
Stigma, è questa la parola nuova che circola nel dibattito economico e politico. Usata da chi è contrario al meccanismo europeo di finanziamento della sanità, vuol dire in sostanza che se l’Italia accettasse questo prestito, dovrebbe quasi vergognarsene, perché tutti punteranno il dito su di noi.
Scatterebbe una specie di riprovazione universale: lo stigma per dei poveracci che sono ridotti così male da dover ricorrere ai finanziamenti di Bruxelles…
Come se fosse una novità. Come se non dipendessimo ogni giorno, per la spesa corrente (!), dai miliardi che la BCE pompa nel sistema finanziario pubblico italiano con una quota generosa del 25%, superiore al 17% che ci spetterebbe.
Difficile spiegare perchè i 37 miliardi del Mes meritino stigmatizzazione e i 209 del Recovery no, almeno per i circa 120 da restituire.
Sono tutti debiti, infatti, lo ricordiamo al presidente del Consiglio, che quando ne parla sembra stupirsi che i debiti debbano essere restituiti. Guarda caso… Vero che nel Conte 1 si mettevano miliardi su quota 100 solo perché qualcuno in campagna elettorale “lo aveva promesso”, e per far finta di bloccare la Fornero (che per fortuna è ancora tutta in piedi…).
Solo quella voce – come segnala uno studio di Giampaolo Galli dell’Osservatorio della Cattolica – inciderà dello 0,2/0,3 medio sul debito, cumulandosi ogni anno e restando presente anche dopo il blocco previsto dal Conte 2 dal 2021. Dovrà infatti coprire la previdenza di quelli che sono andati in pensione nel biennio, a cui l’assegno non potrà essere decurtato, almeno fino a quando (cominciamo a dubitarne) restiamo civili e non facciamo penalizzazioni retroattive.
Il Mes costa molto meno, si scende allo 0,007, ma lo stigma per quota 100, per il reddito di cittadinanza e altri debiti dovuti a semplici dichiarazioni sventate contro l’Europa, quello non conta. C’è stigma e stigma.
Per la Sanità, Salvini, Meloni e Crimi, preferirebbe fare debito “nazionale”, che costa di più, molto di più (si va da 300 a 500 milioni anno), ma vuoi mettere? E’ debito tricolore.
Davvero pensiamo che la nostra credibilità in Europa possa dipendere dal fatto che suoniamo il campanello alla porta del Mes, con sei mesi di ritardo e nulla di strutturale fatto del frattempo?
In questo periodo tutti in Europa sono distratti dai propri guai sanitari, ma sappiamo bene che ci salva (per ora) solo il fatto di essere troppo grandi per fallire, trascinando in tal caso tutti gli altri.
Lo stigma ce lo siamo procurato da un pezzo, e tutto da soli. Il balzo al 160% del Pil lo produce il Covid, ma eravamo già molto in alto. L’ultima volta che la curva è scesa di poco, c’era Prodi, quasi 20 anni fa… E comunque anche in questa fase non stiamo dando un bello spettacolo: abbiamo aggiunto una crisi istituzionale (il pessimo rapporto tra Governo e Regioni) ai tanti motivi di difficoltà che nessuno al mondo ci invidia. La stagnazione dell’economia, i passi indietro della produttività, l’affanno di chi non è innovativo.
Lo stigma ce lo procuriamo con una politica estera fallimentare. La stigmatizzazione è arrivata da Washington e Bruxelles quando abbiamo firmato con i cinesi gli accordi per la Via della Seta in cambio di 162.460 euro di arance (Spagna: 32 milioni di euro, senza firmare alcunchè) spedite al maggior produttore di agrumi del mondo. E Macron vendeva aerei…
Stiamo in piedi, in un’apparente bolla, perché c’è tanta cassa integrazione, mai vista in passato, e c’è il blocco dei licenziamenti. Nessun altro lo ha attuato in Europa. E’ come se una mano gigantesca trattenesse l’elastico che – appena rilasciato – diventerà uno tsunami. Quando tornerà la normalità, la nostra sarà molto meno normale di quella degli altri.
Beppe Facchetti

Giusto. Siamo un paese che non è capace di amministrarsi con correttezza. Spesa corrente alle stelle. Certo, che essere controllato non piace, non è possibile distrarre soldi con disinvoltura.