Con i termini Generazione Y, Millennial Generation, Generation Next o Net Generation si indica la generazione che, nel mondo occidentale o primo mondo, ha seguito la Generazione X. Coloro che ne fanno parte, detti millennial o echo boomer, sono i nati fra i primi anni ottanta e la fine degli anni novanta.
Ecco, siamo tantissimi, urla dal palco Mattia. E questo ricorda un inno di altri tempi ma abbastanza recenti. E a chi gli chiede perchè stanno lì rispondono che questa classe politica non gli piace. Esattamente come tutti i giovani di ogni generazione, dunque anche della millennial generation. Dalle manifestazioni studentesche sessantottine, da quelle della pantera ai no global, dalle marce pacifiste arcobaleno ai girotondi, dal popolo viola fino al neo-ecologismo catastrofico post millennial in età ancora evolutiva che sgonnella dietro a Greta. Movimenti caratterizzati da autoreferenzialità riflessiva, che ribadiscono un’identità già nota, datata e desueta ed un’appartenenza di gruppo. Ma in modo tale da renderla apparentemente nuova, giovane, dinamica. Al contrario delle strutture di partito che hanno, comunque, rappresentato la medesima identità ma con modalità diverse e obsolete.
Individuano poi un nemico comune al gruppo, di tipo genetico o acquisito, comunque eticamente e culturalmente contrapposto. Un nemico costruito attraverso la demonizzazione caricaturale e la delegittimazione radicale dell’avversario o della tendenza politica. ll più competitivo del momento, in alternativa all’area di riferimento.
Infine, dopo la raccolta delle frange più radicali ed estremiste , queste vengono rilegittimate proprio nella lotta contro quel nemico o quella minaccia , e, illuminate da nuova purezza, immerse nel mainstream della rappresentanza in nome di un rinnovamento generazionale.
Spesso fittizio.
Ma una novità esiste. Si scagliano, senza eccedere, con equilibrio prudente, cautamente, ponderatamente non tanto contro il governo ma contro l’opposizione che rappresenta, appunto, il suddetto nemico e la suddetta minaccia.
E questo, francamente non si era mai visto. Per timore, anzi terrore, che questa vinca le prossime politiche e governi l’Italia. Senza rendersi conto che il loro comportamento insieme a quello di tutta la sinistra che quasi sicuramente rappresentano, apportano consensi proprio alla detestata destra. Non si usa volutamente il termine odio, ormai usato e abusato.
Dunque le sardine sono agrodolci e moderate, si dice, specie quando espongono cartelli tipo Roma o MIlano o Bologna o Firenze , con un flash mob ” non si lega “. Questo davvero moderato, fino ad arrivare, ahinoi, al “Salvini sparisci” o “prendetelo a sprangate nelle gengive”, mentre, con la massima leggerezza, priva di qualsiasi brutalità , a loro non congeniale, mostrano la Giorgia appesa al cappio a testa in giù a guisa del noto accadimento al Piazzale di quasi un secolo fa.
O si mostra il dito medio davanti a un parlamentare della repubblica, ancorchè oltremodo antipatico.
“Mi sta sulle balle Salvini” Questo il vero grido forse non espresso, o non sempre, se non in privato. Ma contenuto e trattenuto nel cuore nell’anima e nella mente di questi giovani o meno, manovrati dietro le quinte. Ma mica tanto.
Come al solito, negli ultimi decenni, dunque non soltanto con i penta, si esprimono più contro che a favore di qualcosa o qualcuno.
D’altra parte, nessuno, partiti tradizionali o neomovimenti, si preoccupa di passare dalla rappresentazione di ciò che non va, ormai stantia e sotto gli occhi di tutti, alla rappresentanza di tante categorie assetate di diritti e considerazione sociale, ascoltandone le istanze che da tutte le piazze d’Italia si levano verso di loro.
Alla fine, pertanto, tutto risulterà vano. Per tutti. Perchè tutti siamo sulla stessa barca che fa acqua da tutte le parti.
E, se di pacificazione si parla, e di amore, bisogna essere in due. E, come nel sesso, consenzienti. Altrimenti è stupro. Talvolta anche di gruppo.
Carla Ceretelli

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