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L’OSCENO RITRATTO DELLA GENERAZIONE PERDUTA

Oggi, possiamo vedere chiaramente, nelle trascrizioni delle intercettazioni, l’osceno ritratto di una generazione che, nata libera e cresciuta nel benessere, non ha avuto alcun insegnamento morale ed etico da chi aveva il dovere di fornirglielo. Di Chiara Boriosi

di Chiara Boriosi | 14 Febbraio 2010

Il succedersi di inchieste che fanno emergere un capillare e consolidato sistema di malaffare politico ed amministrativo – Firenze, Bologna, Milano – ha raggiunto, per ora, il suo squallido apice nelle vicenda che coinvolge Bertolaso ed il resto della compagnia di giro con lui indagata, spingendoci a chiederci con un senso di angoscia, rabbia e sgomento chi e che cosa siamo diventati. Facendo infatti la solita necessaria premessa sul garantismo e sul rispetto delle indagini in corso nonché del diritto degli indagati a difendersi dalle accuse, dobbiamo confessare che questa volta la lettura delle intercettazioni ci ha veramente scossi, come forse mai prima, per il risvolto profondamente amorale che emerge dai dialoghi fra i vari personaggi di questa storia nerissima e che sembra negare persino quel senso di umana pietà che dovrebbe appartenerci per nascita, se non altro nel comune riconoscimento della condizione di esseri umani che ci rende tutti egualmente esposti ai colpi duri della vita. Non ci interessa, oggi, che alcuni degli indagati tentino di rinnegare parole purtroppo registrate e consegnate per sempre al pubblico ludibrio, se nella notte che ha devastato il cuore dell’Abruzzo e spazzato via tante vite umane, tante speranze, tante fatiche, tanti piccoli onesti sogni che sono poi quelli che tutti noi, combattenti della quotidianità, ci affatichiamo a coltivare ogni giorno – una casa, un lavoro, la serenità dei nostri figli, i sacrifici per garantire loro un futuro – questi sciacalli hanno riso e gioito pensando alla enorme possibilità di arricchimento che si presentava loro sottoforma di terremoto epocale. Non ci interessa, in verità, di questa vicenda, nient’altro che l’amarissima conferma del malcostume che il consociativismo tossico della Prima Repubblica ha traghettato nella Seconda, senza peraltro essere minimamente scalfito da un seppur velleitario tentativo di miglioramento, ma anzi con l’aggravante di aver definitivamente cancellato ogni possibilità di redenzione. Perché se nell’Italia del dopoguerra, del boom, degli anni Settanta ed Ottanta, ha proliferato colpevolmente un sistema familistico, clientelare, corrotto ed impunito che illusoriamente pareva essere imploso nella stagione giacobina di Mani Pulite, in realtà la colpa più grave che ascriviamo a quella politica – tutta, senza eccezioni – sta nell’aver creato una nuova generazione che non ha avuto alcun insegnamento morale, alcuna remora etica, alcun limite a segnare perlomeno un senso di umana decenza. L’Italia della Prima Repubblica, uscita distrutta da un regime e da una guerra, del tutto impreparata alle forme, alle abitudini ed alla cultura della democrazia, fino ad allora sconosciuta, ha proceduto con lo stesso sistema fin lì adottato da tempi immemorabili: l’assistenzialismo, il clientelismo, la spartizione delle leve di controllo del paese – a me l’industria a te la scuola e così via – e soprattutto la gestione del denaro pubblico a tutti i livelli istituzionali come potentissima arma di controllo dei meccanismi e delle dinamiche sociali. Se ci pensiamo bene, dobbiamo per forza chiederci se è possibile che non esista un appalto per una qualunque opera pubblica dagli anni Cinquanta ad oggi che sia stato trasparente, chiaro, nell’interesse dei cittadini, rispettoso dei tempi di consegna, entro i budget stabiliti in precedenza, ed immune da inchieste od illeciti di alcun genere: è normale che sia così?! Non lo crediamo, e la patetica scusa accampata da più parti sulle colpe di leggi farraginose e di lacci burocratici insormontabili, se non fosse motivo di potente incazzatura ci farebbe anche divertire, tanto è ridicola nella propria indifendibilità. La realtà, molto più semplice, molto più evidente, molto più amara, è che il coacervo di leggi e leggine che paralizza lo sviluppo del nostro paese è da sempre la migliore copertura per coloro che ingrassano all’ombra del potere, garantisce le baronie universitarie, le aziende appaltatrici che vincono sempre tutti gli appalti, le gerarchie intoccabili della politica e dell’informazione, tutela l’eterna immutabile lezione gattopardesca in un paese che non fa un passo avanti ma molti invece riesce a farne indietro sulla strada ben conosciuta della conservazione ad ogni costo. Oggi, possiamo vedere chiaramente, nelle trascrizioni delle intercettazioni, l’osceno ritratto di una generazione che, nata libera e cresciuta nel benessere, non ha avuto alcun insegnamento morale ed etico da chi aveva il dovere di fornirglielo, prima di tutto con l’esempio, e sguazza nella melma del potere ingrassandosi all’ombra dei potenti che l’hanno cresciuta e sanno come manovrarla. Non sappiamo come difenderci da questa razza padrona, da questa protervia senza limiti, dai maestrini che oggi ancora vorrebbero fare la morale ma sono i primi a far parte di questo sistema corrotto e malato fin nelle ossa – le responsabilità sono chiare ed evidenti, e sono di tutti. Nessuno può chiamarsi fuori da questo scempio, nessuno può azzardarsi a dire: non c’ero, non sapevo, non pensavo, non credevo. C’erano e ci sono tutti, sapevano e sanno tutti, e si sono ben coperti le spalle con leggi che li rendono tutti intoccabili: un intero sistema politico a tutti i livelli, nazionali, regionali, provinciali, comunali, sta crollando davanti ai nostri occhi, e noi non possiamo fare nulla, neanche licenziare questa gente che ci sta succhiando il sangue e la vita ed alleva sanguisughe che esultano delle nostre disgrazie. In verità, il male peggiore non è la corruzione né la collusione né l’impotenza del popolo che pure fu detto sovrano; il male peggiore, che ci divora come un cancro ormai terminale, è che questo paese non ha più un’anima, semmai ne ha avuta una, e dunque si torni ad Hobbes: homo hominis lupu, e si riapra il Colosseo.

