Promettere risorse e incentivi che non ci sono, è cosa ben diversa da utilizzare soldi resi disponibili da tagli di spesa.

Sul tema della produttività e delle crescita c’è bisogno di un linguaggio chiaro e di scelte nette. Promettere risorse e incentivi che non ci sono, è cosa ben diversa da utilizzare soldi resi disponibili da tagli di spesa. Mario Monti sa bene che bisogna evitare formule e impegni che non possono venire recepiti da milioni di italiani, colpiti duramente dalla crisi con la perdita di reddito e patrimonio. La causa di questa drammatica situazione di impoverimento è, secondo noi, la politica. Per quantificare questa affermazione bisogna dire che nei 18 anni precedenti al governo Monti, la politica è riuscita a bruciare ben 500 miliardi di minori interessi sul debito pubblico (che si sono guadagnati grazie all’introduzione dell’euro); 200 miliardi di proventi da privatizzazioni; 700 miliardi di avanzi primari realizzati alzando le tasse agli italiani.
Come è riuscita, la politica, a realizzare un tale prodigio? Semplicemente aumentando la spesa corrente. Monti può e deve fermare questa pericolosa deriva. Per almeno due ragioni. La prima è di puro realismo. Nei mesi davanti a sé, più che a grandi nuovi piani il governo deve attuare ciò che ha già varato. Alcune misure importanti sono state adottate, altre sono state negative, ma la maggior parte restano solo sulla carta. Dei 161 decreti attuativi dei decreti legge approvati dal Parlamento, solo 25 sono stati emessi. Le 13 forme di agevolazione fiscale, previste per i contribuenti in regola dal “Salva Italia”, sono promesse non mantenute. A differenza degli aggravi, tutti entrati in vigore. Nel frattempo, l’Agenzia delle entrate ha preso a trattare molte start up tecnologiche regolarmente costituite e finanziate da fondi di venture capital come società di comodo! Altro che innovazione per la crescita…
La seconda ragione è strutturale. Per una vera strategia di crescita e produttività, più dei provvedimenti a pioggia serve un cambio di passo politico. Da più di un decennio, la crescita potenziale italiana si è venuta praticamente azzerando. Le ragioni sono note: imposizione esorbitante, mal distribuita ed abusiva; apparati pubblici inefficienti, costosi ed impermeabili a merito e controllo; mercati dei servizi alla produzione oligopolistici e chiusi alla concorrenza. Il sistema finanziario italiano resta ostaggio del debito pubblico: bisogna abbatterlo cedendo il patrimonio pubblico senza colpire i contribuenti con patrimoniali aggiuntive o mascherate. La cessione va compiuta con procedure trasparenti e realizzata da figure serie e competenti. Fuori dal perimetro pubblico. Se si trasferiscono assets alla Cassa Depositi e Prestiti, con tutto il rispetto, nessuno può davvero credere che si stia privatizzando. Per tornare a crescere occorre anzitutto rivoltare come un calzino lo Stato, il suo perimetro, le sue priorità.

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