• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

La concertazione non è superata è male interpretata

di Silvano Miniati | 15 Gennaio 2012

L’interrogativo oggi di fronte al sindacato e a tutti noi è come si possa essere davvero europeisti rimanendo ancorati al mito dell’“anomalia sindacale italiana”.

Il confronto sulla riforma del mercato del lavoro, superata per fortuna la fase del braccio di ferro sul metodo, è ora destinato a trasferirsi sui contenuti.
Per il sindacato, ma anche per le forze politiche riformiste si apre una partita davvero complicata, tenuto anche conto che stanno riemergendo prepotentemente tutti i nodi non sciolti nel corso degli ultimi anni e, come spesso avviene in questi casi, si rischia che l’esigenza dell’apparire prenda il sopravvento.
Un rischio al quale, stando almeno alle prime impressioni, ha condizionato i primi passi della ministro Fornero, che è sembrata eccessivamente condizionata dall’esigenza di dimostrare che la sua azione non sarebbe stata condizionata dal sindacato.
Abbiamo temuto che l’occhio della Fornero fosse rivolto quasi esclusivamente ad una parte precisa, quella di coloro che, da anni, sostengono che un mercato del lavoro privo di lacci e laccioli, non condizionato dai riti della concertazione, farebbe veleggiare l’Italia verso luminosi traguardi. Per essi, il sindacato va ridimensionato, punto e basta.
Si tratta in maggioranza di studiosi, esperti e giornalisti spesso portati agli onori della cronaca dalle meritevoli iniziative dello studio Ambrosetti, persone sicuramente rispettabili e anche di indubbio valore, ma niente affatto infallibili, come dimostrano le loro proposte e omissioni sui pregi del libero mercato e, per molti di essi, la passata acquiescenza al credo berlusconiano.
Esperti, giornalisti e rappresentanti delle parti sociali dovrebbero finalmente smetterla di usare il presidente Napolitano come scudo per coprire la loro debolezza o anche i loro opportunismi.
Napolitano invoca coesione sociale e concertazione. I dirigenti sindacali dovrebbero prendere atto che una concertazione vera esclude “invasioni di campo” e che, sul mercato del lavoro, hanno sicuramente uno speciale diritto di parola e intervento, che non è automaticamente trasferibile, ad esempio, al campo del fisco e della sanità. E’ altrettanto vero, però, che non è affatto serio applaudire Napolitano e proporre poi un modello di superamento della concertazione che assomiglia molto a quello delle audizioni dei re o delle regine.
C’è, infatti, chi sostiene l’idea di una concertazione che, tradotta in pratica, significa “vi ricevo, vi ascolto, non contratto e decido poi a mio insindacabile giudizio”; un metodo che non sembra incontrare il consenso nemmeno del ministro Passera. Coloro che lo sostengono dovrebbero spiegarci come, a loro avviso, un simile metodo potrebbe poi garantire la coesione sociale.
Dovrebbero spiegarcelo anche quei liberali seri e rispettabili come Sergio Romano, che sembrano confondere le lucciole con le lanterne. Lucciole sicuramente rappresentate dall’uso non sempre corretto che il sindacato ha fatto della concertazione, intesa anche come potere di veto, degenerante talvolta in consociativismo e in scelte che hanno premiato la parte più forte e meglio garantita del mondo del lavoro. Lanterne che sono sotto gli occhi di tutti a testimoniare della storia di un paese, dove milioni di italiani, anche grazie ai loro sindacati, hanno più volte salvato il Paese, dimostrandosi comunque migliori delle loro classi dirigenti e dei tanti professori ed esperti, che a quelle classi dirigenti hanno fatto spesso il controcanto.
Va detto anche che il sindacato e i riformisti devono recuperare un loro punto di vista “autonomo” soprattutto sul mercato del lavoro e, più in generale, sull’Europa.
Il ruolo francamente spropositato e, per molti versi, del tutto immeritato, dei Sacconi e degli Ichino e, se permettete, anche della Fiom altro non è che la spia di un sindacato che sembra aver dimenticato il “Noi” e con ciò il valore della ricerca e della elaborazione collettiva.
L’interrogativo oggi di fronte al sindacato e a tutti noi è come si possa essere davvero europeisti rimanendo ancorati al mito dell’“anomalia sindacale italiana”.
Personalmente, sono convinto che il sindacato europeo del quale ci sarebbe bisogno dovrebbe essere molto più simile a quello italiano che a quello tedesco. Sarebbe, tuttavia, miope non prendere atto di come sono andate realmente le cose. Nei movimenti complessi, come il sindacalismo europeo, è assolutamente necessario per tutti prendere atto dell’esperienza. Chi ha perso non può attardarsi più di tanto a rimpiangere il passato e tanto meno a cercare di resuscitarlo.
Per anni, il centro-destra l’ha fatta da padrone, riuscendo nell’obiettivo di dividere il sindacato e trascinare le due parti in competizione tra loro in battaglie di retroguardia.
Se finalmente sarà possibile discutere di merito, prima che di ruoli e di cerimoniale, a trarne vantaggio saranno tutti i lavoratori e il Paese.
E’ auspicabile che i leader sindacali si impegnino per convincere tutti, compresa la ministra Fornero, che il problema non è il cerimoniale, che comunque non può dipendere solo dal governo, ma quello che si discute e, soprattutto, quanto si decide.

Pubblicato in : Primo pianoTag: braccio di ferro, concertazione, riforma del mercato del lavoro, sindacati

Info Silvano Miniati

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Adriano Teso

    25 Gennaio 2012 alle 03:30

    Il lavoro e il mercato si sono evoluti. E perfino la vecchia, perdente, statlista Europa ha regole molto più liberali di noi ( siamo al 94 posto al mondo).
    Ma in tanti non hanno ancora capito i grandi cambiamenti e il vantaggio del premiare le individualità vincenti. Chi ha capito ed adottato le poche regole utili, sta conquistando i mercati e creando benessere.
    Scusate il rimando ma trovate alcune considerazioni più argomentate in
    IL MONDO DEL LAVORO E’ PROFONDAMENTE CAMBIATO E IN TROPPI CREDONO ANCORA DI ESSERE NELL’800 ( http://www.studiliberali.it/index.php?page=225 ) e nei tanti articoli della relativa pagina LAVORO.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti