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La Corte Suprema e i suoi presidenti

di Mauro Della Porta Raffo | 23 Marzo 2015

La Corte Suprema degli USA è l’unico organo giudiziario espressamente previsto dalla Costituzione americana che, accanto ad esso, elenca “quelle Corti minori che il Congresso potrà, di tempo in tempo, creare e costituire” (ed, ovviamente, se del caso, sopprimere, in mancanza di una espressa garanzia costituzionale, concessa, quindi, solo alla Corte stessa).

Risulta, quindi, del tutto evidente che nella mente dei partecipanti alla Convenzione dalla quale trasse origine la Costituzione degli Stati Uniti la Corte Suprema doveva essere il più alto tribunale federale cui era affidato il compito prevalente di una uniforme applicazione del diritto in tutti gli USA ed una funzione equilibratrice, di garanzia del corretto andamento del meccanismo federale, ma c’è di più, poiché un’ulteriore prerogativa spettante alla stessa Corte consiste nella cosiddetta ‘judicial review’ e cioè nel controllo di costituzionalità delle leggi, siano esse statali o federali cosicché la Corte Suprema finisce con il cumulare, grosso modo, quelli che sono i compiti della Corte di Cassazione (inesistente negli Stati Uniti) e di quella Costituzionale.

E’ questa seconda la funzione privilegiata sulla quale si è costituito il notevole potere dell’organo che è considerato l’autentico interprete della Costituzione scritta il che ha consentito, attraverso una giurisprudenza evolutiva o addirittura creatrice, ad un testo approvato oltre due secoli orsono di continuare ad essere all’altezza delle necessità.

Secondo il dettato della Carta, i giudici appartenenti alla Corte Suprema devono essere nominati (come gli alti funzionari statali) dal presidente, con il consenso del Senato, e, a garanzia della loro indipendenza, la stessa Legge Istitutiva prevede che il nominato goda della “inamovibilità” (è, pertanto, in carica a vita) e della “intangibilità del trattamento economico” (l’indennizzo, secondo per entità solo a quello del capo dello Stato, non può essere diminuito per nessuna ragione né tassato).

Pertanto, il giudice federale, al riparo da ogni possibile influenza così del Parlamento che del presidente, una volta nominato è libero di esprimere le proprie indipendenti valutazioni.

Attualmente, il numero dei giudici è fissato in nove compreso il presidente.

Storicamente, la Corte era composta da sei membri dal 1789 al 1801. Da cinque dallo stesso anno allo scoppio della Guerra di Secessione. Da dieci nel corso del conflitto. Da otto dal 1866 al 1869 allorquando il numero dei giudici fu appunto portato a nove.

Per quanto riguarda i contrasti F.D.Roosevelt/Corte, si legga il capitolo apposito 

L’importanza della Corte Suprema nella vita politico­istituzionale degli Stati Uniti non fu storicamente immediatamente colta dai suoi membri e, tantomeno, dai suoi primi presidenti. 

E’ solo con la nomina di John Marshall, poi in carica dal 1801 al 1835, che ci si rese conto del valore dell’azione della Corte. 

Marshall, nominato dallo sconfitto John Adams la mezzanotte dell’ultimo giorno di permanenza in carica quale presidente, fu l’esponente del movimento federalista che più incise sulla politica americana proprio perché per trentacinque anni a capo della Corte Suprema, alla quale seppe dare consistenza e rilievo al di là dell’immaginabile.

 

I presidenti della Corte Suprema     

  • John Jay 1789-94
  • John Rutledge 1795
  • Oliver Ellsworth 1796-1800
  • John Marshall 1801-35
  • Roger Taney 1836-63
  • Salmon Chase 1864-73
  • Morrison Waite 1874-88
  • Melvin Fuller 1889-1909
  • Edward White 1910-20
  • William Taft* 1921-29     * già presidente degli USA
  • Charles Hughes 1930-40
  • Harlan Stone 1941-45
  • Fred Vinson 1946-52
  • Earl Warren 1953-68
  • Warren Burger 1969-86
  • William Renhquist 1986-05
  • John Roberts 2005
Pubblicato in : Primo piano

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