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Herbert Hoover

di Mauro Della Porta Raffo | 23 Marzo 2015

Herbert HooverHerbert Hoover nacque il 10 agosto 1874 e morì il 20 ottobre 1964. Fu in carica dal 4 marzo 1929 al 3 marzo 1933.

Un tipo davvero in gamba.Ingegnere attivo a livello internazionale.

Milionario in giovane età. Capacissimo presidente del consiglio interalleato per gli aiuti alle popolazioni colpite dagli eventi bellici durante e dopo la prima guerra mondiale. Uomo politico che aveva saputo tessere ottime relazioni in particolare con i Paesi latino americani. Ministro del commercio sotto Warren Harding e il suo successore. Un curriculum eccezionale, senza la minima pecca, quello del candidato scelto dai repubblicani in vista delle elezioni del 1928 per sostituire Calvin Coolidge che aveva deciso di ritirarsi. Demolito il democratico cattolico (‘papista’, secondo i denigratori) Alfred Smith, eccolo a White House. E’ il 4 marzo del 1929. Non molti mesi dopo, il terribile ‘crollo di Wall Street’. Poi, la grande depressione.

Qualcuno può davvero pensare che Herbert Hoover abbia avuto a disposizione tra l’ottobre 1929 e il 1932 – quando sarà defenestrato da Franklin Delano Roosevelt – anni di presidenza felici?

Anche un solo giorno felice?

E sì che aveva cercato di porre un qualche rimedio: solo pannicelli caldi, purtroppo, alla prova dei fatti.

Sconfitto, combatté negli anni successivi il ‘New deal’ rooseveltiano.

Decisamente longevo (arriverà ai novant’anni) e ancora attivo, opererà in Cina e si attiverà a favore della Finlandia occupata dai russi.

Si diede altresì da fare per lo studio di una normativa che conducesse alla riforma della pubblica amministrazione e sostenne John Fitzgerald Kennedy.

La famosissima e infelice, visto quanto accadde da lì a poco, frase che pronunciò nel corso del discorso di insediamento: “In America siamo vicini, oggigiorno, al trionfo finale sulla povertà, come mai era accaduto prima nella storia di qualsiasi altro Paese”, dimostra abbondantemente come i politici, per quanto in gamba possano essere, per quanto adeguatamente informati, non siano assolutamente in grado di prevedere il futuro in campo economico, e non solo.

 

Crollo di Wall Street? Tutta colpa di Herbert Hoover!

Elezioni presidenziali del 1932.

Si avvicina il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre, esattamente il giorno 8, quello fissato per le votazioni.

Il presidente uscente, Herbert Hoover, è talmente impopolare che gli autostoppisti per costringere le auto a fermarsi e a caricarli esibiscono cartelli con la scritta “se non mi date un passaggio, voto Hoover!”

 

Broadway, seconda metà degli anni Settanta del Novecento.

In scena il musical di grande successo ‘Annie’, musica Charles Strouse e parole di Martin Charnin.

La storia è ambientata nel pieno della depressione conseguente al crollo di Wall Street.

In una scena, un gruppo di senzatetto e di barboni si stringono intorno ai fuochi accesi nei bidoni per le immondizie per cuocere qualcosa e per riscaldarsi.

In coro, cantano ‘We’d Like to Thank You, Herbert Hoover’ che recita:

“Oggi viviamo in una baracca,

oggi frughiamo dovunque per trovare da mangiare,

oggi rubo il carbone per il fuoco,

chi lo sapeva che sarei stato capace di rubare?

Un tempo svernavo ai tropici

Passavo le estati al mare…

Vorremmo ringraziarti Herbert Hoover ,

per averci guidati tanto bene…

Verme schifoso, burocrate,

è grazie a te che ora siamo quello che siamo!”

 

Ecco come e in qual modo era considerato il presidente in carica ai tempi delle elezioni che lo videro perdere da Franklin Delano Roosevelt.

(E il fatto che, ciò malgrado, gli sia riuscito di catturare nell’occasione oltre quindici milioni e settecentomila voti sa del miracoloso).

Ecco come e in qual modo a distanza di oltre quarant’anni lo considerassero i più.

Per quanto il negletto, timido, introverso capo dello Stato GOP – contravvenendo ad ogni aspettativa – sia stato incapace, certo è che fu anche sfortunato.

Michael Parrish, in ‘L’età dell’ansia’ sostiene che se il successore F.D. Roosevelt “simbolicamente e istituzionalmente modellò la presidenza moderna…in questa sua opera utilizzò non soltanto l’eredità di suo cugino Theodore e di Woodrow Wilson, ma anche l’esempio negativo di Herbert Hoover”.

Verrebbe da dire, amen.

Pubblicato in : Primo piano

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