Chiara Boriosi

Pubblicato in : Primo piano

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. puccio cartoni

    18 Febbraio 2010 alle 19:43

    Certo ,la situazione è questa : con l’aggravante della moderna lotta ,in nome della libertà , a tutte le fonti di coltura di una moralità interiore che ,in quanto religiose , rappresentano un centro di potere . A livello pratico ,con l’acqua sporca si getta anche il bambino ,mi pare …
    Le leggi poi ci sarebbero ,ma difficile è farle rispettare : non con la repressione ,ma prima con la educazione .
    Ed impera …l’ accordo .
    Ci sono gli appalti ,regolati e controllati (?!); solo che ,avendo santi in paradiso , posso permettermi di vincerli a mani e prezzi bassi ( è una questione matematica !), tanto poi ( nessuno ha osservato il commento ironico alle intenzioni “punitive ” di Renzi ,espresso dal Matulli ,circa la Tramvia? ) al solito ritardo perchè non posso pagare straordinarii,e lavorare velocemente ,si aggiunge un intervento in corso d’ opera per problemi “imprevisti” ,e posso ricontrattare il prezzo (molto più alto ). Ho vinto l’appalto a 100 , facendo fuori la concorrenza ,poi…quel che ci vuole ,ci vuole ,no ? Allora ,amichevolmente ,facciamo 300 , 0 500 ? Quando elimino la concorrenza ,che rappresenta il controllo sostanziale ,il gioco è fatto . Ma nessuno questo lo sa…..
    Il potere politico detenuto per decenni si vede …e tutti si adeguano ,considerando la politica una “botta di vita” a livello personale ,e non un impegno per la cura della “polis” . Oltre che la morale si è perso anche il senso delle cose . Ma non del “portafoglio”.Guardate a Firenze la diatriba delle grandi opere : le cose semplici non vanno bene ,costano meno ,e si adeguano AD e Ministri.
    La situazione è preoccupante doppiamente ,visto che si vanno affermando le istanze punitive dello sceriffo di turno : Bossi si è affermato al grido di “Roma ladrona” ( obliando il tutto una volta al potere ), Di Pietro avanza sventolando un giustizialismo che affascina i nullatenenti , ma può portare solo al “regime dei colonnelli”.
    E’ chiaro che le intercettazioni svelano il peggio dell’individuo e della dimensione sociale ( alzi la mano chi non ha mai usato parolacce parlando con l’amico quotidiano, tanto per non ipotizzare reati peggiori ),e i mezzi mediatici fanno il resto .Al grido di “pensar male è peccato ,ma…” si recupera tempo e potere ,e si risparmia anche l’onere della prova. Così si riempie il Colosseo ed il popolo è contento . Ed anche i fornitori di bestie feroci e di gladiatori….

