
«Cassazione contro il governo» – titolano, oggi, furiosi all’unisono i giornali della destra, Libero, La Verità e Il Giornale. Come se l’alta magistratura fosse diventata un partito d’opposizione.
In realtà, quello che i giornali della destra chiamano “attacco” è semplicemente l’esercizio della legalità. È la funzione di un’istituzione che studia, valuta, solleva dubbi dove trova contraddizioni con la Costituzione o con il diritto europeo. E stavolta, dopo il famigerato decreto sicurezza, sotto esame c’è il nefasto protocollo Italia-Albania voluto da Meloni.
Un documento interno dell’Ufficio del Massimario della Cassazione, redatto dal settore civile e passato finora sotto traccia, smonta pezzo per pezzo l’architettura giuridica dell’accordo con Tirana.
Non si tratta di una sentenza, ma di un’analisi giuridica seria, tecnica, approfondita, la quale mette in luce non una, ma decine di criticità: violazione dei principi costituzionali, compressione delle libertà personali, discriminazioni tra stranieri, lacune procedurali gravi, e soprattutto un’evidente incompatibilità con le direttive europee su asilo, rimpatri e trattenimento.
Altro che “fermezza” sull’immigrazione come dice Meloni.
Si tratta, invece, di un’operazione che calpesta il diritto in nome della propaganda e crea zone d’ombra legali, discrimina senza criterio, detiene senza titoli in prigione e svilisce il diritto di difesa, ridotto a una corsa contro il tempo e contro lo Stato.
Il governo Meloni vorrebbe esercitare il potere in modo incontestabile, arbitrario, fuori da ogni limite. Ma in Italia c’è ancora una Costituzione. E ci sono magistrati che la difendono e fanno il loro dovere applicandola.
La vera anomalia non è la Cassazione che parla. È il governo che pretende di zittirla.
In tema di diritti civili e libertà individuali, è in corso uno scontro aperto tra la nuova destra e la magistratura in molti paesi del mondo occidentale: da Trump negli Stati Uniti a Orban in Ungheria, la strategia è la stessa e lo scontro con le regole del diritto che tutelano gli individui si accende quando le leggi dei governi reazionari colpiscono, in particolare, migranti e omosessuali.
Ma in Italia, finché resta in piedi la nostra Costituzione, il disegno reazionario della destra incontra ostacoli e resistenze.
Anche le manifestazioni di questi giorni negli Stati Uniti, in Europa e in Italia mettono significativamente insieme questi temi.
Negli Stati Uniti la difesa dei diritti dei migranti e le battaglie LGBTQ+ si sono spesso unite in proteste e movimenti solidali: diversi flash‑mob, marce e manifestazioni hanno incrociato questi temi sotto l’amministrazione Trump, generando un fronte comune civico e identitario.
A Budapest, il 28 giugno 2025, si è tenuta una grande marcia del Pride che ha assunto un significato politico molto più ampio: non solo lotta per i diritti LGBTQ+, ma forte segnale di opposizione alle politiche autoritarie di Orbán.
Anche in Italia ci sono state, sabato scorso, manifestazioni in cui i temi LGBT+ e la difesa dei migranti si sono incontrati : Pride di grandi e piccoli centri hanno parlato di resistenza collettiva, collegando le varie discriminazioni e oppressioni.
A Milano, il corteo ha espresso, anche nel documento, solidarietà alla Palestina, e con bandiere palestinesi visibili tra gli oltre 300–350 000 partecipanti, sotto lo slogan “Resistenza Arcobaleno”. E così era avvenuto due settimane fa a Roma, sempre con il Pride.
Questa convergenza testimonia la nascita nel mondo occidentale di un movimento, dai tratti unitari nei diversi paesi, contro i governi reazionari della destra neofascista, ispirato ad un’ idea universale dei diritti dell’individuo e ad una lotta globale per affermarli e difenderli sia che essi siano violati contro i migranti o contro per persone LGBT+ o contro il diritto alla vita dei civili e dei bambini palestinesi.
È una novità bellissima e importante di crescita di una coscienza che parte dall’individuo e dalle proprie esigenze di libertà e si estende in forma di solidarietà alle altre persone, in una dimensione globale.
È un movimento di resistenza e opposizione civile alla nuova internazionale nera, che fa ben sperare per il futuro.
Enrico Rossi

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