
Il nazionalismo, nato dalle ripercussioni delle risultanze dei fatti di Adua prima e del
regicidio di Monza, poi, trova in Corradini il massimo esponente, che non esita ad affermare che “ in principio il nazionalismo fu soltanto un grido di dolore per la sconfitta e più per la vergogna della guerra male troncata (Adua , ndr). Fu il grido di dolore dell’anima italiana che ancora una volta aveva invocata la vittoria, madre delle nazioni, ed ancora una volta se l’era vista portar via…Tale carattere di pathos militare, di tragica religiosità, ebbe nei suoi primordi il Nazionalismo italiano.”Non aveva tenuto conto, però, il Corradini , che il popolo italiano ,in varie manifestazioni di piazza aveva dimostrato spregio per la situazione che si era venuta a creare dopo la guerra e per la guerra in Africa fino ad insultare, al grido di “ viva Menelik” anche la memoria dei soldati morti ad Adua compiendo fino in fondo il proprio dovere.Questi fermenti di nazionalismo si ritroveranno poi nelle pagine intrise di roventi polemiche, nelle riviste di cultura ”La Voce” ed “Il Regno” con Prezzolini e Papini “.
In quegli stessi anni , però, era diventata forza concreta e nuova (perché aveva compreso in profondità le esigenze e le necessità del
popolo ), un movimento culturale e politico capace di produrre vasti capovolgimenti nei cittadini e nella vita della Nazione: il Movimento Socialista. Coagulava attorno a sé le masse, il dolore ed i bisogni della gente. Poneva già la questione sociale attraverso la lotta di classe e l’internazionalismo per dare dignità alla persona e voce alla nazione. E questa forza d’azione – mai di pensiero – scaturiva dal fatto che le nuove invenzioni tecnologiche ,con la meccanizzazione del lavoro ,la facile strada per l’incremento della produzione, l’introduzione dei nuovi mezzi di trasporto via mare-terra-mare, avevano creato grossi problemi nel mondo del lavoro inteso solo come problemi della classe lavoratrice. Il movimento socialista aveva sposato questa causa : aveva fatto prendere coscienza ai lavoratori che essi costituivano il perno principale , la colonna portante dell’intero ciclo produttivo. Per cui da questo nuovo mondo scaturivano le richieste per migliorare le condizioni economiche dei lavoratori fino ad arrivare “ ad instaurare l’impero della classe proletaria contro l’usurpatore ingiusto e profittatore dei guadagni dei lavoratori “. ( il capitalismo, ndr). Novità di grande rilievo nel mondo dell’economia avvenuto, come sappiamo, tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo.
Il socialismo, operò con grande forza e vitalità tanto da rendere reali le basi per migliorare le condizioni di vita, “in verità miserrime, del proletariato italiano”.
Terreno favorevole visto che ormai l’Italia si avviava, verso nuovi traguardi, “superato lo slancio del Risorgimento ormai affetto da inguaribile senilità” e “l’abbattimento generale dopo il rovescio di Adua” .
Forza socialista ancor più vigorosa, quindi, per la pervicace avversione a qualsiasi iniziativa che potesse far sorgere proposte o tentativi di azioni colonialiste. Movimento d’azione, il socialismo- abbiamo detto . Gran merito ricavato – e lo afferma lo stesso Corradini nei suoi scritti – dallo studio profondo ed analitico della “ Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e dai valori positivi della Rivoluzione Francese in generale”.
Questi fermenti di idee portarono a far fiorire riviste che ebbero un ruolo ben preciso nella società italiana. La massoneria deferente a Crispi, non appena questi morì, si slegò, ma prima “s’impossessò della Società Dante Alighieri per la diffusione e la lingua e della cultura italiana fuori dal Regno “. Si espanse attraverso la “costruzione “ di Logge sparse nel Paese. Annoverò nelle sue liste personaggi come Garibaldi, Mazzini, Cavour, Saffi, Bertani, Cattaneo, Ferrari ed altri. Ma la Massoneria venne smentita dagli stessi interessati in quanto risultò, poi, che il solo Garibaldi e il Bertani avevano aderito incondizionatamente e volontariamente alla Società segreta. Nel 1910 vide la luce un’altra rivista: “UTOPIA”, quindicinale del socialismo rivoluzionario Italiano. Giulio Barni in un articolo pubblicato nei primi numeri, sostenne non esservi antitesi tra nazionalismo e massoneria , mentre era molto evidente l’incompatibilità tra massoneria “ espressione borghese particolare dell’anima nazionale” e socialismo. Dopo il congresso di Ancona, finalmente, Utopia, pubblicava un articolo : “ Contro la Massoneria” in cui si riportava quanto deciso dallo stesso congresso: “…Il Congresso…. Dichiara nella forma più esplicita incompatibile per i socialisti la entrata e la permanenza nella massoneria, ed invita le sezioni ad espellere quei compagni che non conformassero la loro condotta avvenire ai criteri dettati in questo o.d.g….”. La terza forza, il socialismo riformatore , era già “ sul campo ” con l’organo ufficiale e fulcro delle idee socialiste italiane : la rivista diretta da F.Turati “CUORE E CRITICA –Rivista di studi sociali, politici e letterari”. Divenne poi definitivamente, sin dal 1892, Critica Sociale . Collaboratori d’ogni tendenza. Tribuna libera ed aperta a tutte le idee. Ardigò, G.Bovio, Antonio ed Arturo Labriola, F.S.Nitti, Luigi Einaudi, G. Salvemini e tanti altri di cui un nutrito numero massoni. La rivista accomunava pensatori di correnti democratiche e positivistiche di libero pensiero ed anche una corrente sociologica.
In tutto questo giganteggiava un criterio obiettivo unitario. L’unità di pensiero, infine, della “Critica Sociale“ le conferiva, come aveva scritto Utopia, il ben meritato privilegio della chiarezza.
Un’Italia, prima concreta, poi esitante, indecisa, sconfitta, affamata. Una Italia ,poi, di splendore , ricca di idee e di fermenti ideologici.
Questa, crediamo, sia stata l’Italia di fine risorgimento, per la cui storia oggi si apre la discussione con proposte di seria revisione, perché in discussione sono gli uomini che la guidarono e le loro azioni, in discussione sono i fatti nel loro divenire.
C’è adesso un nuovo fermento. Riaprire le vicende storiche alla luce dei nuovi documenti impongono una revisione più profonda ed oggettiva per dare alla storia la verità, agli italiani la storia vera, senza infingimenti o laudativi di parte.
Giovanni Venezia

Lascia un commento