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L’ attacco ad Harvard è solo la punta dell’ iceberg…

Nell’attuale fase della politica internazionale sarebbe bene utilizzare con grande cautela la tradizionale distinzione tra “soft power” e “hard power” nell’ analizzare la  competizione strategica tra grandi potenze. La capacità di attrarre in modo consistente e duraturo i migliori talenti da tutto il mondo costituisce una delle più significative manifestazioni del soft power ed è al tempo stesso una delle condizioni più significative per mantenere la primacy nella sfera dell’ hard power. La velocità esponenziale della rivoluzione tecnologica rende, infatti, imperativo  attingere  alle  energie più creative  disponibili in ambito  internazionale.

di Marco Mayer | 3 Giugno 2025
Taped to a pole at Harvard University, “Resist F-Elon Trump at Harvard University”.

Nell’attuale fase della politica internazionale sarebbe bene utilizzare con grande cautela la tradizionale distinzione tra “soft power” e “hard power” nell’ analizzare la  competizione strategica tra grandi potenze. La capacità di attrarre in modo consistente e duraturo i migliori talenti da tutto il mondo costituisce una delle più significative manifestazioni del soft power ed è al tempo stesso una delle condizioni più significative per mantenere la primacy nella sfera dell’ hard power. La velocità esponenziale della rivoluzione tecnologica rende, infatti, imperativo  attingere  alle  energie più creative  disponibili in ambito  internazionale. Senza questo apporto diventa impossibile  vincere le grandi sfide sul terreno strategico e militare. La  connessione che  oggi collega in modo  strettissimo le dimensioni soft e  hard  nell’esercizio del  potere nell’ arena globale è spesso trascurata dagli studiosi di relazioni internazionali. Ma ciò che e’ veramente incomprensibile e sorprendente e’  che negli Stati Uniti essa è completamente ignorata  dal partito repubblicano e dagli esponenti del vasto movimento politico MAGA. (Make America Great Again). L’ attacco ad Harvard e’ solo la punta dell’ iceberg. In questi primi mesi dell’ amministrazione Trump l’atteggiamento di chiusura nei confronti di docenti,  ricercatori e  studenti universitari stranieri  appare in palese  contrasto con gli interessi nazionali degli Stati Uniti nel medio e nel lungo periodo.Continuando di questo passo l’ incapacità di attrarre i migliori talenti avra’ un costo altissimo per gli Stati Uniti. Senza una rapida inversione di rotta allora si che il declino (non solo  scientifico) degli USA  diventerà inevitabile. Gli scienziati e i ricercatori studiano e insegnano volentieri nelle società aperte, nei  paesi in cui possono agire e vivere  in piena libertà. Come non ricordare  la grande fuga di cervelli da Hong Kong in seguito alla stretta repressiva imposta nel 2020 dal regime di Pechino in violazione degli accordi con il Regno Unito per il takeover del Dragone nel 1996? Nelle ultime settimane gli alleati e i partner degli Stati Uniti cercano di approfittare  della miopia della Casa Bianca per attrarre nelle loro università i migliori studiosi stranieri. A questo scopo l’ Unione Europea ha stanziato su proposta di Ursula Von der Leyen 500 milioni di euro. Niente di male, si tratta di reazioni tattiche comprensibili.. Ma il discorso è ben più ampio, in vista dell” imminente vertice della NATO Giorgia Meloni e altri leader alleati dovrebbero  sollevare direttamente il tema con Il Presidente Trump e con il vicepresidente Vance. Un brusco declino dell’ egemonia scientifica americana rischia di avvantaggiare il totalitarismo del regime cinese mettendo a rischio il futuro di tutte le democrazie, occidentali, asiatiche e africane.

Marco Mayer

Pubblicato in : Apertura

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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