Milano stazione Centrale, un lunedì di inizio estate. Salgo su un taxi e dico: buongiorno, corso Sempione, per favore. E mi metto a whatsappare. Per lavoro, che pensate?! Alzo lo sguardo, pochi minuti, e sono già in via Procaccini.
Di solito con gli stessi minuti sei ancora sotto il Pirellone. Che è successo? Milanesi già in ferie a fine giugno e primi di luglio. Macchè mi risponde la tassista con prontezza e piglio professionale: non lo sa? A Milano c’è la nuova moda della vacanza coriandolo. O questa è bella, suvvia mi spieghi.
Fanno il week end lungo-lungo e di conseguenza fanno la settimana di lavoro corta-corta. Partono il venerdì mattina o il giovedì sera e rientrano il lunedì pomeriggio o sera per stare al lavoro al martedì. Tendenzialmente lavorano martedì, mercoledì e giovedì. Il tono del Tendenzialmente è tutto un programma
Sarebbe un calendario estivo da Paese ultra ricco senza problemi di banche e di debito pubblico e invece, da quel che si vede e da qualche testimonianza, è una moda italiana dell’estate 2016. Penso: chissà se ce lo possiamo permettere? Ma non lo chiedo alla tassista. Che intanto prosegue, nella sua analisi, ad alta voce e con inedito sarcasmo: “Con la conseguenza però, caro il mio signore, che il giovedì sera o il venerdì mattina e il lunedì pomeriggio i milanesi sono tutti in coda ai caselli o fermi alla barriere. In fila in autostrada. Una bella scelta. Ah ecco perché Monumentale, Farini, Procaccini, Sempione sono quasi deserti.
Come ti cambia Milano sotto gli occhi. Il “caro il mio signore” mi risuona nelle orecchie con sarcasmo aggiunto. E immagino le lamiere roventi signore che si sventagliano a un chilometro dal casello.
Cambiano le stagioni, cambiano anche le mode. Magari il milanese si tiene pure i 10 12 giorni da fare tutti attaccati e sparpaglia gli altri 8 o 10 giorni a coppia due per settimana, giusto per prepararsi. Chi l’ha detto che, avendone l’opportunità, non si possa attaccare un venerdì e un lunedì a due o tre fine settimana e farsi il lungo week end. Il problema è quanto ci costa. Non solo in termini di soldi e cioè economia applicata, spostamenti, carburante, traffico, tariffe, indotto, ma anche in stress personale ed equilibrio sociobiologico collettivo. Pure questi sono costi, e che costi!
La vacanza coriandolo può essere una bella idea se il viaggio è comodo e senza disturbi se è una bella idea controcorrente. Ma se anche le vacanze coriandolo diventano un fenomeno di massa, come le partenze del 2 d’agosto di una volta, c’è di che pensare sulle mode e sulle tendenze da copiare.
Milano fa scuola anche in questo: come ai tempi degli aperitivi, dei salotti e delle sfilate. Milano è Milano anche nello stile delle partenze estive e non solo nel prêt-à–porter o nell’alta moda.
“Vedrà domani che ressa ci sarà qui” continua la tassista, mentre siamo all’altezza di via Londonio.
Simulo di partecipare al suo sconforto e mi sento anche un po’ in colpa ben sapendo che l’indomani Milano non mi avrà. Insomma per la più grande megalopoli industriale e dei servizi italiana il martedì è il nuovo lunedì. E il giovedì è il nuovo venerdì. Diciamolo a Frate Indovino.
Rivoluzioni ed involuzioni nel mondo e nei calendari del lavoro che per ora forse sfuggono agli osservatori ufficiali e ai centri studi. Ma non ai tassisti. Proporrei una consulta dei tassisti per capire prima degli studiosi come va il mondo.
Nel pomeriggio ritorno in Centrale e incrocio il ministro del Lavoro Giuliano Poletti: “Buongiorno”. “Ciao Buongiorno”. Rapido scambio di convenevoli romagnoli mentre penso: chissà se la vacanza coriandolo è anche frutto della rivoluzione lavoro? Ma è una domanda che tengo per me. Il ministro è già al binario.
Buon viaggio al ministro e a noi tutti.

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