    Rispondi
  2. Marzio Siracusa

    17 Febbraio 2010 alle 17:24

    Lungi da me farmi paladino di repubblicone o repubblichine, di regni e regnucoli, ma non vedo disastri particolari se non le consuete sozzerie politico amministrative d’ogni tempo e latitudine. Le bustarelle correvano con Giolitti, nel ventennio e nella nostra Repubblicona. E non si tratta di farci il callo ma nemmeno di dilatare le sozzerie facendo il gioco dei quattro cialtroncelli che pilotano l’informazione per dimostrare la loro fatale insostituibilità.

    Rispondi
  3. Marzio Siracusa

    17 Febbraio 2010 alle 17:23

    Lungi da me farmi paladino di repubblicone o repubblichine, di regni e regnucoli, ma non vedo disastri particolari se non le consuete sozzerie politico amministrative d’ogni tempo e latitudine. Le bustarelle correvano con Giolitti, nel ventennio e nella nostra Repubblicona. E non si tratta di farci il callo ma nemmeno di dilatare le sozzerie facendo il gioco dei quattro cialtroncelli che pilotano l’informazione per dimostrare la loro fatale insostuibilità.

    Rispondi
  4. Paolo

    17 Febbraio 2010 alle 17:15

    Marzio, ma cosa vai dicendo?!?
    Reclamare uno Stato efficiente e non corrotto come in Italia non é capriccio, né voler frustare l’aria!
    Invece c’é bisogno di dire le cose come stanno, di guardare cosa si fa fuori dai confini che peraltro esistono solo nella testa perché non esistono piu’! L’Europa é vicina, i Paesi sono a un tiro di schioppo! Non restare sulle vicende passate, andando a scomodare periodi e personaggi che non esistono piu’!
    Potete guardare al concreto?!?
    Io ho imparato cosa vuol dire essere cittadini di serie M ( M, come…) e cittadini che hanno cose concrete e limpide sotto gli occhi!
    Parliamo di concreto, la piazza dove abito comincia a essere restaurata e rimessa a nuovo, con progetto parcheggio sotterraneo, pavimentazione, fontane, e alberi che saranno rimpiazzati da nuovi.
    Ci inviano il giornale del progetto, con i disegni di quel che sarà, le interviste degli architetti, i soldi che spenderanno, i pareri dei progettatori, la data in Comune dove davanti la giunta e le autorità tutti i cittadini saranno invitati ad ascoltare e porre domande, la data inizio lavori e quella della fine! E ti assicuro che sarà mantenuta, ci puoi rimettere l’orologio, il ponte pedonale che unisce Francia e Germania é finito prima del previsto, e cosi sarà per questa piazza!
    A Livorno, dove vivevo, sono cresciuto con stabili nel pieno centro che ho sempre conosciuto con le impalcature e dopo 30 anni erano ancora là, questa é ancora l’Italia, altro che frustare l’aria! Con piazze fatiscenti che sono ancora la da 40 anni, con strade rifatte male, tenute peggio! Tutto questo qui in Francia non esiste, o se esiste é sempre per casi isolati, da voi é la norma!
    Guardate fuori e i colpi di fusta ve li darete a voi stessi per non aver capito che il silenzio e la rassegnazione non pagano.
    O allora siate fieri del degrado, é una scelta anche quella.

    Rispondi
  5. Chiara

    17 Febbraio 2010 alle 15:54

    Marzio: io non vivo affatto in un sogno, e contnuo a pensare che tu stai parlando di un’altra cosa. Non vagheggio alcun bel tempo andato, anzi, scrivo che il disastro è nato e cresciuto con la Repubblica, vedi tu.
    Mariella: ma prima di te c’erano – e ci sono tuttora in parlamento – esponenti di un’altra generazione che avrebbero dovuto trasmettere valori e comportamenti decenti a questo paese. Riguardo ai processi: ribadisco che sono garantista, qui parlo di comportamenti non di colpe, quelle le stabiliranno i magistrati, se ci sono.

