Circa gli abusi, soprattutto su minori, non vi sono giustificazioni che tengano. Occorre capire per rimediare. E’ ciò che tenta di fare papa Francesco. Una vera rivoluzione aiutato in questo da molti prelati e dalla Storia.
La Storia ci può appunto servire per comprendere meglio perché siamo giunti a questi nodi scorsoi.
Intanto dobbiamo dire che la Chiesa cattolica nella sua dimensione organizzativa e umana ha sempre patito fortemente le influenze del mondo tentatore. Gli orrori della Chiesa cattolica sono patri pari gli orrori della società così detta civile. Senza voler ripercorre secoli e secoli basterà ricordare le lotte di Papa Formoso (816-896) contro il partito del duca di Spoleto Lamberto. Siamo nel secolo IX dopo Cristo, epoca agitata e violenta, nella quale le due somme autorità, il papato e l’impero (germanico o francese) si lottavano per la supremazia di condurre il popolo cristiano alla salvezza.
Il partito dei Conti di Spoleto vince e nomina Stefano VI papa dopo la morte per avvelenamento di papa Formoso, prima di essere catturato a sua volta dal conte Lamberto nel 896.
Nove mesi dopo Lamberto costrinse il nuovo papa a processare il cadavere del papa Formoso. Venne riesumato, vestito da papa e dopo un processo sommario gli furono strappate le tre dita e i vestimenti. Fu gettato nel Tevere.
Non parliamo poi della storia dei Borgia, veri o presunti che siano stati gli incesti con i consanguinei.
Così pure ricordiamo Enea Silvio Piccolomini (Corsignano,18 ottobre 1405-Ancona, 14 agosto 1464), futuro Pio II. Ancora allo stato laicale in Scozia alla corte di Giacomo I, inviato dal cardinale Capranica, ebbe due figli illegittimi.
Anch’egli dovrà combattere il suo nemico e così lascerà scritto nei suoi Commentari : <<Sigismondo della nobile famiglia Malatesta , ma non figlio legittimo, era uomo fortissimo di corpo e d’animo, eloquente ed egregio nell’arte della guerra; conosceva la storia e possedeva una notevole cultura filosofica; di qualunque cosa si occupasse, sembrava nato per quella; tuttavia in lui dominavano i cattivi costumi. Era a tal segno avido da non farsi scrupolo, non solo di rubare, ma neppure di predare; a tal punto sensuale e sfrenato da violentare le figlie ed il genero. Adolescente si unì spesso ad uomini e donne, facendo a sua volta entrambe le parti. Non tenne alcun conto dei vincoli coniugali. Profanò vergini consacrate a Dio, fece violenza alle ebree; uccise o frustò crudelmente fanciulli e fanciulle che non si piegavano alle sue voglie. Donne, i cui figli aveva tenuto al fonte battesimale, costrinse all’adulterio e ne uccise i mariti…Odiava i sacerdoti, non credeva nell’aldilà, pensava che le anime perissero coi corpi; a Rimini costruì un bel tempio dedicato a San Francesco, ma lo riempì a tal punto di cose pagane da farlo sembrare, non tanto una chiesa di cristiani, quanto un tempio di infedeli dediti al culto dei demoni; là innalzò il monumento funebre della sua concubina…apponendovi, secondo il costume pagano, questa iscrizione: “Consacrato alla divina Isotta”>>.
Erano i tempi e i costumi della società con i quali tutti dovettero fare i conti.
Ma in fondo basterà rievocare la novella del Decamerone per capire a che bassezza la società e la Chiesa cattolica erano giunte:
<Abraam giudeo è protagonista, con Giannotto di Civignì, della seconda novella della prima giornata del Decamerone di Giovanni Boccaccio.
Si sa solo che è un ricchissimo mercante di Parigi, persona colta, retta e leale. Riconoscendo in lui tutte queste virtù l’amico Giannotto vorrebbe convertirlo, perché gli dispiace che non possa salvarsi nel mondo ultraterreno per via della sua fede. Tanto insiste che Abraam gli propone di valutare la conversione, dopo essersi però recato a Roma a vedere il Papa e la sua corte di cardinali.
Giannotto si addolora alquanto di tale decisione, pensando che se Abraam va a Roma e assiste alla vita scellerata e sudicia di quei chierici, non solo non si farà cristiano: ma quando fosse stato cristiano, certamente sarebbe ritornato ebreo. Ma non riuscendo a dissuadere l’amico dal viaggio, e non avendo nulla da perdere, Giannotto acconsente al volere dell’amico e ne cura gli affari in sua assenza.
A Roma, Abraam assiste alle peggiori nefandezze e vede i prelati che dal primo all’ultimo si macchiano di tutti i peggiori peccati capitali senza alcun rimorso, dalla gola all’avarizia alla lussuria; e quando gli pare di aver visto abbastanza, se ne ritorna a Parigi.
Giannotto, pur sicuro che Abraam ha abbandonato ogni desiderio di farsi cristiano, gli prepara una festa di benvenuto, e chiede di sentire la storia del suo viaggio.
L’ebreo racconta di aver visto i prelati commettere tali nefandezze, che si è convinto che Roma sia una fucina di opere diaboliche e non divine, e che gli è parso che il Papa e i cardinali facessero tutto il possibile per ridurre la fede cristiana al nulla. Eppure, ciò non è avvenuto e non avviene. L’unica spiegazione possibile, conclude Abraam, è che esista una forza sufficiente a opporsi alla malvagità di Roma: è quindi certo che la fede cristiana sia sostenuta dallo Spirito Santo. E così, conclude con enorme sorpresa dell’amico, nulla al mondo lo tratterrà dal farsi cristiano, e intende farsi battezzare subito. Giannotto ne è felice e sceglie per lui il nome di Giovanni>.
E ora veniamo in tempi più recenti.
Giovanni XXIII aveva emesso una “raccomandazione” segretissima nel 1962 Crimen sollicitationis per favorire coloro che venivano accusati di usare il sacramento della confessione per fare avances sessuali ai/alle penitenti ricalcando la prima edizione voluta da papa Pio XI del 1922.
<Nello svolgere questi processi si deve avere maggior cura e attenzione che si svolgano con la massima riservatezza e, una volta giunti a sentenza e poste in esecuzione le decisioni del tribunale, su di essi si mantenga perpetuo riserbo. Perciò tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto (il cosiddetto “segreto del Sant’Uffizio”), su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica latae sententiae, per il fatto stesso di aver violato il segreto (senza cioè bisogno di una qualche dichiarazione) pertanto: tale scomunica può essere ritirata solamente dal papa>.
Da allora tempo è passato, ben due stesure del codice canonico (1917; 1983) ma rimase la stessa impostazione di insabbiare, di tacere. Non era soltanto la Chiesa cattolica che metteva la testa sotto la sabbia, ma la stessa così detta società civile fino ad un certo tempo era afflitta da dei tabù ferrei. L’omosessualità in particolare era vergogna e tabù.
Per prima la società civile si è liberata da tale complesso con il riconoscere e stabilire che la “diversità” non è più una vergogna da tacere e la Chiesa cattolica con il ritardo che le è sempre proprio finalmente ha compreso che i tempi dell’oscurantismo sono finiti per sempre. Va dato ancora una volta merito a papa Francesco ed al suo predecessore, a cui mancò soltanto la forza, di sottomettere l’Istituzione terrena ad un lavacro di purificazione col consegnare, da adesso in avanti, alla giustizia penale i rei, qualsiasi incarico o status ricoprano.
Guglielmo Adilardi

Lascia un commento