L’attività di vigilanza è un ottimo sistema di prevenzione del crimine e se funziona bene la fase repressiva diventa realmente l’extrema ratio. Il controllore, dunque, dovrebbe semplicemente far rispettare la legge al controllato. Il concetto sembra elementare ma nella realtà è difficilissimo da applicare. Controllore e controllato non possono coincidere ne tantomeno avere interessi in comune, in caso contrario non funzionerebbero controlli e sanzioni e sarebbe impossibile tutelare l’interesse pubblico. Tutti i settori in cui questo meccanismo non funziona sono facile preda di corrotti, corruttori e clan mafiosi. L’attività di controllo, dunque, deve essere certa, efficace, orientata alla massima trasparenza come prevenzione e capace di erogare sanzioni efficaci ed effettive per chi sbaglia. La necessità di distinguere la posizione di chi deve controllare cosa fanno enti, aziende e società, finanziate con danaro pubblico, rispetto a chi li amministra diventa indispensabile ed improrogabile. Se non si pone rimedio a questa piaga il rischio di accordi illeciti e immorali agevolati da incarichi in pieno conflitto di interesse continuerà ad essere terreno fertile per ogni tipo di attività illecita e criminale. La predisposizione ad affrontare gli scandali che sistematicamente emergono nel settore pubblico con inasprimento delle pene e l’introduzione di sempre nuovi controlli (cfr. Anac) non impedisce il malaffare e la collusione tra controllori e controllati e la formazione di un “sistema” che favorisce i “disonesti” ed esclude gli “onesti e i meritevoli”. Nessun settore è immune. Siamo, purtroppo, il Paese dove i controllori sono “corrotti” almeno quanto (se non di più) i controllati. Riflettiamo su quanto accade in alcuni enti pubblici: concorsi nelle Università, in ambito sanitario, appalti pubblici, erogazione di fondi pubblici. Il nostro sistema è pieno di conflitti di interesse in cui i controllori e i controllati spesso appartengono alla stessa “specie”. Facciamo qualche esempio: la Corte Costituzionale esercita il sindacato di costituzionalità sulle leggi, ma è per i 2/3 espressione di quel potere politico su cui dovrebbe vigilare, il Csm ha i poteri disciplinari sui magistrati che, però, lo eleggono per i 2/3. Ovviamente, non parliamo di quel che accade nella Pubblica Amministrazione dove il livello di complicità tra controllore e controllato è addirittura di tipo familistico. Ma se vogliamo realmente combattere la corruzione e le mafie occorre partire dall’assetto dei poteri e da una diversa sistemazione del potere di controllo. Il potere di vigilanza attribuito ad autorità indipendente piuttosto che ad organi eterogenei degli stessi enti, con il rischio di sovrapposizione delle funzioni di controllore/controllato, potrebbe essere una delle possibili soluzioni al problema. Il mio giudizio su detta questione è quello di evitare ogni forma di influenza tra il controllato e il controllore, indipendentemente da leggi o dogmi deontologici riferiti all’astensione del controllore in caso di conflitto d’interesse. Ad esempio, il meccanismo della rotazione del personale addetto ai controlli delle aree a rischio corruzione e infiltrazioni mafiose potrebbe essere una ulteriore valida alternativa ai possibili conflitti di interesse. Più volte abbiamo auspicato un intervento del legislatore in materia prevedendo una norma che consenta di nominare il responsabile della legalità e del controllo sulla corruzione mediante un soggetto assolutamente terzo all’amministrazione, in modo da garantire la piena indipendenza del controllore e attuare così una netta distinzione dei ruoli. Tale schema dovrebbe naturalmente essere adottato anche per l’organo di controllo nelle società partecipate dall’ente locale che viene ancora oggi nominato dal socio pubblico controllato. Ricordo solo che in Italia ci sono circa duecentomila controllori e pochissimi sono quelli che hanno subito sanzioni per il loro operato: quindi qualcosa non quadra se solo negli ultimi tre anni abbiamo avuto scandali come quello del PANAMA PAPERS, del MOSE a Venezia, dell’EXPO’ a Milano e di MAFIA CAPITALE a Roma. Dove erano i controllori? Ritengo che se non finirà l’epoca del controllore che controlla se stesso difficilmente porremo freno alle tre grandi piaghe che affliggono il nostro Paese: mafie, corruzione ed evasione fiscale.
Vincenzo Musacchio

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