    Rispondi
  6. Marzio Siracusa

    16 Febbraio 2010 alle 18:37

    Chiara,mi sembra che tu viva in un sogno, la libertà e la democrazia che dovrebbero farci migliori, e quando ti svegli scopri lo scempio degli sciacalli che brindano al terremoto d’Abruzzo, che delinquono, spartiscono e puttaneggiano. Ma scusa, il mitico new deal risanò il ’29 perché di fronte alla Germania che riarmava anche Roosvelt decise di riarmare e l’industria americana già alla fine degli anni trenta era in gran parte industria bellica, imbottita di commesse e infatti il debito pubblico cominciò a andare alle stelle. Non credi che i padroni del vapore non brindassero alle future carneficine come gli sciacalli del terremoto d’Abruzzo? E il signor Maginot col suo cadazzo imprenditoriale non sarà stato felice che oltre Reno ci fosse Hitler? Guarda che il marxismo ha sempre avuto mille ragioni, le ha perse perché si è affidato a élites di gentaglia imparrucata e a popolacci ignoranti imbevuti d’opportunismo nazionalista. Il punto su cui insisto non mira a stare zitti ma a smettere una volta per tutte di vedere l’Italia come la sentina di tutti i vizi sociali e politici, altrimenti si ritorna ai livelli di “Paese sera” anni sessanta, quando il nostro becerume marxistoide, di cui sopravvivono i nipoti untuosi, si sentiva una razza superiore. E la storia di questo squartamento intestino è vecchia, pensa allo “sciopero militare” di Caporetto, pensa alle medaglie d’oro spernacchiate e sputacchiate nel ’20, c’è qualcosa di diverso dalle ” Cento, mille Nassirya “? E pensa alla nostra flotta chiusa a Taranto perché gli inglesi sapevano sempre dove aspettarla, e pensa ai fascistoni che nel 1947 si riciclarono spudoratamente cattolici doc mantenendo stesse poltrone e prebende. E pensa una volta per tutte ai mitici costituenti che redassero le nostre dodici tavole con lo spirito di chi aveva perso il seggio parlamentare, la cattedra universitaria o l’ufficio diplomatico, o lo studio professionale. O credi che dopo, sotto il regime democristiano tutto scorresse bene solo perché la censura dell’invidia familistica ancora funzionava? L’ho già scritto e riscritto, i galantuomini del bel tempo che fu mi fanno ridere e basta. Dobbiamo pensare che i continui esempi di immoralità politica siano solo un vizio italiano? Io non lo credo, e credo invece che luride bassezze avvengano anche negli altri paesi dove però la società non è divisa e saccheggiata da bande familistiche che si fingono bande politiche e la censura su quanto davvero accade non è spezzata dall’invidia familistica che si mangia la coda. In fondo i veri onesti siamo noi. E qua sorge il problema dei problemi: com’è possibile che una persona abietta, una non persona, in pratica un oggetto di carne, com’è possibile che questo uomo oggetto funzioni pubblicamente e privatamente? Non lo so, la storia di come i valori sociali nazionali sono stati annaffiati, coltivati e depravati è troppo complessa, e per fortuna non sono né francese, né inglese, né svedese. Quindi preferisco lo scempio degli italiani talmente abietti che non riescono nemmeno a funzionare. Così il gioco è scoperto.

    Rispondi
  7. mariella

    16 Febbraio 2010 alle 18:37

    Condivido quasi tutto quello che scrive( molto bene!)Chiara…Vorrei precisare solo una cosa che i corrotti e i corruttori sono (più o meno) della mia stessa generazione, quindi non mi sento colpevole di aver loro insegnato niente… Hanno fatto tutto da soli !!!.Poi lo sfacelo della nostra povera Italia , secondo il parere di una poveretta , quale io sono, che ha lavorato e lavora duramente ,combattendo ,da sola, contro tutto e tutti, é da imputare all’odio violento che é ovunque. Lo puoi percepire se leggi un giornale, se ascolti la radio, se guardi la TV… tutti scaricano su tutti solo odio ; quindi si deve cercare di frenare questo sistema: l’odio é una brutta bestia che piano piano ti avvelena e così puoi solo essere portatore o portatrice di male…Io non voglio rassegnarmi , non posso vedere la mia Italia precipitare nel baratro e non fare nulla. Cominciamo a cercare di vedere un po’ di luce , ci sono ancora persone per bene , diamo loro il tempo e la possibilità di agire , non condanniamo subito chiunque solo perché lo scrivono i giornali, se qualcuno ha sbagliato ricordiamoci anche delle cose buone che ha fatto e aspettiamo che almeno possa difendersi.
    grazie

