Nei periodi bui della storia, la prima a subire gli effetti negativi del momento era la democrazia. Il cittadino non era libero di manifestare la propria identità e autonomia culturale. Chi tentava di riscattare la propria libertà, finiva sul patibolo o in carcere.
Il clima politico attuale, dà l’impressione di essere lontano, anni luce, da quegli avvenimenti. Oggi, infatti, si può esprimere una lamentela, una critica, un’imprecazione, ma tutto finisce lì, perché nessuno, di chi dovrebbe operare, è interessato a risolvere i problemi più urgenti della popolazione. In buona sostanza, il cittadino è, anche oggi un’entità ana grafica e basta. Osare rivendicare la propria identità giuridica, significa parlare al vento, nella migliore delle ipotesi. E’ una realtà che rafforza la convinzione di essere in un periodo di decadenza etica, di prepotenza e arroganza di tipo mafioso.
La libidine del potere, fine a se stesso, è il pericolo peggiore per la democrazia e per la crescita civile ed economica del cittadino. Le disgustose manifestazioni di pugilato, tra Ministri della Repubblica, tra onorevoli di maggioranza con quelli della minoranza, per problemi personali, significa che la democrazia è al capolinea. A confermare il timore che si è nella fase involutiva, in senso autoritario della politica, è il mancato accordo tra i poli, su una legge elettorale condivisa, atta a ridare prestigio al Parlamento e potere di scelta dei propri rappresentanti, al popolo elettore.
Lo stato di scompenso economico tra Nord e Sud e il fenomeno del precariato, tra le stesse aree geografiche, c ostituiscono il vero nemico della democrazia.
A rend! ere inso pportabile il clima socio-politico attuale concorre il sadismo dei rappresentanti delle Istituzioni, delle comunicazioni televisive, della carta stampata e, per finire, dei falsi moralizzatori della politica.
Il capo del Governo afferma di essere riuscito a mettere ordine nei conti pubblici, senza parlare dei consequenziali sacrifici sopportati dai cittadini e delle sempre più vaste zone di povertà tra la popolazione. Più grave, il silenzio sulla difficoltà economica, che mortifica gli Enti locali, pur responsabili di uno spreco ingiustificabile di denaro pubblico.
Un Ministro della Repubblica osa dire pubblicamente che è cosa bella pagare le tasse. Si è chiesto il Sig. Ministro, se tale frase può essere condivisa chi è costretto a sostenere, con onestà e orgoglio, una famiglia, con mille euro il mese? La detta frase, amareggia enormemente chi è costretto a sacrifici sempre più pesanti, a chi piange il proprio congiunto suicidatosi per non poter pagare la rata del mutuo contratto per comprare la casa, chi è costretto a prostituirsi, a delinquere per poter vivere.
A distruggere il morale di tanta gente è la conoscenza degli stipendi miliardari, elargiti dallo Stato alle Star di programmi televisivi, sempre più ripetitivi, noiosi, faziosi, settari e, fondamentalmente, diseducativi. Stesso effetto produce la quantità dei contributi che, sempre lo Stato, assicura annualmente ai giornali, che forniscono notizie secondo una propria opportunistica convenienza politica a discapito dell’imparzialità e della serietà professionale. Le notizie che riempiono i giornali, sono come quelli che, durante la guerra, fornivano i bollettini d’informazione delle azioni militari. Erano i famosi bollettini di guerra. Non c’è giornale o telegiornale che non parla di morti per incidenti stradali, per rapine a mano armata, per regolamenti di conti tra cosche mafiose, per droga e per suicidio. Le stesse not izie, si ripetono per settimane, eludendo tutte le norme sul! la riser vatezza.
I telegiornali, i giornali, quotidiani e settimanali, svolgono, arbitrariamente, un ruolo che è proprio dei Tribunali e dei giudici.
Tale modo di fare notizia, crea veri drammi psicologici nei soggetti deboli o particolarmente sensibili. Spesso, determinate notizie, stimolano, sempre nei soggetti deboli, il germe dell’emulazione al protagonismo televisivo. Non è proponibile una televisione fatta di vita dei santi, d’opere liriche, di musica classica o leggera. E’ altrettanto ingiustificabile una televisione fatta di notizie e scene violente, amorali e turbative della psiche dei giovani e delle persone deboli.
La qualità culturale e scenografica degli attuali programmi televisivi, creano nostalgia per quelli dall’allora televisione in bianco e nero.
Per migliorare i programmi televisivi, non aspettiamo la rivolta popolare, in difesa, in particolar modo, dei giovani.
Il perdurare di tale situazione di stallo, si sarà costretti a formare comitati d’agitazione per arrivare con forza a chiedere la chiusura dei canali dello Stato non potendo fare altrettanto per le televisioni private.
Domenico Civitano

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