
Nella periodica riunione di politica monetaria la Banca Centrale Europea ha aumentato ieri i tre tassi di interesse di riferimento di 0,25 punti percentuali, portandoli così in un intervallo tra il 2,25 e il 2,65 per cento. In questo modo punta a ridimensionare l’inflazione, cioè l’aumento dei prezzi, che in questi mesi è tornata a essere elevata a causa della crisi energetica provocata dalla guerra in Medio Oriente.
È una decisione molto importante, perché è il segnale che ora l’aumento dei prezzi è tornato a essere un problema. L’ultima volta che la BCE aveva aumentato i tassi di interesse era stato quasi tre anni fa, a settembre del 2023, nel pieno dell’inflazione innescata dalla prima pandemia e poi dalla guerra in Ucraina.
A maggio, nei paesi dell’euro, l’inflazione è stata in media del 3,2 per cento: significa che a maggio i prezzi erano più alti del 3,2 per cento rispetto a maggio dell’anno scorso, quasi il doppio rispetto a quanto salivano solo all’inizio dell’anno, e l’aumento più alto da settembre 2023. Anche in Italia a maggio l’inflazione è stata del 3,2 per cento.
Non sono ancora variazioni estreme e sono ben lontane dai picchi che si raggiunsero nel 2022, quando l’inflazione superò persino il 10 per cento. Ma la tendenza è chiaramente in salita, e l’inflazione è già sopra il livello di guardia della BCE, che per statuto è impegnata a mantenere l’aumento dei prezzi intorno al 2 per cento, una soglia generalmente considerata coerente con un’economia sana.
L’aumento dei tassi è lo strumento di politica monetaria delle banche centrali per tenere sotto controllo l’inflazione quando sale più del dovuto. Se i tassi di interesse di riferimento aumentano, di conseguenza sale anche il costo dei mutui e dei prestiti. L’idea è che le persone e le aziende prendano meno soldi in prestito se questi sono più cari: con meno investimenti e consumi l’economia rallenterebbe e i prezzi dovrebbero smettere di aumentare troppo.
Sebbene nel breve periodo sia lo strumento considerato più efficace contro l’inflazione, l’aumento dei tassi di interesse è comunque una misura generalmente impopolare. Il rincaro dei mutui, che peraltro è già in corso da mesi, è una conseguenza mal tollerata sia da chi deve comprare casa e si ritrova a farlo in condizioni peggiori sia da chi ha un mutuo a tasso variabile, la cui rata segue l’andamento dei tassi di mercato.
Tassi di interesse in aumento sono anche un rischio, e il lavoro delle banche centrali consiste nel manovrarli quanto basta a fermare l’inflazione, senza portare l’economia in recessione.
Raggiungere un equilibrio è però molto difficile in queste condizioni. È difficile innanzitutto per la grande incertezza intorno alle sorti della guerra in Medio Oriente: la BCE ha detto che l’intensità dell’effetto sui prezzi dipenderà da quanto durerà la guerra e dalla gravità della crisi energetica, e che la decisione di aumentare i tassi è per ora una prima risposta per navigare in questa incertezza.
La decisione è rischiosa perché il mondo sta affrontando la seconda crisi per inflazione in quattro anni, quando l’economia deve ancora in certa misura riprendersi dalla prima. In alcuni paesi europei, tra cui l’Italia, i redditi non hanno ancora recuperato il potere d’acquisto di prima: significa che tuttora le persone possono comprare e fare meno cose di prima coi loro redditi, e che nei fatti sono più povere.
In conferenza stampa la presidente della BCE Christine Lagarde ha detto che ci si aspetta che le condizioni dell’economia peggioreranno nei prossimi mesi. Gli economisti parlano da tempo dell’ipotesi che si possa arrivare a una stagflazione, cioè a una condizione in cui l’economia non cresce, cioè una stagnazione, mentre invece crescono i prezzi, quindi c’è inflazione.
Anche per queste ragioni la decisione della BCE, seppure largamente attesa, non era scontata, anche per la sua tempestività. La guerra in Medio Oriente è iniziata solo da qualche mese e i suoi effetti non sono ancora arriva completamente all’economia: per ora sono aumentati solo i prezzi dei carburanti e in generale dell’energia, che ancora non sono trasmessi del tutto ad altri settori, come i beni da supermercato o i prodotti di largo consumo.
Quando fu il momento di aumentare i tassi di interesse dopo l’inizio della guerra in Ucraina, la BCE fu molto più riluttante, e fu molto criticata per aver lasciato che i prezzi salissero troppo e troppo rapidamente senza una risposta.
Mercoledì prossimo toccherà decidere sui tassi di interesse anche alla Federal Reserve, la banca centrale statunitense. Negli Stati Uniti l’inflazione è ancora più alta che nei paesi europei: a maggio è stata del 4,2 per cento, il livello più elevato da tre anni.
In vista di un aumento dei tassi di interessi della Federal Reserve con conseguenze anche sulla stabilità dei tassi di cambio, forse ha un senso l’azione preventiva della Bce, mentre sono discutibili gli altri effetti in vista della rimozione delle cause con la firma di un imminente trattato di pace tra Iran e Stati Uniti.
La presidente della Banca centrale europea (BCE), Christine Lagarde, ha difeso la decisione di aumentare i tassi d’interesse, definendola “solida in tre diversi scenari”.