    Rispondi
  8. Chiara

    16 Febbraio 2010 alle 11:05

    Paolo: perdonami, è stato proprio un refuso nello scrivere in fretta.
    Marzio: ho difficoltà a capirti. Ti seguo nell’analisi, per quanto qui nessuno abbia nominato altri paesi, ma non capisco la conclusione. Allora dobbiamo stare zitti? Allora dobbiamo girare la faccia da un’altra parte in nome della pace sociale?! Non essendo io una politica di mestiere, ma una semplice cittadina che esprime le proprie opinioni su quanto accade, probabilmente sono del tutto ignara dei meccanismi di compensazione che si attivano di fronte a tanto scempio. Però se il Re è nudo mi pare giusto dirlo, tutto qui.

    Rispondi
  9. Marzio Siracusa

    16 Febbraio 2010 alle 10:41

    Questo strapparsi i capelli sulle nostre lordure rispetto alla presunta superiorità civica, amministrativa e politica di altri paesi non mi dice nulla. Nella società incollata dall’economia non credo minimamente all’esistenza di nazioni “messicane” e nazioni virtuose, se non restando succubi dopo settant’anni ancora della propaganda di radio Londra e della signora Minniver. In realtà nelle diverse nazioni sta un tasso ben diverso di ipocrisia e opportunità politica, e il vero realismo e cinismo machiavellici stanno altrove non da noi. Da noi la ferocia dell’invidia familistica si è sposata col qualunquismo antropologico di strapaese già durante la guerra quando l’annuncio dell’EIAR in un locale pubblico dell’ennesima ritirata strategica feceva tutti istintivamente felici, fascio compreso. Poi nel dopoguerra il qualunquismo antropologico si riversò nel qualunquismo del PCI e del MSI, nel mito della Resistenza da recuperare e dell’8 settembre da riscattare. E quando entrambe le sciocchezze morirono intervenne la lotta alla mafia e Tangentopoli, il mito dello stato virtuoso su cui ancora si vivacchia e ci si accapiglia, perché il politico italiano di fatto è un delinquente ingenuo, se altrove il mito dello stato virtuoso è morto e sepolto da secoli, scartato dalla superiore necessità di funzionare. Invece da noi l’invidia familistica in azione costantemente distruttiva si maschera nel mito dello stato virtuoso e del politico probo, da noi le pentole sono sempre senza coperchio e il tasso mostruoso di invidia familistica – leggi cattolica! – diventa il tarlo sterile che ci fa calare le mutande sudice, al punto di farsi metastasi non solo societaria ma anche comunitaria. Quale babba e quale mammo italici non gioiranno a scoprire e urlare che le mutande del figlio del vicino sono più sudice delle mutande del proprio figlio? Tutto qui. Ma conoscete un popolo che dopo un giorno non abbia le mutande sudice? Conoscete un popolo dove il figlio dell’artigiano non bari per farsi credere qualcuno e il figlio di qualcuno non bari per continaure a essere un parassita come il padre o il nonno? La differenza è che altrove ci si rassegna e la protesta viene dirottata nel pittoresco individualista, sesso, droga, nazi rock, ecc., mentre da noi l’invidia familistica pianta il coltello nella piaga, crea uno stato di delazione permanente e microrivalità che tutto uccide, e infatti la nostra informazione ha il sapore della delazione, che poi si vorrebbe convertire mettendola in piazza come discorso politico. Un esempio è la RAI, in mano a qualche centinaia di famiglie per diritto ereditario, e lo stesso andazzo sta in MEDIASET. E allora? Allora piantiamo il coltello nella piaga credendo di far scoppiare l’ascesso e invece diventiamo il patetico zimbello di noi stessi e di mezzo mondo che respirando aria fetida ride a vederci prendere l’aria a frustate.

