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La crisi greca non insegna nulla all’Italia

Ricordano solo il tripudio di consensi dello Tzipras di lotta che però stava per portare il suo Paese allo sfascio finale. E non amano lo Tzipras con cravatta, di governo, che il Paese lo ha salvato.

di Beppe Facchetti | 27 Agosto 2018

Dopo otto anni di tutela e 289 miliardi di prestiti (da restituire entro il 2060!),  la troika ha ridato autonomia finanziaria ad Atene, e Tzipras si è rimesso la cravatta. Rimangono enormi problemi per i greci, ma é una buona notizia per l’Europa, che all’inizio aveva sbagliato tutto, usando il braccino corto e difendendo solo gli investimenti tedeschi. Essere sotto tutela, non piace a nessuno, ma lo strumento troika ha funzionato, e i ritmi di ripresa greci e di chi ha accettato vincoli, come Spagna, Irlanda e Portogallo, danno ragione a questa scelta. Non piacerà al sovranismo, ma se un Paese é sull’orlo del baratro le soluzioni sono solo due: o si abbaia alla luna pensando solo ai voti delle prossime elezioni o si ricorre agli strumenti globali resi necessari dall’interdipendenza di un mondo nel quale uno starnuto a Pechino o un comizio ad Istambul si ripercuotono sul villaggio globale ed i suoi abitanti, specie sui più poveri.

La notizia é però molto meno buona per l’Italia, perché c’é stato subito a livello internazionale un automatismo nel volgere lo sguardo sospettoso verso di noi.

Con anticipo su tutti, ad avvertire che si avvicinano tempi duri, é stato Giancarlo Giorgetti, che del quadrunvirato insediato a Palazzo Chigi, è l’unico che capisce di economia e finanza.

Salvini ha tradotto più brutalmente la previsione in minaccia, annunciando una specie di “spezzeremo le reni” allo spread, che è solo un termometro della credibilità di un Paese. Siamo già vicini a quota 300 dopo una lunga navigazione sotto 150, e sono bastate un paio di improvvide uscite dei nuovi governanti per costare 6 miliardi di interessi in più, oltre alla fuga di 60 miliardi di investimenti stranieri tra maggio e giugno, e una caduta di Borsa che si è mangiata un anno di crescita. Evocare complotti per mettere le mani avanti su un possibile settembre nero è politica muscolare che piace, ma il 31 agosto arriva già la prima scadenza, con il rating di Fitch.

Eppure gli inenarrabili sacrifici del popolo greco dovrebbero insegnare molto al nostro Paese. Mentre da noi si fa la faccia feroce sulle pensioni cosiddette d’oro, e non per ragioni di austerità, ma di punizione sociale, i greci hanno avuto dall’oggi al domani tagli del 40% di pensioni e stipendi pubblici, riduzioni drastiche del welfare e hanno visto volare all’estero beni nazionali come porti ed aeroporti.

Ricordiamo come tutto cominciò, dopo la scoperta che i governi di Atene avevano falsificato i conti per entrare nell’euro, moneta dalla quale nessun greco ha poi mai pensato di voler uscire, comprendendone il ruolo di protezione. E’ solo perché c’era l’euro, che la Grecia non è diventata il Venezuela d’Europa.

Ma all’inizio, Tzipras era il primo populista di sinistra del continente, una speranza e una bandiera che metteva insieme nazionalismo e estremismo di sinistra, riempiendo charter verso Atene dei futuri sostenitori dell’attuale miscela giallo verde. Un modello poi fallito insieme all’inutile risultato positivo di un referendum anti troika cancellato il giorno dopo dallo stesso Tzipras, licenziando innanzitutto quel Varufakis che stava diventando in Italia un’icona alla Che Guevara.

Una contraddizione che é stata la fortuna della Grecia, ma lo spettro gira ancora in tutta Europa e In Italia affascina settori che vanno ben al di là dei confini gialloverdi.  Piace ad esempio alla sinistra estrema attirata dal gusto retrò anti impresa del decreto dignità e piace probabilmente a quella parte sommersa del Pd, che non osa ancora scoprirsi, ma soffre quando deve fare opposizione ai 5stelle, nostalgica del momento fatale in cui si stava per aprire un tavolo di governo con loro.

Davvero la parabola di Tzipras non ha insegnato nulla ai suoi emuli della prima ora. Ricordano solo il tripudio di consensi dello Tzipras di lotta, quello dell’avventura referendaria, che però stava per portare il suo Paese allo sfascio finale.

E non amano lo Tzipras con cravatta, di governo, che il Paese lo ha salvato, ma che quasi certamente perderà le prossime elezioni. Come ha scritto Alessandro Barbano, la malattia politica di oggi è la “consensite” a tutti i costi. Contano solo i sondaggi e i selfie,  ovunque carpiti.

 

Beppe Facchetti

 

 

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, borsa, conti, costi, crisi, elezioni, europa, finanziaria, governo, grecia, italia, mondo, notizia, opposizione, palazzo chigi, pd, pensioni, populista, referendum, spagna, speranza, stranieri, tagli

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luca Bagatin

    28 Agosto 2018 alle 00:19

    Paese salvato (si fa per dire) ma il paziente è morto.
    Disoccupazione endemica (oltre il 20%), tasso di povertà al 22%, entrate dei greci crollate del 38%. misure economiche di macelleria sociale.
    Il 30% delle imprese ha chiuso.
    Queste misure amate dal Fondo monetario internazionale ed ai ricchi non piacciono al socialismo.
    Socialismo che è aspetto estraneo alla cultura politica di Tsipras a quanto pare.

    Rispondi

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