subirono dieci mila morti in un mese e si ritirarono con la goda fra le gambe. Tutti in occidente temono per le sorti di Taiwan. Non conoscono le portaerei cinesi a nafta, con i ponti dove o si spara con i cannoni, o si atterra con gli aerei.

I principi della democrazia americana, quando in Russia ed in Cina ed anche in Europa per la verità, ancora esisteva la servitù della gleba, sono oltremodo semplici. La sovranità è del popolo che si manifesta con il voto ed il libero dissenso, parlamento e stampa sono indipendenti dal governo. Per cui piuttosto di preoccuparci delle sorti della democrazia americana, faremmo bene a preoccuparci delle nostre dopo anni di relazioni entusiaste con russi, cinesi ed iraniani.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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