Notizia: viene reintegrato il finanziamento pubblico (pari a quello del 2010) del Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS). Fa sempre piacere constatare che le osservazioni da noi proposte, basate sul buon senso, vengono fatte proprie anche da chi, come il Governo, aveva smarrito la bussola. Come abbiamo detto più volte infatti, non è possibile cancellare dall’oggi al domani l’aiuto di Stato senza prima aver predisposto le condizioni per un passaggio “morbido” al sistema di autofinanziamento, pena la chiusura dei teatri con tutto il danno economico diretto e collaterale che ne deriverebbe. Forse qualcuno si è accorto che la Cultura, quella vera, può essere una ricchezza non solo spirituale (che già non sarebbe poco e solo per quello andrebbe promossa).
Per fare un esempio, chi ha visitato i Musei Vaticani avrà potuto non solo apprezzare opere fondamentali per la nostra storia, ma avrà potuto anche provare il sottile piacere di constatare come funziona un vero museo moderno: ingresso supercontrollato da metaldetector e molti poliziotti; un ambiente grande e capace di smistare senza eccessivo affollamento le varie comitive; sorveglianti a ogni angolo del percorso; visitatori disciplinati e non rumorosi; esposizione coerente delle opere alle quali è possibile avvicinarsi per poterne apprezzare i dettagli; ambienti ben illuminati e puliti; biglietto “sostenibile”, possibilità di fotografare (ad eccezione della Sistina), etc.
Certo, qualcuno potrà obiettare, non senza ragione, che lo Stato Vaticano riceve facilitazioni, sgravi fiscali e contributi dallo Stato Italiano il quale, invece, taglia i fondi ai nostri musei, ai nostri siti archeologici e, in generale, alla nostra Cultura.
Si ha però l’impressione, osservando la puntuale organizzazione dei Musei Vaticani, che, se anche non avessero i “regali” italiani, riuscirebbero comunque a mantenere le distanze e a presentarsi proprio come un altro mondo. Riuscirebbero cioè a farci sentire arretrati, mostrando una gestione della Cultura non trattata come immondizia o soltanto come un “costo”.
No. I Vaticani riescono a considerarla e a farla essere un guadagno, alla faccia di tutti i ministri del Tesoro (per Tremonti con la Cultura non si mangia), di tutti i distruttori di conoscenze (vedi i vari tentativi di gabellare le canzonette per “cultura”), di tutti i calpestatori della dignità dei cittadini (fra gli altri, Grande Fratello e Isola dei Famosi), di tutti i sedicenti intellettuali che popolano il nostro Paese (qualche tempo fa uno spiritoso “giornalista”, non ricordo chi, ha annoverato Jovanotti fra gli “intellettuali”, con buona pace di Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Norberto Bobbio e dei veri intellettuali precedenti e seguenti).
“C’è qualcosa di marcio” in Italia!……. dove non funzionano i musei, i siti archeologici, la scuola, i teatri, il cinema, la Musica, l’editoria e qualsiasi altra cosa che abbia a che fare con la Cultura. Infine, ma non ultimo, dovremmo richiamare, come fa Adalberto Scarlino, il ricordo del Risorgimento e l’orgoglio (che gli altri non possono vantare) di essere italiani. Noi trattiamo i nostri Beni Culturali alla stregua di hot-dogs da consumare in piedi, camminando, e magari, dopo averli lasciati deperire, li svendiamo come stracci al primo offerente (viene quasi da chiedersi perché recuperare le opere trafugate se poi non saremo in grado di tutelarle). Come ha già fatto presente Nicola Cariglia, va ritrovata la “cultura laica”.
L’opera distruttiva è stata lunga e “scientifica” e il danno provocato è molto grave. Se anche da oggi iniziassimo a ricostruire dalle macerie, occorrerebbero almeno trent’anni di buon governo per ritrovare una sufficiente decenza.
Dunque non è più possibile aspettare. Si deve ricominciare dalla formazione scolastica, che deve fornire agli studenti, fra l’altro, il senso e il vanto del nostro patrimonio; dall’incoraggiamento degli investimenti privati italiani attraverso sgravi fiscali e prospettive di ritorno economico; dalla difesa politica dei nostri istituti linguistici all’estero e della Lingua Italiana nel mondo; dall’incremento delle ore e dei programmi di Storia dell’Arte nelle scuole, inserendovi anche la Musica, il Teatro etc; dall’attenzione verso la Ricerca a tutti i livelli; dall’organizzazione razionale del turismo; dall’abolizione (lo feci già notare molto tempo fa’) di espressioni deresponsabilizzanti come “questo paese” nel riferirsi al “nostro Paese”: tale espressione, ad esempio, non è mai uscita dalla bocca del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
E poi, vogliamo finalmente dare spazio al merito e al senso di responsabilità?!………..
Una nuova formazione politica che mettesse al primo punto del suo programma la tutela della Cultura italiana e lo difendesse con forza, sono convinto che riuscirebbe a recuperare un po’ di quel consenso perduto intorno alla res publica.
Andrea Viero

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