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Un’Assisi delle religioni e dei media per fermare il terrorismo

«Non esiste un Dio che voglia la morte dell’uomo. E dovunque alberghi violenza, terrore e guerra là non v’è nessun Dio».

di Daniele Marchetti | 25 Luglio 2016

“Chi di spada ferisce di spada perisce” insegnava un Gesù affranto prima di essere tradito, catturato e messo a morte. Un ammonimento utile a capire come affrontare le sfide di un terrorismo 2.0 dalla forte impronta  mediatica oltre che ciecamente spietato, sfrontatamente opportunista e culturalmente inconsistente.

Chi si serve, con maestria e consolidata abilità, dei media per manifestare al mondo la propria ferocia, la propria determinazione, la propria  invincibilità, il proprio falso credo non potrà che essere sconfessato e quindi sconfitto da una campagna di conoscenza: una campagna globale mediatica ed interreligiosa di verità

A distanza di trent’anni corre l’obbligo di tornare a quello che fu “lo spirito di Assisi” per sancire, finalmente ed in modo netto, chiaro, inequivocabile, una realtà indiscutibile per tutte le religioni e per chiunque abbia a cuore -da laico- le sorti del vivere civile.

Una nuova Assisi, dunque, s’impone per proclamare in modo solenne un unico grande, immortale e semplice concetto: «Non esiste un Dio che voglia la morte dell’uomo. E dovunque alberghi violenza, terrore e guerra là non v’è nessun Dio».

Un messaggio dirompente -come sanno esserlo solo le parole semplici- da comunicare porta a porta a tutti gli abitanti del pianeta: dai fedeli ai laici, dagli agnostici agli atei, dagli occidentali ai mussulmani tutti.

La banalità di un male tanto atroce quanto incomprensibile ed immotivato, non potrà che essere vinta da una collettiva presa di coscienza; dalla consapevolezza personale di una realtà universale a tutti i credo: “Dio è amore, non violenza né morte”.

Francesco, colui che per primo, con parole lucide e gravi, ha denunciato al mondo la presenza di una nuova guerra mondiale strisciante realizzata a pezzi , convochi nella città del Santo della Pace, non solo tutti i capi religiosi come fu nel 1986 ma anche tutti i responsabili delle testate giornalistiche mondiali affinché ciascuno, per il ruolo strategico che ricopre, sia responsabilizzato a fare la propria parte in una decisiva campagna culturale e civile ancor prima che etica o religiosa.

Ogni altra azione (il campo è lì a dimostrarlo da anni) rischierà di avere una reazione uguale e contraria; rischierà di seminare nuovo odio, altra disperazione, rinnovato risentimento, ulteriore fanatico “non senso”.

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, Assisi, guerra mondiale, Laici, mondo, responsabili

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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