Il gigante barcolla? Con la Brexit il progetto politico dell’Unione europea perde slancio? Francamente: ma quale progetto politico? Quale progetto? Il comitato d’affari presieduto dall’ottimo Juncker accusa il colpo e annuncia turbolenze, nervosismo, volatilità, recessione, tensioni sociali. Sfighe supposte, evocate o già messe in cantiere? Vogliamo credere alla loro buona fede? Sono davvero credibili? Ce lo vogliamo dire che nella migliore delle ipotesi quelli della Eu non hanno saputo affrontare i reali problemi dei cittadini? Anzi.
Ci sono o ci fanno? L’Eu delle meraviglie consiste nel confidare e nell’attendere. Quanto? Non è dato sapere. Gli europeisti di rango, politici e opinionisti, tristi e delusi solo pro tempore, non si sono smentiti all’indomani: nessuna enunciazione originale, nessuna riflessione autentica. Il rituale scaramantico, offerto more solito, ha prima previsto di rinnovare considerazione e insostituibilità per Bruxelles. Poi la penosa irritante sequela senz’anima: riaffermare la solidarietà tra i paesi membri, il rilancio dell’economia, che l’europa volti pagina, occorre uno scatto in avanti per affrontare i grandi problemi, un impegno serio e comune per regolare il flusso dei migranti, il consolidamento, la stabilizzazione, bla, bla.
Permesso di soggiorno? La Tv di stato, sempre etichettata erroneamente come servizio pubblico, è andata a scovare tra i 600 mila italiani a Londra e nei dintorni, quelli che hanno manifestato preoccupazioni medio/alte sul presunto – imminente per qualcuno – allontanamento dalla Gb per subentrante catalogazione come extracomunitario. Ma come? E’noto che nella Eu hanno rubricato, profughi e migranti, gli asiatici e gli africani che lasciano le loro terre tormentate e la Tv vorrebbe farci intendere che il termine extracomunitario lo affibbierebbero ai nostri connazionali cola’ da anni domiciliati e con regolare contratto di lavoro? E nonostante l’ambasciatore britannico a Roma abbia da subito escluso qualsiasi ripercussione negativa in tal senso e negato comunque la retroattività in caso remoto di restrizioni.
Non da poco sottolineare che solo nel Belpaese la parola retroattività viola tristemente la salvaguardia.
Chi gliel’ha chiesto? Senza troppe cautele s’è fatta strada la convinzione che far votare la gente non sia poi una buona idea: comporterebbe rischi, magari incalcolabili. L’ignoranza, l’emotività, la ruralità, l’età non più verde possono far prendere cantonate agli improvvidi elettori. Da Monti a Severgnini, passando per Napolitano ingombrante pater familias, non pochi si sono arrangiati su per i muri con queste congetture in libera uscita. Beati i professori sempreverdi e i giornalisti urbanizzati, tutti amabilmente totalitari, così attenti e arditi a discriminare il voto auspicabile plausibile da quello difforme inaccettabile.
A ottobre cadono solo le foglie? “Nei momenti di difficoltà l’Europa da il meglio di sé…. l’Europa è casa nostra, ma va ristrutturata…..l’Italia farà la sua parte….” C’è chiosa più avvilente che citare le puntualizzazioni di Renzi il magnifico? Sempre sul pezzo con le sue banalità ad effetto. Ben costruite e a cui è assicurata l’immediatezza transitoria e il favore delle cronache più benevole. Col dito votato al twitter o col testone voltato nelle nostre case.
Poi arriverà anche ottobre.

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