
Con la bella stagione in Italia si susseguono, nell’arco di pochi giorni, i festeggiamenti per la Liberazione dal nazifascismo, per i lavoratori e, infine, per la Repubblica. Eventi fondativi del nostro attuale assetto istituzionale, dei quali Fosco Frizzi ha avuto qualcosa di significativo da lasciarci, più che con le parole, con la testimonianza.
Nel centenario della morte di Piero Gobetti vale la pena ricordare che entrambi erano nati nel 1901. Né l’uno né l’altro hanno conosciuto la vecchiaia. Diversi, ma accomunati da un medesimo destino: la lotta per la libertà, giovanissimi, contro il fascismo, avvisandone subito il pericolo, quando i più ne sottovalutarono la gravità per comodo o insipienza. Pagandone un prezzo altissimo.
Alla morte di Fosco Frizzi, nel 1951, partecipò una folla oceanica; oggi è una figura trascurata della sinistra fiorentina, e non solo. Del resto, non è nelle corde dei nostri tempi custodire il passato, troppo presi a inseguire l’ultimo post, come criceti nella ruota. Ancora più meritoria, quindi, l’iniziativa di Angelo Pontecorboli Editore di pubblicare una memoria di Fosco Frizzi per mano di Adalberto Scarlino, che si è valso anche dell’aiuto di un’accurata ricerca d’archivio, il cui merito va a Susanna Rontani, oltre che di memorie private e scritti inediti.
Il libro, con brevi ma incisivi capitoli, ripercorre le vicende politiche e i passaggi più importanti della vita privata di Frizzi. Più della ferma militanza nel Partito Comunista, negli anni della clandestinità prima e in quelli della partecipazione pubblica dopo la guerra, ciò che si apprezza è il modo in cui Frizzi affrontò le difficoltà.
Cauto e posato, ma non per questo meno risoluto, nella lotta di Resistenza fu un punto di riferimento per la sua umanità e la sua preparazione, ottenuta con grande sacrificio personale, nonostante la salute cagionevole e il tempo dedicato al lavoro. Lo studio era concepito come accrescimento della persona, importante quanto quello materiale apportato dal lavoro e mai separato da esso, ma anzi parte di un unico percorso umano.
Il coraggio di rischiare, disinteressatamente, insieme alla moglie Iole. Quella noncuranza verso benefici personali testimoniata anche in tempo di pace, quando scelse di continuare a vivere con il salario del proprio lavoro, donando l’intero stipendio di deputato provinciale al partito. Deputato alla Consulta Nazionale, declinò persino l’offerta di una candidatura al Senato.
Questo, e davvero molto altro, emerge da una lettura resa ancora più gradevole dalle testimonianze raccolte e dalla partecipazione emotiva che trapela discretamente nella narrazione. A riguardo, particolarmente delicate e ricche di umanità sono le parole che Frizzi lascia alla nipotina Lelia, madre dell’autore. E che, come in un fiume carsico, riemergono in Enrico Periti che, pur non avendo potuto conoscere il nonno, ne ha comunque raccolto l’eredità morale.
Il tutto è completato da accurati riferimenti bibliografici che testimoniano la profonda cultura dell’autore e possono costituire un’autorevole guida per approfondire o ampliare i temi trattati.
Alberto Lopez

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