
La notte del Medio Oriente si è illuminata a giorno, sprofondando il pianeta nel momento più buio dalla fine della Guerra Fredda. Con un attacco missilistico coordinato, le forze armate degli Stati Uniti hanno colpito simultaneamente decine di obiettivi strategici sul suolo iraniano. La linea rossa è stata superata. Il comando centrale del Pentagono ha confermato l’avvio dell’operazione, definendola “una risposta chirurgica e inevitabile a tutela della sicurezza globale”. Da Teheran, la replica del regime è immediata: “È una dichiarazione di guerra totale”.
I bombardamenti hanno preso di mira infrastrutture chiave lungo le coste del Golfo Persico e nell’entroterra iraniano. I flussi di notizie descrivono uno scenario apocalittico:
Distrutte le rampe di lancio dei Pasdaran.
Neutralizzati i sistemi di difesa aerea integrata.
Colpite le centrali di comando e i depositi di droni.Il Pentagono assicura di aver evitato i centri urbani. Le autorità locali parlano invece di danni collaterali devastanti e di un numero imprecisato di vittime civili.
Il mondo trema davanti allo spettro di un conflitto regionale incontrollabile. Le cancellerie internazionali sono in stato di massima allerta:
Convocato d’urgenza il Consiglio di Sicurezza a New York.
Condanna durissima dell’azione unilaterale americana.
Allertate tutte le difese antimissile in Israele e nelle monarchie del Golfo.
La risposta economica è stata istantanea. Le borse mondiali registrano crolli a doppia cifra. Il prezzo del petrolio è schizzato alle stelle, superando i massimi storici per il timore concreto del blocco totale dello Stretto di Hormuz, l’arteria vitale dove transita un quinto del greggio mondiale.
L’incognita più grande riguarda ora la natura della controrisposta di Teheran. Gli analisti geopolitici temono una guerra asimmetrica globale. Il rischio concreto include attacchi cyber su larga scala contro le infrastrutture occidentali, l’attivazione delle milizie filoiraniane in Libano, Iraq e Yemen, e possibili ritorsioni nello scacchiere marittimo.Il Golfo Persico è diventato una polveriera accesa. Le prossime ore determineranno se la diplomazia internazionale avrà ancora lo spazio per evitare una catastrofe globale o se il mondo è definitivamente entrato in una nuova, drammatica era di guerra aperta.
Il regime di Teheran ha basato la sua intera esistenza sul fanatismo ideologico; pensare di fermarlo con la diplomazia del sorriso è stata l’illusione dei deboli. L’uso della forza da parte americana, dunque, non è un atto di aggressione, ma il tragico risveglio di chi è costretto a difendersi per non essere cancellato.
Se l’Occidente continuerà a vergognarsi della propria identità, della propria democrazia e dei propri valori laici, la polveriera mediorientale finirà per inghiottirci. Perché una civiltà che non ha più il coraggio di pronunciare la parola “vittoria” e di lottare per la propria sopravvivenza, ha già firmato la propria condanna a morte.
Giuseppe Basilico

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