Christine Lagarde ha dichiarato: “La guerra sta generando pressioni inflazionistiche e la decisione di aumentare i tassi è solida in una serie di scenari che descrivono come lo shock potrebbe evolvere e influenzare le prospettive di medio termine per l’area dell’euro”.
Il conflitto in Medio Oriente, iniziato a febbraio, ha avuto ripercussioni in tutta Europa. La chiusura a intermittenza dello Stretto di Hormuz ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi di petrolio e gas, con un forte impatto sugli importatori europei.
Il rialzo dei tassi della BCE segna un netto cambio di rotta rispetto al ciclo di allentamento che aveva caratterizzato gran parte del 2025. L’inflazione nell’area euro ha raggiunto il 3,2% a maggio, il livello più alto da settembre 2023, spinta da un aumento del 10,9% dei prezzi dell’energia.
L’economia dell’Unione europea si è contratta dello 0,2% nel primo trimestre del 2026, spingendo gli economisti ad avvertire sul pericolo di “stagflazione”.
Secondo le ultime Previsioni economiche europee, pubblicate a fine maggio, la crescita del PIL dell’UE è attesa all’1,1% nel 2026 e all’1,4% nel 2027, mentre l’inflazione dovrebbe scendere dal 3,1% nel 2026 al 2,4% nel 2027.
Nelle sue dichiarazioni di ieri, Lagarde ha chiarito: “L’istituzione non sta seguendo un percorso prestabilito dei tassi. Le nostre decisioni sui tassi d’interesse si baseranno sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi che le circondano, alla luce dei dati economici e finanziari in arrivo, delle dinamiche dell’inflazione di fondo e dell’efficacia della trasmissione della politica monetaria. Nonostante le incertezze, la BCE ha elaborato tre possibili scenari di breve periodo per giugno 2026: moderato, avverso e grave.
Lo scenario più moderato prevede che i prezzi del petrolio si normalizzino più rapidamente rispetto allo scenario di riferimento, con una moderazione più veloce dell’inflazione, che scenderebbe sotto l’obiettivo del 2% nel 2027 e nel 2028, mentre la crescita del PIL si riprenderebbe un pò prima e in modo più robusto rispetto allo scenario di riferimento. In questa situazione, la crescita del PIL passerebbe dallo 0,8% nel 2026 all’1,4% nel 2027, mentre l’inflazione scenderebbe dal 2,9% nel 2026 all’1,8% nel 2027. Lo scenario avverso, invece, presuppone che i prezzi dell’energia continuino a salire in un contesto di forte incertezza e ricadute internazionali, con effetti indiretti e di secondo impatto più marcati sull’inflazione. La crescita del PIL reale sarebbe dello 0,7% nel 2026, per salire allo 0,9% nel 2027, mentre l’inflazione raggiungerebbe il 3,3% nel 2026 e il 3,0% nel 2027. Nello scenario grave, l’UE si troverebbe ad affrontare uno shock dei prezzi dell’energia più forte e persistente, con la crescita del PIL reale che rallenterebbe allo 0,5% nel 2026-27, prima di rimbalzare leggermente più velocemente nel 2028”.
Lagarde ha ribadito ai giornalisti che la priorità assoluta della BCE è contenere l’inflazione spiegando: “Se si lascia che l’inflazione sfugga al controllo, diventa molto più difficile riportarla al livello di stabilità dei prezzi che abbiamo il compito di garantire. La scelta giusta è stata infatti aumentare i tassi d’interesse, impegnandoci a garantire la stabilità dei prezzi, così che le persone possano prendere le loro decisioni di investimento, occupazione e di negoziazione salariale alla luce di questo impegno a ristabilire la stabilità dei prezzi”.
I critici della decisione di Lagarde sostengono che l’aumento dei tassi colpirà soprattutto i settori più produttivi e innovativi d’Europa.
Calvin Vella, ricercatore di Positive Money Europe, Ong con sede a Bruxelles, in una nota ha dichiarato: “Una decisione del genere non ridurrà i prezzi dell’energia. Renderà però più costosi gli investimenti nelle energie pulite, rallentando l’unica soluzione che potrebbe farli scendere in modo duraturo. Questo è importante perché le rinnovabili non sono solo una soluzione climatica, ma anche una soluzione per la stabilità dei prezzi. L’aumento del costo del denaro mette inoltre a rischio la competitività dell’Europa rendendo più costosi gli investimenti nei settori più puliti, riducendo così la capacità di garantire la sicurezza energetica per l’Europa. Il rialzo dei tassi accresce anche le disuguaglianze, incidendo sui salari e riducendo la disponibilità di posti di lavoro”.
Lagarde ha anche detto che l’economia europea trarrebbe beneficio da importanti cambiamenti strutturali, come investire nelle rinnovabili a scapito di petrolio e gas.
La presidente della Bce ha chiarito: “Le riforme per accrescere il potenziale di crescita dell’area euro e accelerare la transizione energetica, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili, sono più vitali che mai”.
Su quest’ultimo punto c’è un forte ritardo in Italia e nell’Unione Europea dove si punta sul nucleare anziché sulla geotermia realizzabile nel breve periodo con costi di impianto, di manutenzione, di affidabilità e di gestione lungamente più competitivi rispetto agli altri impianti per produrre energia rinnovabile. Sarebbe ora che il PSI inserisca la geotermia nel suo programma politico.
Salvatore Rondello

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