Nel clima da caduta dell’impero romano in cui siamo immersi fino al collo, non ci meraviglia affatto che le sorti incerte, ma di sicuro destinate a peggiorare, della vita politica italiana si decidano nel corso di una cena a casa di Bruno Vespa che, potere della “libera informazione”, gode a quanto pare della possibilità di riunire intorno alla sua tavola tutti i poteri forti del nostro paese – Berlusconi, Draghi, Geronzi, Letta, il cavallo scosso Casini – ma anche quelli dell’altra sponda del Tevere, vista la benedicente presenza del Cardinale Bertone, Segretario di Stato vaticano. Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire, è purtroppo italica tradizione non discutere di politica e delle sorti del paese in Parlamento, che pure dovrebbe essere la sede naturale di tali confronti, ma di farlo invece altrove, secondo quella consolidata prassi dell’inciucio che, a ben guardare, è l’unica caratteristica genetica che compare nella mappa del Dna degli italiani di ogni regione, isole comprese – e poiché tarallucci e vino sono da sempre il contorno di ogni “storica” svolta delle nostre vicende, passiamo di volta in volta dai risotti in casa D’Alema alle libagioni in casa Vespa con assoluta disinvoltura, chè quanto a saper vivere non siamo secondi a nessuno, si sa.
Ora, tutta la ricostruzione della cena a casa Vespa, con il solito contorno di smentite dei presenti e acidissime critiche degli assenti, somiglia tanto ad un andante mosso da Barbiere di Siviglia, un’arietta d’opera leggera ed ammiccante, che accompagna porte che si aprono e si chiudono, amori nascosti e poi disvelati, matrimoni annunciati ma tenuti segreti, con tanto di riluttante ipocrita ritrosia della vergine sposina che, sapendosi contesa, alza la posta come si conviene a chi sa di costruire la propria fortuna sulla concessione calcolata dei propri favori. La sposina, ca va sans dire, è Casini, forte dei suoi 39 parlamentari, ovvero il giusto numero che permetterebbe a Berlusconi di far fuori Fini e di rimpastare la maggioranza governativa senza dover sciogliere le camere ed andare a nuove elezioni, quanto mai perigliose di questi tempi, non certo per la possibilità di un ribaltamento di consensi a favore del Pd, che vaga nelle nebbie della propria drammatica inconsistenza, ma per la concreta possibilità che questa volta la Lega faccia il botto definitivo e si imponga come prima forza politica del paese. La presenza del cardinale Bertone serviva appunto a celebrare questo matrimonio morganatico – in Italia non se ne vedeva uno dai tempi di quello tra Vittorio Emanuele II e la Bella Rosina – che, come da consolidata tradizione inciucistica italiana, è un espediente cui ricorrono i potenti per regolarizzare certe unioni senza che però abbiano conseguenze legali, soprattutto di carattere ereditario, il che è esattamente ciò che Berlusconi vuole ottenere da Casini, consumare il matrimonio senza che ne nascano degli eredi che potrebbero aspirare alla successione, ma naturalmente è l’opposto di quanto invece desidera Pierferdi, forte della sua inattesa posizione di ago della bilancia che Fini gli ha servito su un piatto d’argento. E infatti il matrimonio, per ora, non è stato celebrato, perché Casini ha rilanciato la posta con una richiesta pesante: aprire una crisi di governo, salire al Quirinale e varare quel governo di unità nazionale che invoca ad ogni piè sospinto e che costituisce per Berlusconi il peggiore degli incubi, perché dovrebbe mettersi nelle mani di Napolitano e procedere al buio, come già accadde con Scalfaro, che lo fece abilmente fuori varando il governo Dini. Dunque siamo in una situazione di stallo, mentre Bossi ha calato il carico da undici minacciando di uscire dalla maggioranza e di andare a nuove elezioni se appena si vagheggiasse di un rientro di Casini nell’alveo del Pdl, stante le antiche ruggini fra i due e la posizione di forza che in questo momento la Lega, molto più dell’Udc, può esercitare sulle sorti del governo ma soprattutto sui propri elettori. Ora, quali conclusioni vogliamo trarre da questo procedere per tentativi, compromessi, mercanteggiamenti, mentre il paese stagna nella palude di una crisi economica che si aggrava – e ci dispiace molto non condividere la diagnosi ottimistica di Tremonti, del tutto infondata e smentita purtroppo dalla crescita zero del nostro Pil – ed è totalmente privo di ciò di cui avrebbe più bisogno, ovvero un governo compatto e deciso ad agire sulla strada di riforme drastiche e non più rinviabili, e di tagli veri alla spesa pubblica pari ad investimenti concreti per il rilancio dell’economia? Ci duole sembrare un disco rotto, ma tutta questa squallida vicenda, giocata sulla pelle degli italiani, non è altro che il risultato della mostruosa invenzione che ci ha definitivamente sprofondati, ovvero il cosiddetto bipolarismo all’italiana, figlio degenere della peggior stagione giacobina mai vissuta dal nostro paese e dell’inaffondabile consociativismo che, come un camaleonte, cambia pelle senza però cambiare sostanza. Oggi più che mai piangiamo l’inconsistenza e la inettitudine di forze laiche e riformiste che, invece di trovare nella battaglia per salvare la democrazia partecipata nel nostro paese un potente collante, si sono scannate fra loro con lo sguardo tragicamente rivolto al passato, agitando bandiere sempre più sbiadite e del tutto inutili, mentre sulle nostre teste passava l’onda travolgente dell’ubriacatura populista e si stabiliva l’abnorme paradosso di un sistema bipolare buono solo a garantire la conservazione del potere consociativo. Avevamo il dovere, oltre che la possibilità, di provare ad opporci, ma le beghe miserabili di una mentalità dura a morire ci hanno relegati per sempre fra i perdenti della storia – e dunque ora non lamentiamoci se questo paese muore. E’anche colpa nostra.
ChiBo

L’informazione frenetica s’accavalla a altra informazione frenetica, dietro ogni angolo stanno spie e assassini, è passata or ora la carretta dei cadaveri ma altre carrette s’annunziano e naturalmente altri assassini e spie, e altra informazione frenetica e altra verità…..per liberarci.
Che Vespa cerchi di mediare nella situazione attuale non è un gran paradosso ,amica mia. La situazione è questa ,come ben osservi . Ma quanto all’ osservazione ” in Parlamento, che pure dovrebbe essere la sede naturale di tali confronti” , beh fammi dissentire ….lì era previsto che sedessero “onorevoli” senza vincolo di mandato , cosa che non è . Quindi un salotto od un ‘ aula consiliare ,nella sostanza , ottengono lo stesso risultato mi pare …..quello che resta è la solita domanda : che ce ne facciamo di tanti “onorevoli” ,di ogni ordine e grado ? In una oligarchia plebiscitaria ,come la nostra ,il vero ed utile taglio sarebbe quello delle “rappresentanze” . O no ??!!?
No Chiara, il Paese non muore, é già morto!
No Chiara, il Paese non muore, é già morto!