• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

LA BUFALA DEI CORPI EVAPORATI

“Perché l’idea dei corpi “evaporati” da bombe iperbariche non ha alcun fondamento tecnico”. Premessa: ci ho messo un pò a trovare riscontri tecnici plausibili per smontare l’ ennesima patacca dei Propal che se ne inventano una al giorno a partire dal numero dei morti sino alle bombe iperbariche che farebbero scomparire i corpi pur di dimostrare che Israele starebbe compiendo un genocidio. Iniziamo: L’espressione “persone evaporate” in seguito a bombardamenti non ha alcun significato scientifico. È un artificio linguistico che confonde l’assenza di resti identificabili con un processo fisico che, nei fatti, non può avvenire con armi convenzionali, incluse quelle impropriamente definite iperbariche o termobariche. Un’esplosione militare è un evento estremamente rapido, dell’ordine dei millisecondi.

di Piero Terracina | 15 Febbraio 2026

“Perché l’idea dei corpi “evaporati” da bombe iperbariche non ha alcun fondamento tecnico”.

Premessa: ci ho messo un pò a trovare riscontri tecnici plausibili per smontare l’ ennesima patacca dei Propal che se ne inventano una al giorno a partire dal numero dei morti sino alle bombe iperbariche che farebbero scomparire i corpi pur di dimostrare che Israele starebbe compiendo un genocidio.

Iniziamo:

L’espressione “persone evaporate” in seguito a bombardamenti non ha alcun significato scientifico. È un artificio linguistico che confonde l’assenza di resti identificabili con un processo fisico che, nei fatti, non può avvenire con armi convenzionali, incluse quelle impropriamente definite iperbariche o termobariche.

Un’esplosione militare è un evento estremamente rapido, dell’ordine dei millisecondi. L’energia rilasciata si distribuisce principalmente in onda d’urto, frammentazione, spostamento di masse, collasso strutturale e incendi secondari. Il calore prodotto, per quanto elevato nei picchi iniziali, non è continuo né uniforme. Questo dato è cruciale.

Il corpo umano è composto in larga parte da acqua. Per vaporizzare completamente l’acqua contenuta in un corpo servirebbe una quantità enorme di energia trasferita in modo omogeneo e per un tempo sufficiente. Un’esplosione non soddisfa nessuna di queste condizioni. Il calore si dissipa immediatamente nell’ambiente e non resta confinato sul bersaglio abbastanza a lungo da consentire una vaporizzazione totale della materia biologica.

Le cosiddette armi termobariche non “bruciano” i corpi fino a farli sparire. Il loro effetto principale è l’amplificazione dell’onda di pressione su un volume più ampio rispetto a un esplosivo convenzionale, sfruttando l’ossigeno atmosferico. Producono danni gravissimi a strutture e persone, ma non alterano le leggi della fisica. Non creano vuoto reale, non aspirano i corpi, non trasformano la materia solida in gas.

L’assenza di resti integri dopo un bombardamento urbano ha spiegazioni ben note e documentate: frammentazione estrema dei corpi, carbonizzazione parziale, schiacciamento sotto crolli di edifici, incendi prolungati, dispersione dei resti nelle macerie e contaminazione con polveri, cemento e metalli. In questi contesti il recupero e l’identificazione diventano spesso impossibili, senza che ciò implichi alcuna “evaporazione”.

Resta da spiegare perché Israele spesso non risponda nel merito a una formula del genere, pur essendo tecnicamente sbagliata. Il primo motivo è che l’accusa è costruita per essere comunicativamente non falsificabile nel breve. Se la tesi è “non ci sono corpi”, una smentita immediata può essere ribaltata con “appunto, sono evaporati”. Per confutare seriamente servirebbero dati forensi completi, catene di custodia, geolocalizzazione, cronologia degli strike, analisi dei residui e delle macerie, elementi che in guerra raramente sono disponibili in modo integrale o pubblicabile.

Il secondo motivo è operativo. Una replica tecnica dettagliata tende a trascinare la comunicazione su un terreno che implica, direttamente o indirettamente, informazioni su munizionamento, profili d’impiego, valutazioni post strike e procedure. Anche una negazione “precisa” può diventare informazione utile, e gli apparati militari evitano di regalare dettagli quando non c’è un vantaggio concreto.

Il terzo motivo è comunicativo. Smentire punto per punto una frase virale spesso la amplifica e la legittima, trasformandola in un tema “da dibattito” invece che in un’esagerazione. Per questo molte strutture di comunicazione scelgono risposte generiche, ripetitive e poco tecniche, pur di non alimentare la narrativa con un confronto frontale.

Il quarto motivo è legale e diplomatico. Quando un’accusa richiama implicitamente armi proibite o condotte contrarie al diritto bellico, ogni dichiarazione specifica può essere rilet­ta, estrapolata e usata in contesti di inchieste, contenziosi o pressioni internazionali. In questi casi la linea più frequente è ridurre al minimo le affermazioni verificabili, riservando eventuali dettagli a canali non pubblici.

In sintesi, parlare di persone “evaporate” non descrive un fenomeno fisico reale. È una semplificazione sensazionalistica che sostituisce l’analisi tecnica con un’immagine emotiva. La distruzione può essere totale e disumana, ma resta il risultato di meccanica, pressione, calore e collasso strutturale, non di una cancellazione della materia. E il silenzio o la genericità della risposta istituzionale, quando c’è, non è una prova a favore della tesi, ma il prodotto di vincoli operativi, comunicativi e legali tipici di un conflitto armato.

Piero Terracina

Pubblicato in : Apertura

Info Piero Terracina

Mi chiamo Piero Terracina, ho 70 anni, lavoro nel campo delle chitarre dal 1979 e sono un punto di riferimento per molti musicisti.

Ma questa è solo una parte di ciò che sono.

Sono ebreo, panteista, visionario. Non appartengo a nessuna corrente politica, assolutamente apartitico.

Da cinquant’anni studio storia, politica ed economia. Non per mestiere, ma per necessità. Perché capire il mondo non è un passatempo: è un dovere. Scrivo per onestà intellettuale, per rimettere ordine dove il pensiero si è fatto confuso, omologato, pigro.

Non ho mai accettato verità impacchettate né morali a comando.
Credo nella responsabilità personale, nel dubbio, nella tradizione, nella libertà del pensiero critico.
Non appartengo a nessuno. E non scrivo per piacere: scrivo perché tacere, a volte, è peggio che sbagliare.

Da me troverai solo lavori fatti con le mani e idee scolpite con la testa.

Senza slogan. Senza bandiere. Solo ciò che penso. Solo ciò che faccio.

A settembre 2026 ho fondato il sito Volo Radente (www.voloradente.eu) dove pubblico i miei articoli riprodotti anche su Pensalibero.it

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti