L’unità Socialista è l’unione, lo stare insieme, avere la stessa fede politica, la stessa cultura sociale, economica; significa essere laici, riformisti, liberali e libertari. Significa essere attenti ai problemi della classe operaia in relazione a quelli dell’intera collettività. Significa essere tanti con una sola fede politica, osservare la disciplina di partito che si richiama ad una sola ideologia filosofica. Tutto ciò è cosa ben diversa dall’unità fatta dalla sommatoria d’interessi diversi e da persone egoiste.
Dato per scontato che tutto ciò è vero, parlare d’unità socialista ha un senso, perché significa commentare, analizzare, fare propria la sola ideologia socialista.
La rottura dell’unità dei socialisti, iniziata clamorosamente e vergognosamente con il Congresso di scioglimento del Partito Socialista Italiano, il 13 novembre 1994, va ricercato nell’egoismo, nell’egocentrismo di quegli individui, mestieranti politici, senza cultura e senza scrupoli, che vogliono sfruttare ai fini propri la politica e apparire, alla società, persone importanti.
Il socialista, che cerca l’unità Socialista, deve essere umile, altruista, umano, saggio e, soprattutto, consapevole dei dogmi del socialismo.
Citare solamente i nomi dei tanti che si professano socialisti, ma che tali non sono, significherebbe fare torto all’intelligenza umana e offesa al Socialismo.
Il valore dell’unità socialista è presente in molti compagni decisi a riprendere il discorso dell’unità dei socialisti, che credono nei postulati del socialismo. Essi guardano soprattutto ai giovani come bisogno impellente per arricchire il socialismo di nuove energie, pronte a portare avanti la lotta per l’affermazione del socialismo autonomo, laico, riformista, liberale e libertario.
Domenico Civitano

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