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La carica della Millennial Generation

Inutile dirsi pacifisti se il comportamento è aggressivo, come spesso risulta e traspare dai social e non si cerca di accordarsi in pensieri e opere. Giocando, invece, a chi odia di più.

di Carla Ceretelli | 22 Dicembre 2019

Con i termini Generazione Y, Millennial Generation, Generation Next o Net Generation si indica la generazione che, nel mondo occidentale o primo mondo, ha seguito la Generazione X. Coloro che ne fanno parte, detti millennial o echo boomer,  sono i nati fra i primi anni ottanta e la fine degli anni novanta.

  

Ecco, siamo tantissimi, urla dal palco Mattia. E questo ricorda un inno di altri  tempi ma abbastanza recenti. E a chi gli chiede perchè stanno lì rispondono che questa classe politica non gli piace. Esattamente come tutti i giovani di ogni generazione, dunque anche della millennial generation. Dalle manifestazioni studentesche sessantottine, da quelle  della pantera ai no global, dalle marce pacifiste arcobaleno ai girotondi, dal popolo viola fino al neo-ecologismo catastrofico post millennial in età ancora evolutiva  che sgonnella dietro  a Greta. Movimenti caratterizzati da    autoreferenzialità  riflessiva, che ribadiscono  un’identità già nota,   datata e   desueta  ed un’appartenenza di gruppo. Ma  in modo tale da renderla apparentemente  nuova, giovane, dinamica. Al contrario  delle  strutture di partito  che hanno, comunque,  rappresentato la medesima identità  ma con modalità diverse e obsolete.

Individuano poi un nemico comune al gruppo, di tipo genetico o acquisito, comunque  eticamente e culturalmente  contrapposto. Un nemico costruito attraverso la demonizzazione  caricaturale e la delegittimazione  radicale dell’avversario  o della tendenza politica.  ll più competitivo del momento, in alternativa all’area di riferimento.

Infine, dopo  la raccolta delle frange più radicali ed estremiste , queste vengono  rilegittimate  proprio nella  lotta contro  quel nemico o  quella minaccia , e,  illuminate da nuova purezza,  immerse   nel mainstream della rappresentanza in nome di un   rinnovamento generazionale.

Spesso fittizio.

Ma una novità esiste. Si scagliano,  senza eccedere, con equilibrio  prudente, cautamente, ponderatamente  non tanto contro   il governo ma contro  l’opposizione che  rappresenta, appunto,  il suddetto  nemico e la suddetta  minaccia.

E questo, francamente non si era mai visto. Per timore, anzi terrore,  che questa vinca le prossime  politiche  e governi l’Italia. Senza rendersi conto che il loro comportamento insieme a quello di tutta la sinistra che quasi sicuramente rappresentano, apportano consensi proprio alla detestata destra.  Non si usa  volutamente  il termine odio, ormai usato e abusato.

Dunque  le sardine sono agrodolci e moderate, si dice, specie quando espongono cartelli tipo  Roma o MIlano  o Bologna o Firenze , con un flash mob  ” non si lega “. Questo  davvero moderato, fino ad arrivare, ahinoi,  al “Salvini sparisci” o  “prendetelo a sprangate nelle gengive”, mentre, con la massima  leggerezza,  priva di qualsiasi  brutalità , a loro non  congeniale,  mostrano   la Giorgia appesa al cappio a testa in giù a  guisa del noto accadimento al  Piazzale di quasi un secolo fa.

O si mostra  il dito medio davanti a un parlamentare della repubblica, ancorchè  oltremodo antipatico.

“Mi sta sulle balle Salvini” Questo il vero grido forse non espresso, o non sempre, se non in privato. Ma contenuto e trattenuto  nel cuore nell’anima e nella mente di questi giovani o meno,  manovrati dietro le quinte. Ma mica tanto.

Come al solito,  negli ultimi decenni, dunque non soltanto  con i penta,  si esprimono più contro che a favore di qualcosa o qualcuno.

D’altra parte, nessuno,  partiti tradizionali   o  neomovimenti, si preoccupa  di passare dalla rappresentazione di ciò che non va, ormai stantia e  sotto gli occhi di tutti,  alla rappresentanza  di tante  categorie assetate di diritti e considerazione  sociale, ascoltandone le istanze che da tutte le piazze d’Italia si levano verso di loro.

Alla fine, pertanto,  tutto risulterà vano.  Per tutti. Perchè tutti siamo sulla stessa barca che fa acqua da tutte le parti.

E, se di pacificazione si parla, e di amore, bisogna essere in due.  E, come nel sesso,  consenzienti.   Altrimenti è stupro. Talvolta  anche di gruppo.

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, bologna, classe politica, firenze, giovani, governo, italia, lega, milano, mondo, opposizione, radicali, repubblica, usa

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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