
Oggi tutti parlano di Africa, ma pochi sono capaci di agire in modo rapido ed efficace.
L’ Italia deve essere orgogliosa di Emergency che in Sudan ha aperto nelle settimane scorse un nuovo reparto di chirurgia di urgenza e di traumatologia nell’ ospedale cardiochirurgico., il Centro Salam. https://www.agi.it/estero/video/2023-08-20/emergency-nuovo-ospedale-chirurgia-urgenza-sudan-22695194/?fbclid=IwAR3iPQ_EqA7ZiIHD0_nirgJ3nZeexC1TkMv-Xg8WK7tn9L997LEvjran20g
Ricordo con grande emozione il sorriso di Teresa Strada quando nel 2008 a Venezia discuteva del progetto Salam a Karthoum con i Ministri africani della Sanità.
https://www.emergency.ch/it/programma-anme
Tutti dovrebbero conoscere e sostenere – a partire dal Governo italiano – la coraggiosa scelta compiuta in piena guerra dai medici e da tutto il personale di Emergency.

La modernissima sala operatoria di cardiochirurgia a Karthoum
(foto sito Emergency)
Ho visitato il 20 marzo il grande e modernissimo Centro di cardiochirurgia, una delle poche strutture di eccellenza sanitaria dell’intero continente africano.
I nuovi reparti di traumatologia e d’ urgenza a Karthoum sono utilissimi, si tratta di una città dilaniata stata per strada, piazza per piazza, isolato per isolato, dalla guerra fratricida tra l’ esercito regolare e le milizie RSF.

Da Giorgia Meloni in giù tutti gli italiani dovrebbero guardarsi allo specchio e chiedersi: come posso aiutare un ospedale che opera sotto le bombe nel dramma della guerra che insanguina non solo la capitale Karthoum, ma tutto il Sudan, a partire dal Darfur?
Dobbiamo vergognarci di chi invece di premiare, vuole punire chi si impegna in “troppi” soccorsi in mare. Ma non basta indignarsi, serve agire e dare una mano a chi come Emergency non ha paura di curare i feriti in piena guerra. Tutti i lettori di Pensalibero.it possono aiutare innanzitutto rompendo il silenzio su un conflitto sanguinoso di cui nessuno parla più.
Marco Mayer

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