Siamo ancora ad occuparci di chi ci governa e, credeteci, vorremmo poter parlarne bene ma ogni giorno c’è qualcosa di nuovo che non ce lo permette.
E non parliamo della vergogna dell’immondizia di Napoli oramai su tutti i media del mondo e nell’incredulità generale. Ad una sommaria lettura chi legge o vede la notizia in TV pensa di avere capito male che non dell’Italia si tratti. Ma poi la realtà, purtroppo, lo conferma.
Una volta tanto vorremmo gioire di qualcosa di positivo come la riduzione del debito pubblico anche se ciò più che dalla lotta all’evasione fiscale deriva dall’alta imposizione fiscale.
Vorremmo gioire di un’intesa in tempi rapidi per un accordo ampio e condiviso sulla legge elettorale o ancora su un accordo con le parti sociali da non smentire l’indomani.
No, non ci è consentito!
Questa volta ci occupiamo della riforma delle pensioni, una parte della quale passata sotto silenzio. Si dice che le cattive notizie arrivano da sole e quelle buone vanno cercate. Stavolta è stato l’inverso. La cattiva notizia l’abbiamo dovuta cercare nelle pieghe della Legge Finanziaria 2008.
E’ successo che nella riforma che elimina lo “scalone Maroni”( che non ci piaceva molto per il salto troppo ampio che si verificava fra il 31 dicembre e il primo gennaio 2008) è stato introdotto qualcosa di peggio che riguarda il meccanismo delle pensioni di vecchiaia che nessuno si era mai azzardato a toccare. La cosa è così macroscopica che il Governo dovrà porci immediatamente riparo. Ma intanto la norma deve essere applicata. Cosa è successo. Per far quadrare i conti a causa dei maggiori costi derivanti dall’abolizione dello scalone ( che peraltro riguardava le pensioni di anzianità e in pratica solo alcuni 57- 58enni stanchi di lavorare ma non i lavori usuranti) sono state introdotte “le finestre” per potere andare in pensione di vecchiaia: 60 anni le donne 65 gli uomini.
Ma mentre nel caso delle pensioni di anzianità, che prevedono gli scaglioni temporali, il lavoratore può attendere il mese in cui si “apre la finestra” per l’uscita dal lavoro. Nel caso della “vecchiaia”, invece, il requisito si perfeziona al compimento dell’età . Legge e contratti , soprattutto nel settore privato, consentono al datore di lavoro di interrompere, con il legittimo licenziamento, il rapporto con il lavoratore. Cosa che regolarmente avviene. E siccome la prima finestra si apre a luglio ne deriverebbe che, nel caso più ampio, cioè di compimento dell’età il primo gennaio 2008, il malcapitato rimarrebbe senza stipendio e senza pensione per sei mesi. La cosa si ripeterebbe, poi,
per i trimestri successivi.
Ma dove vivono i nostri amministratori e i loro consulenti tecnici. E i sindacati che avevano sottoscritto il protocollo con il Governo sul Welfare, anche loro distratti? E l’opposizione, anch’essa assente su una questione che non coinvolge numeri importanti di persone ma questione importante in linea di principio.
La verità è che troppo spesso da queste parti si legifera con approssimazione senza pensare e pesare quali conseguenze comportano le decisioni prese.
Ora al Ministero del Lavoro si è alla ricerca di una soluzione, che non potrà non esserci, ma non ha evitato un’altra brutta figura all’Esecutivo nel suo complesso. Con i sindacati che questa volta sono rimasti …alla finestra.
Marcello Paris

PER I POVERI PENSIONATI …per tutti gli altri
Benzina a metà prezzo?
Diamoci da fare…
Siamo venuti a sapere di un’azione comune per
esercitare il nostro potere nei confronti delle compagnie petrolifere.
Si sente dire che la benzina aumenterà ancora fino a
1.50 Euro al litro.
UNITI possiamo far abbassare il prezzo muovendoci
insieme, in modo intelligente e solidale.
Ecco come….
La parola d’ordine è ‘colpire il portafoglio delle
compagnie senza lederci da soli’.
Posta l’idea che non comprare la benzina in un determinato giorno ha fatto ridere le compagnie (sanno benissimo che, per
noi, si tratta solo di un pieno differito, perché alla fine ne abbiamo
bisogno!), c’è un sistema che invece li farà ridere pochissimo, purché si agisca in tanti.
Petrolieri e l’OPEC ci hanno condizionati a credere che un prezzo che varia da 0,95 e 1 Euro al litro sia un buon prezzo,
ma noi possiamo far loro scoprire che un prezzo ragionevole anche per loro è circa la metà.
I consumatori possono incidere moltissimo sulle politiche delle
aziende: bisogna usare il potere che abbiamo.
La proposta è che da qui alla fine dell’anno non si compri più benzina dalle 2 più grosse compagnie, SHELL ed ESSO, che
peraltro ormai formano un’unica compagnia.
Se non venderanno più benzina (o ne venderanno molta
meno), saranno obbligate a calare i prezzi.
Se queste due compagnie caleranno i prezzi, le altre
dovranno per forza adeguarsi.
Per farcela, però dobbiamo essere milioni di NON-clienti di Esso e Shell, in tutto il mondo.
Questo messaggio proviene dalla Francia
se ciascuna di queste aderisce e a sua volta lo
trasmette a, diciamo, una decina di amici, siamo a trecento.
Se questi fanno altrettanto, siamo a tremila, e così
via………………
Di questo passo, quando questo messaggio sarà arrivato
alla ‘settima generazione’, avremo raggiunto e informato 30 milioni di consumatori!
Inviate dunque questo messaggio a più persone, associazioni, Enti possibili chiedendo loro di fare altrettanto.
Se tutti sono abbastanza veloci nell’agire, potremmo sensibilizzare
circa trecento milioni di persone in otto giorni! E’ certo che, ad agire così, non abbiamo niente da perdere, non vi pare?
Non ci interesseranno certo un po’ di bollini, regali e baggianate che ci
vincolano a queste compagnie.
Coraggio, diamoci da fare!!!
PS: NON FARE INOLTRA
ma copia e incolla questa mail per mantenerla
una migliore lettura
Credo che il ripensamento del governo sia una pia illusione. Oltre tutto, essendo una legge votata (sia pur a scatola chiusa) dal Parlamento, il ripensamento dovrebbe essere in Parlamento.
Del fatto che il governo invece non ci pensi per niente a ravvedersi c’è una conferma indiretta che viene dalle organizzazioni del trasporto pubblico, che in un recente incontro con l’Inps sulla gestione della faccenda hanno appreso che il governo interverrà con una norma interpretativa che sposterà fino alla scadenza indicata nella legge il mantenimento della tutela reale a favore dei lavoratori; il che detto in italiano vuol dire che non potranno essere licenziati fino alla finestra.
E con ciò il pranzo è servito ed i sindacati servono a tavola.
Si potrebbe argomentare ,giustamente ,che abbiamo quello che ci siamo voluto…..purtroppo -a sommo discorno – questo è vero solo relativamente . I governanti sono scelti…..tra di loro , mentre i sindacalisti invece …..pure !.Se “si legifera con approssimazione senza pensare e pesare quali conseguenze comportano le decisioni prese”, è solo per distrazione ,dal momento che politici e sindacalisti sono tutti dei…professionisti . Dovremmo trovare il modo di dire loro…di fare più attenzione.Ma sinchè il momento elettorale sarà una scelta solo di facciata , di bandierine invece che di persone e su gli intendimenti , da questa impasse non ne usciremo .