
Il gesto di Padre Jiavier commuove pazienti e operatori
Ci sono silenzi che pesano come macigni, carichi di rimpianto e isolamento, e ci sono silenzi che, improvvisamente, si aprono all’ascolto e all’accoglienza. Lo scorso giovedì, 2 aprile, tra le mura della REMS (Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza) di Spinazzola, piccolo comune nella provincia di Barletta-Andria-Trani (BAT) in Puglia, il silenzio ha assunto una tonalità nuova, fatta di una commozione profonda che ha unito, in un solo respiro, pazienti e operatori. In un evento senza precedenti per questa struttura, i venti ospiti hanno potuto partecipare a un rito millenario che, spogliato della sola veste liturgica, si è trasformato in un potente atto di umanità: la Lavanda dei Piedi. L’iniziativa è nata dalla sensibilità spirituale di Padre Pedro Javier Mora Alviarez, Guardiano e Parroco della Parrocchia Maria SS. Annunziata di Spinazzola, nonché Vicario Episcopale, il quale ha iniziato a frequentare la REMS con una presenza cadenzata, scandita dai ritmi e dai protocolli consentiti dalla struttura, offrendo regolarmente il conforto della celebrazione eucaristica.
Prima di tradurre questa intenzione in realtà, Padre Pedro Javier Mora Alviarez ha voluto condividere la portata del gesto con il Vescovo della Diocesi, S.E. Mons. Giuseppe Russo, il quale ha accolto la proposta con profonda partecipazione, benedicendo un’iniziativa che mette al centro gli “ultimi” tra gli ultimi. Forte del sostegno del suo Pastore, la richiesta del parroco e Vicario è stata accolta con enorme ed autentico entusiasmo dal Direttore Sanitario della REMS, il Dott. Antonio Lattanzio, insieme alla psicologa Dott.ssa Giusi Lombardo e al Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica, Giusy Decorato, che subito si sono prodigati affinché la richiesta venisse accolta e declinata nel modo più rispettoso possibile, informando preventivamente gli utenti e rendendoli parte attiva del momento. Non si è trattato di una semplice cerimonia religiosa confinata in un calendario, ma di un ponte gettato con coraggio tra il “dentro” e il “fuori”, tra la dimensione del giudizio e quella della speranza.
Il momento culminante della cerimonia è stato di un’intensità quasi insostenibile, trasformando l’aula in un sacrario di umanità. La commozione non ha risparmiato nessuno: gli utenti, visibilmente scossi, si sono lasciati andare a un pianto liberatorio, vedendo in quel catino d’acqua non solo un rito, ma il lavacro delle proprie sofferenze. Le lacrime degli ospiti si sono incrociate con quelle di tutti i presenti — personale sanitario, amministrativo e di vigilanza — in un raro momento di comunione totale. Lo stesso Padre Javier, visibilmente commosso, ha saputo toccare con estrema delicatezza le corde più profonde e fragili della sofferenza esistenziale dei pazienti, parlando al cuore di uomini che spesso si sentono invisibili al mondo.
A rendere l’atmosfera ancora più vibrante è stata la partecipazione di Padre Beppe, che con la sua chitarra e la sua voce immensa ha dato melodia a quel dolore e a quella speranza, insieme alla volontaria Luigia Galantucci, la cui presenza ha rappresentato un ulteriore, prezioso tassello di calore umano e solidarietà civile. In quel pianto collettivo, accompagnato dalle note e dalla preghiera, la distanza tra chi cura e chi è curato è svanita, lasciando spazio alla nuda ed essenziale fragilità dell’essere umano.
In un’epoca in cui questa antica usanza cristiana sembra farsi sempre più rara nel quotidiano del clero territoriale, l’iniziativa di Padre Pedro Javier Mora Alviarez rimbomba con una forza che ricorda quella di Papa Francesco. Proprio come il Pontefice, che fin dall’inizio del suo mandato ha eletto le carceri a suoi altari prediletti per il Giovedì Santo, il sacerdote ha scelto di chinarsi fisicamente e spiritualmente davanti a chi, dalla società, è spesso guardato solo attraverso la lente del reato o della patologia. Il rito della lavanda non è stato solo un simbolo di fede, ma un messaggio educativo e sociale dirompente: chi serve non è meno di chi viene servito. In quel catino d’acqua, le barriere invisibili ma rigide tra detenuto e istituzione si sono sciolte per un istante.
Il successo dell’iniziativa ha visto una collaborazione corale che ha coinvolto ogni singola figura professionale: dall’equipe medica e psicologica ai Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica, dagli infermieri e gli OSS, fino alle Guardie Giurate (GPG). Queste ultime hanno partecipato con un senso del dovere che ha trasceso la pura vigilanza, trasformandosi in una presenza discreta ma partecipe, testimoni di un momento di pace collettiva che ha coinvolto l’intera comunità della REMS. Perché un gesto così antico riesce a essere ancora così attuale? In un contesto dove il percorso di cura si intreccia con quello giudiziario, la Lavanda dei Piedi assume un significato di catarsi radicale. Sentire le mani di un uomo di Chiesa del calibro di Padre Javier — che ricopre ruoli di tale responsabilità diocesana come quello di Vicario — chinarsi con umiltà sui loro piedi, ha rappresentato per questi venti pazienti un atto di accettazione incondizionata. È un promemoria potente: nessuno è definito per sempre dal proprio errore. L’evento di ieri a Spinazzola resterà scritto nella storia di questa struttura come una lezione magistrale di prossimità, dove la spiritualità più autentica ha saputo illuminare gli angoli più bui della sofferenza umana.
Antonio Laraia

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