
La Biennale di Venezia giunta alla 61° Edizione intitolata In Minor Keys –presieduta da Pietrangelo Buttafuoco- delinea la filosofia della curatrice Koyo Kouoh (scomparsa a pochissimi mesi dalla nomina nel maggio 2025) con il progetto ereditato e proseguito dal suo staff. Realizzato in poco tempo e teso alla selezione di 110 artisti provenienti da varie zone geografiche del mondo – con pochissimi artisti italiani- a Venezia, l’arte resiste. Nonostante tutte le polemiche, le difficoltà e problematiche e forti contrasti – di cui non entriamo in merito in questo contesto- ma che hanno alimentato l’interesse del pubblico all’apertura con diecimila visitatori, la mostra di Koyo Kouoh si dispiega anche nei riferimenti letterari nei luoghi di In Minor Keys e fonti d’ispirazione tra cui, Beloved di Toni Morrison e Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez, Il progetto di allestimento affidato a Wolff Architects (Città del Capo) ha ideato il suggestivo ingresso-soglia del Padiglione Centrale e Giardini della Biennale come sorta d’architettura sensoriale: grandi banner color indaco sospesi indicano sezione dopo sezione da attraversare…Il variegato percorso classico che si snoda dagli antichissimi ambienti de l’Arsenale luogo della Serenissima Repubblica di Venezia (vi si costruivano le navi) al Giardino delle Vergini sino ai Giardini di Castello e nella Polveriera austriaca di Forte Marghera nella Terraferma veneziana, non tralascia anche un programma dedicato a performance che pone il tema del corpo come luogo di conoscenza e veicolo politico di resistenza collettivo e contemporaneamente la dimensione spirituale di guarigione. L’amore per la Natura, per il Cosmo è manifestato dalla presenza artistica di Maria Magdalena Campos-Pons (classe 1959, Cuba) già presente nel Padiglione Cuba nell’edizione da La Biennale nel 2013 dal titolo Palazzo Enciclopedico con le sue celebri tele raffiguranti forme disegnate di occhi celesti, enormi fiori disegnati nei dipinti e disegni. Nonostante il clima che ha influenzato nei giorni scorsi la Biennale .tra dibattiti violenti,manifestazioni e volontà e negazione alla libera espressione artistica, ciò che emerge è una consistente attualità dettata da artisti e poeti africani e un numero d’artiste impegnate nella creazione di opere-tessili che designano simbolicamente la sfera dei valori artigianali da trasmettere unitamente all’ antica memoria storica da preservare e da tramandare.Un tema non nuovo e peraltro già affrontato ne la Biennale d’arte scorsa.. Alle Tese dell’Arsenale l’italiana Chiara Camoni stabilisce metafore narrative all’insegna del sacro femminio. Così anche per il Padiglione d’Ungheria con l’istallazione di Endre Koronczi che traduce l’opera in termini visionari ed onirici; il tutto animato da un orizzonte cancellato da forti raffiche di vento virtuali provenienti dal cosmo. Il Padiglione russo trova l’equilibrio attraverso una serie di azioni-performances d’artisti animate tramite soluzioni espositive visibili solo all’esterno del padiglione rappresentazioni sino a fine novembre con ricche proiezioni in loop su maxi schermi. A Sant’Elena creato il Padiglione del Comune della città di Venezia mentre quello delle arti decorative del Victoria Albert Museum di Londra che partecipa per le Applicate è sempre all’Arsenale. Il Padiglione della Santa Sede-promosso dal Dicastero del Prefetto della Santa Sede- invece quest’anno ha luogo nella Chiesa di Santa Maria Ausiliatrice e nel Giardino dei Mistici dei Carmelitani Scalzi con la mostra L’Orecchio è l’occhio dell’anima curata da Hans Ulrich Obrist e Ben Wickers. La location di quest’ultima è interessante perché al suo interno si attraversano i giardini dove sono state ripristinate le antiche vigne dei frati. Da visitare anche l’Isola di San Giorgio Maggiore con lo scenografico Giardino creato da Borges il Labirinto veneziano e il Teatro verde e a pochi passi la visione permanente del Parco di Architettura – creato da qualche anno dal Padiglione del Vaticano – progettato e realizzato da architetti internazionali sul tema della Cappella: il Vatican Chapel architetture che ospitano la preghiera, il silenzio, la pace circondati da un’oasi verdeggiante botanica. Il tour d’arte fervido in tutta la Laguna -tra eventi collaterali targati solo con il logo Biennale di Venezia e non ,e quelli che vorrebbero essere- sono molteplici. Tra i tanti , segnaliamo la prestigiosa esposizione de la Collezione Pinault a Punta della Dogana e Palazzo Grassi con le due rassegne, le Gallerie de l’Accademia che oltre all’importante Museo da visitare, ospita lo spazio del contemporaneo adibito quest’anno con la personale dell’artista , Marina Abramovic con l’antologica con opere datate 1997. Al Museo Internazionale d’Arte Moderna Ca’Pesaro in scena la pittura trasfigurata dell’artista inglese Jenny Saville, alla Fondazione Prada Arthur Jafa e Richard Prince. Non manca Anish Kapoor con la sua Fondazione a Palazzo Manfrin sestiere di Cannaregio mentre a Palazzo dei Leoni sul Canal Grande sede della collezione Guggenheim c’è il racconto de la Nascita di una collezionista: la mitica Peggy che scelse Venezia quale luogo magico per stabilirsi e vivere e creare la collezione omonima. La 61.Esposizione è realizzata con il sostegno di Bulgari Partner esclusivo della manifestazione, Illycaffè main sponsor. Sponsor: American Express, Bloomberg Philanthropies, Vela-Venezia, Vela-Venezia-Unica e Quattro Gatti che debutta come azienda del settore Gin a Venezia. Inoltre RAI Media Partner con il sostegno del Ministero della Cultura,la Città di Venezia la Regione Veneto e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana e la Marina Militare.
Laura Novello
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