
politica e delle istituzioni. E purtroppo non di sola corruzione si tratta, se
intendiamo il termine corruzione sotto il profilo tecnico-giuridico, ovvero dei
reati di corruzione – commessi o ipotizzati. Il clima è grave, si sta davvero
facendo pesante: è un clima da tardo Impero, drammatico, carico di opacità.
Diciamo di più: un clima da corruzione in senso lato, con il generale
inabissamento del tasso di eticità, di integrità, tanto da farci sembrare che
non ci sia rimedio, non ci sia ostacolo al dilagare di fenomeni di illegalità.
Che cosa ha da accadere? Una nuova ‘rivoluzione’, peggiore di quella che ha
seppellito la prima Repubblica? Per quanto tempo ancora gli italiani per bene
avranno pazienza? Non si possono più sopportare le parole del politico di turno
che cerca di sottrarsi alle maglie della giustizia invariabilmente
proclamandosi un perseguitato. Che cosa accadrebbe se così facessero i
cittadini comuni? La battaglia berlusconiana contro la magistratura è stantia,
ha mostrato il suo unico volto. Non è il lavoro del riformatore che vuol
modificare le regole del processo per attuare compiutamente alcuni principi
costituzionali. E’ una offensiva coordinata e continuativa che vuole rendere
intoccabile lo spicchio apicale della nomenclatura. E l’opposizione?
L’opposizione che fa? Ormai tutti ne ridono. Si divide tra ‘tiepidi’ e
‘moralisti’. Non c’è bisogno ne’ degli uni né degli altri.
Il mondo probabilmente ci ride dietro, e non a torto. Si parla di unità
d’Italia, si preparano i festeggiamenti per il 150° anniversario, ma stento a
sentirmene coinvolto, anche minimamente – e non trovo certezze, ma solo domande
dentro di me: su che cosa è fondata questa Repubblica? Sul lavoro? Non
prendiamoci in giro. Sulla libertà, sul rispetto degli individui e delle
proprietà, sui diritti e sui doveri? Su che cosa è fondata? Mi parrebbe di
dover rispondere tutt’altrimenti. Solo per ‘carità di patria’, è il caso di
dirlo, non lo faccio.
C’è una differenza tra oggi e la prima Repubblica? Si: oggi la condizione è
più grave, se non altro perché una ‘Tangentopoli’ c’è già stata e – a quanto
pare – a poco è servita, tranne che a redistribuire il potere politico, senza
cambiarne l’imprinting. C’è un’altra differenza, più squisitamente ‘estetica’:
prima, era con un avviso di garanzia che si individuava il politico ‘Vip’; oggi
basta la ristrutturazione di un cesso, purché fatta da un determinato
costruttore.
Paolo Marini

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