
Al netto della retorica moralista occidentale, mentre i salotti e le opinioni pontificano, le intelligence lavorano. Raccolgono segnali, incrociano fonti, logorano le reti dell’avversario, tolgono ossigeno alle filiere, aprono corridoi quando serve e li chiudono quando conviene. La storia si muove lì, non nei thread indignati.
Israele non sta inseguendo un’astrazione. Sta smontando un apparato armato con metodo e pazienza. Obiettivo: togliere alla milizia la capacità di governare, rifornirsi e colpire. I tunnel non crollano per una mozione, crollano per attrito calcolato. Quando arsenali, quadri e linee di rifornimento si assottigliano, la propaganda resta senza muscoli. Finisce sempre così: prima l’organizzazione diventa irrilevante, poi scompare come soggetto politico. Epilogo scritto.
Dall’altra parte, la scommessa russa si consuma nella matematica dei mezzi. La guerra di logoramento la vince chi produce, ripara e innova più in fretta. Microchip, munizionamento, officine, valuta, cervelli. Qui l’inerzia è spietata. Se i costi superano i benefici e le opzioni sostenibili si esauriscono, si arretra. Non per bontà. Per necessità. Anche questo epilogo è scritto.
Il resto è rumore. Flottiglie in cerca di telecamere, riconoscimenti simbolici senza fondamenta, indignazioni a orologeria. Scenografia che non sposta la bussola. La realtà premia la continuità, non il clamore. Premia chi regge, chi coordina, chi studia l’avversario fino a svuotarlo di utilità.
Conclusione perentoria. Israele porterà Hamas fuori dalla scena come potere governante. Putin lascerà l’Ucraina perché non potrà permettersi di restare. Non è profezia, è aritmetica della forza e del tempo. Le intelligence hanno già impostato il metronomo. La musica, volenti o nolenti, andrà a tempo con loro.
Piero Terracina

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