Un caso del destino, o altro, il luogo dell’omicidio di Pavel Sheremet, amico e collaboratore di Nemzov assassinato a Mosca? Sheremet, era in auto quando è saltano in aria per una bomba a controllo remoto, o ad azione ritardata, all’incrocio di due strade nel centro di Kiev. Una, intitolata a un eroe storico dell’Ucraina: Bogdan Khmelnitski, l’atamano cosacco che nel diciassettesimo secolo, combatté i polacchi sollevando i contadini ucraini dal giogo straniero. Al quale, fu fatale però, l’alleanza con lo Zar Alessio I, perché poi si ritrovò in casa i moscoviti e non più i polacchi. L’altra, invece, intitolata a Ivan Franko, politico e intellettuale, socialista, morto poco prima della rivoluzione del 1917, che fu poeta, traduttore in lingua ucraina delle maggiori opere di tutto il mondo. Da Shakespeare, a Dante. Pavel Sheremet muore così, dilaniato da una bomba. In un punto di straordinario significato patriottico per gli ucraini, dopo aver combattuto il regime di Putin, denunciando più volte, da bielorusso, le responsabilità del Cremlino per l’occupazione della Crimea e per la guerra negli oblast di Donets’k e Luhans’k dove si combatte e si muore quotidianamente in uno scontro dimenticato, almeno qui in Italia, tra i carri armati russi e gli ucraini che non vogliono cedere agli invasori. Pavel, fu un giornalista già perseguitato in Bielorussia dal presidente Lukashenko. Fu costretto poi, ad abbandonare anche la Russia per le sue idee da dove si trasferì a Kiev per sicurezza. Aveva trovato l’amore della sua vita: Olena Prytula direttrice del giornale “ Ukrainska Pravda”. La sua scomparsa è un duro colpo alla libertà d’espressione e di denuncia politica, in una situazione di tensione e di sangue che sta sconvolgendo non solo l’Ucraina. Dalla data delle sanzioni alla Russia, tutta l’Europa e il Medio Oriente sono con sempre più frequenza, terreno di morte e attentati. Sheremet collaborava per “Ukrainska Pravda” da diverso tempo. La sua reputazione fu sempre stata di prestigio, anche prima quando lavorava per la televisione russa. La sua amicizia con Alexsei Navalny, blogger e leader dell’opposizione, gli costò non poco. Si spostò a Kiev per continuare la sua attività di giornalista indipendente, critico della politica di Porotsenko, ma soprattutto contro oligarchi e uomini potenti del regime di Mosca, generato dall’implosione dell’Unione sovietica, che dopo il crollo di quel sistema, non produsse la democrazia. Fino al giorno della sua morte, Sheremet denunciò le mosse politiche e militari contro la libertà ucraina. Fu contro tutti gli sforzi politici ed economici di Putin verso la riconquista dello spazio perduto. Oggi la morte del giornalista è rinfacciata da una e dall’altra parte, come si conviene sempre nel tentativo di creare più confusione possibile sull’accaduto. La lista degli omicidi di giornalisti e oppositori al regime russo, dunque, si allunga e rivela il fallimento degli incontri di Minsk due, fatti nel gennaio 2015 da Merkel e Holland per l’Ue, nel tentativo di mediazione, già nato morto prima di essere annunciato all’alba del disastro di Debaltesevo. Ogni giorno cadono decine di uomini sul campo di battaglia dell’Ucraina sud orientale per motivi geopolitici, senza che un minimo di giustizia affiori, nella speranza che in Russia qualcosa cambi. Sheremet per questi motivi è stato ucciso, trovando la morte accanto ai nomi di due eroi.
L’uccisione a Kiev del giornalista Pavel Sheremet: l’ultimo della catena dei personaggi scomodi
Ogni giorno cadono decine di uomini sul campo di battaglia dell’Ucraina sud orientale per motivi geopolitici, senza che un minimo di giustizia affiori, nella speranza che in Russia qualcosa cambi.

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