La cosa peggiore che ci potesse capitare, non è l’uscita della Gran Bretagnia dall’Europa. La cosa peggiore è quella che ci coinvolge ormai da molti anni: crescita zero, natalità in decrescita e la mancanza di un progetto europeo. Il modello Italia, diventa sempre più il sistema Europa, con il prodotto interno lordo, il pil che non cresce, mentre le economie emergenti riducono a un ruolo sempre più marginale il Vecchio Continente. Il vero problema dell’Europa è la politica di austerità imposta a tutti i costi, ed in modo indiscriminato, a Paesi che hanno storie economiche diverse, fino a ridurli in miseria (vedi il caso della Grecia). Di fronte alla crisi, gli Stati Uniti hanno adottato il modello keynesiano (l’intervento dello Stato per salvare l’economia e promuovere investimenti). In Europa si è fatto esattamente il contrario. La Fiat ha potuto salvare la Crysler con gli aiuti del governo americano. In Italia abbiamo il problema del debito pubblico; indubbiamente, è un macigno che pesa e che costa allo Stato in termini d’interessi. Ma non è il problema maggiore, come dimostra il Giappone, che ce l’ha il doppio del nostro. Il Giappone ha un grossissimo indebitamento, per lo più nei confronti dei propri cittadini (questa è una lezione che dovremmo imparare); aspetto non di poco conto, che mette a riparo i nipponici dalla speculazione dei mercati. Ma il Giappone, contrariamente all’Italia cresce, e conseguentemente si riduce il rapporto deficit/pil. L’Italia ha perso negli ultimi otto anni il 15/20 per cento di pil, a causa della crisi e delle politiche di austerità imposte dall’Europa. Questo è il vero problema. L’uscita dell’Inghilterra dall’Europa porta con sé dei problemi, ma forse da molto tempo i Paesi fondatori dell’Ue avrebbero dovuto chiedere all’Inghilterra di fare un passo indietro e uscire dall’Unione. All’indomani della mancata ratifica della costituzione europea è apparso fin troppo chiaro, che si è su due sponde diverse; fuori di metafora. Loro sono un’isola che conserva ancora le manie di grandezza dell’Impero britannico. Noi siamo il Vecchio Continente che deve rimanere concreto e coeso. Ritrovare coesione, e un progetto comune, questo è il problema. Anche i paesi dell’ex blocco sovietico, come l’Ungheria e la Polonia che si trovano sempre in disaccordo con Bruxelles, ci si chiede se sono entrati in Europa solo per gli aiuti. Occorre fare in modo che le nazioni giornalmente in disaccordo con la Commissione, escano dall’Europa. è ancora possibile credere nel sogno di Altiero Spinelli, degli europeisti che sono andati in carcere per questo ideale. Ricordiamo il manifesto di Vendotene firmato da Terracini, Spinelli e da un gruppo di antifascisti. Il vero problema di questa Europa è la disomogeneità. Per fare nuovi passi in avanti, è salutare che escano insieme all’Inghilterrà altre nazioni e che non entrino altri Paesi tipo la Turchia, fino al giorno in cui il Vecchio Continente non sia solidalmente unito, da una completa associazione politica, economica e bancaria. Sì, anche bancaria, perché come dimostra la crisi, senza un solido sistema creditizio, non si va da nessuna parte.
L’uscita dell’Inghilterra non è la cosa peggiore…
L’Europa arretra, questo è il problema
Info Roberto Fronzuti
Fronzuti Roberto, editore e giornalista. Nel 1967 Inizia l’attività giornalistica collaborando con varie testate. Nel 1968 Fonda e tuttora dirige il settimanale d’informazione “L’Eco di Milano e Provincia”. Ha fondato le riviste di settore mensili, “Stampare” e la pubblicazione “F & C Magazine” tradotta anche in inglese e spedita in altri paesi. Dal 1970 al 1980 ricopre incarichi a livello amministrativo nel Comune di San Donato Milanese, nel ruolo di assessore alle Finanze e Commercio. Nel 1992, su nomina del Presidente dell’0rdine dei Giornalisti, entra nel Consiglio di Presidenza dell’Istituto per formazione al Giornalismo Carlo De Martino. Dal 1992-1997, viene eletto nel Consiglio direttivo dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Dal 1997 ad oggi, è Segretario Nazionale della Associazione onlus “Tribunale per la Tutela della Salute”.
Ad oggi, Editorialista del settimanale on-line www.pensalibero.it, dal 1
gennaio 2016 è stato nominato direttore de Il Globulo, la rivista dei Donatori di Sangue dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

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