    Rispondi
  10. Paolo

    15 Febbraio 2010 alle 16:13

    Condivido in pieno. Correggo solo la citazione: Homo homini lupus…

    Rispondi
  11. Chiara

    15 Febbraio 2010 alle 16:04

    Caro Nicola, non solo non te ne voglio, ma in realtà concordo con te, quando dico che il bipolarismo ha ucciso il pluralismo intendo che la Prima Repubblica, seppur malata, almeno ammetteva alla ribalta democratica presenze che oggi sono state del tutto cancellate. Certo che è stato un errore grave buttare via l’acqua con il bamibino, e certo che liberali, repubblicani e socialisti si sono squagliati quando invece sarebbe stato più importante fare fronte al giustizialismo di parte che abbatteva con l’ascia un sistema e ce ne imponeva di fatto uno ancora peggiore. Oggi paghiamo questi errori, li paghiamo salati, ma è anche giusto dire – secondo me – che le radici di queste dinamiche conosciativiste e di mera spartizione del potere stanno comunque nel nostro passato. Che non è tutto da buttare, ma da rivedere in chiave critica, sì.

    Rispondi
  12. Alessandra Campagnano

    15 Febbraio 2010 alle 14:58

    Ha detto bene l’autrice di questo articolo: quello che colpisce e fa male è la amoralità che appare chiara nelle intercettazioni. Naturalmente la “famiglia” è sacra e quindi, secondo un copione ben collaudato, compaiono intrecci affaristico-familiari in cui controllori e controllati sono legati da vincoli di parentela. Ovviamente chi non fa parte del giro non ha speranza se non cerca di adattarsi all’andazzo. E così il cerchio si chiude. Che squallore!

    Rispondi
  13. Renato Traquandi

    15 Febbraio 2010 alle 14:25

    Sabato mattina, alle 10, dentro la Chiesa dei Sette Santi Fiorentini, avevo gli occhi velati di lacrime e non vedevo oltre il mio cuore. Il prete, vestito dei suoi paramenti, rendeva l’omaggio religioso al caro amico fraterno Tristano Governi. Dopo il discorso di Giorgio La Malfa, al termine della funzione religiosa, a stento ho riconosciuto la voce e la fisionomia di Leonardo Conti, che tributava a Tristano la sua gratitudine.
    Forse c’eravate pure Voi…. perdonatemi se non vi ho visto.
    E’ la sua memoria la miglior risposta a questo duetto. Il problema serio è che hanno entrambi ragione. Non so chi ne è l’autore ma l’aforisma dell’acqua da gettare ed il bambino dentro il secchio è la migliore delle immagini.
    Dicevo di Governi: chi lo ha frequentato e conosciuto bene conserva l’esempio della sua rettitudine e del valore del suo comportamento. Colpito di rimbalzo da Tangentopoli, per le note vicende giudiziarie sulla Legge Mammì redatta da Davide Giacalone, è morto con quella ferita ancora sanguinante, ma a testa alta, perchè nessun giudice ha riscontrato in quella vicenda alcun atto contra legem. Eppure i giustizialisti di mani pulite avevano colpito duro, distruggendo carriere importanti.
    Io stesso ho visstuto momenti di vero sconcerto per le vicende Sogno Pacciardi, non potendo più da allora fornire contributi sereni alla comunità.
    Vivo e continuo ad agire scontento di quanto vedo, leggo e conosco.
    La corruzione è ancora vasta, la criminalità agisce con ampi margini di manovra, la politica si esibisce sui palcoscenici dell’Ambra Iovinelli e del Bagaglino. L’informazione diventa gossip… droga, escorts, veline; nani e bellimbusti la fanno da padroni.
    Oberdan, Menotti, Filzi, I fratelli Cairoli, Mameli e i Martiri di Belfiore, sono morti per nulla. L’Italia di Cavour e dei Savoia fa rimpiangere i Borboni e il Papa. Mazzini e Garibaldi non contano più nulla. Viva Borghezio! Gridano a Brescia.
    Il popolo gioca col telefonino, rispondendo a migliaia per un premio di mille euro ai difficili quiz di Conti e Scotti.
    Ma è davvero tutto finito? E’ la società multietnica quella che prevarrà?
    Al Repubblicano e Massone Tristano Governi tutto questo è stato risparmiato.
    Renato Traquandi

    Rispondi
  14. nicola cariglia

    15 Febbraio 2010 alle 13:27

    L’interessante botta e risposta tra Franco e Chiara mi stimola ad una riflessione ulteriore che mi porta più dalla parte di Franco che di Chiara (che certamente mi perdonerà).
    Nel momento critico di Tangentopoli, gli anni dal ’92 al ’94, molti di noi guardavano con fastidio e preoccupazioni alle manifestazioni del giustizialismo più becero. Coglievamo tutta la strumentalità di alcuni e l’ingenuità (?) di altri.
    Va da se che rubare non si deve e che non si possono fare classifiche. Ma è proprio la stessa cosa la tangente per finanziare il partito e quella per costruirsi la villa o andare a puttane?
    E’ chiaro che il sistema della tangente diffusa ai partiti andava estirpato: se non altro perchè dannosissimo all’economia e falsante le regole della concorrenza e del mercato.
    Ma per questo sarebbe stato necessario tenere i nervi saldi e correggere il nostro “sistema” che (concordo con D’Alfonso) non era da buttare via: quantomeno non assieme al bambino.
    Invece si innestò tutto quello che sappiamo: i soliti pescecani che presero la palla al balzo per lucrare ulteriormente dallo smantellamento di una classe politica con la quale avevano spartito molto; il PCI, l’MSI e la Lega che cavalcarono ipocritamente l’ondata giustizialista; certi magistrati che fecero in modo di orientare le indagini verso una sola parte se non altro per mantenersi l’appoggio dell’altra; i giornali dei padroni del vapore a manganellare; forse qualche aiutino straniero; infine la spartizione della grande torta delle privatizzazioni, la conquista delle banche, le concessioni (vedi ad es. telefonia).
    Era tutto prevedibile e previsto, solo non c’era voglia e forza per contrastare gli eventi.
    Personalmente ho un grande rammarico: laici liberali e socialisti non furono all’altezza, si squagliarono. Avrebbero dovuto far sentire tutta la loro critica e non ne ebbero il coraggio. Ognuno per se: nella migliore delle ipotesi per non compromettere la propria immagine, in sdegnoso isolamento; nella peggiore, per non lasciarsi sfuggire le briciole.

    Rispondi
  15. nicola cariglia

    15 Febbraio 2010 alle 13:10

    Rispondi
  16. Chiara

    15 Febbraio 2010 alle 12:52

    Caro Franco, che ci siano state eccezioni nessuno lo nega, ma se guardi al sistema nel suo insieme l’analisi è desolante. Se vai a rileggerti la spartizione documentata ai tempi della Costituente – meriterebbe un volume solo la motivazione che spinse Togliatti ad accettare il Concordato – ti redni conto che la nostra repubblica è nata così, fondata non sul lavoro, come dice la Costituzione, ma sul consociativismo dei partiti. Sic est.

    Rispondi
  17. franco d'alfonso

    15 Febbraio 2010 alle 11:47

    Trovo ingenerosa la visione proposta della Prima Repubblica, che mi pare riferirsi più al suo tramonto che non alla sua nascita ed opera. La degenerazione partitocratica la denuncia Pannella negli anni 80 ed è stata sottoposta alla “critica” del ’68 , ma non possiamo dimenticarci il periodo ’46 ’68 .
    Se tutto è male , allora niente è male : invece non è vero , l’etica di Parri che si fa portare i pasti a Palazzo Chigi dal bar Colonna pagandoli di tasca propria non è quella di Mario Chiesa o Milko Pennisi , per citare esempi della mia città.
    Nè possiamo continuare con la litania dei “lacci e lacciuoli” che favoriscono la corruzione , proprio mentre parliamo di SuperMario Bertolaso e degli appalti dati all’azienda del cognato ( questa ancora non è salita all’evidenza, ma è ben nota ai magistrati ) . Se si dice che l’accesso alla stanza dei bottoni di Nenni ha portato ai mariuoli si potrebbe dire che la difesa dell’iniziativa privata sotto l’ombrello bancario di Malagodi ha portato ai furbetti del quartierino o ai superbonus dei soliti noti : non ci aiuta molto.
    Più interessante , e vero, il discorso sull’etica di una generazione che rischia di essere perduta per mancanza maestri ed esempi : se non li abbiamo nell’oggi, andiamo a trovarli nel passato . Senza che le colpe dei (supposti) figli ricadano sulle spalle dei padri…

    Rispondi
  18. Chiara

    15 Febbraio 2010 alle 11:18

    Cara Maria Rita, rispondo alla tua domanda: perchè il cosiddetto bipolarismo ha ucciso il pluralismo, dunque la voce dei pochi non ha più diritto di cittadinanza nel nostro paese nè può avere una rappresentanza democratica. Questo è, amaro, secco e preciso, il risultato della fasulla “rivoluzione” democratica che ci è stata imposta dopo Mani Pulite.

    Rispondi
  19. Maria Rita Monaco

    15 Febbraio 2010 alle 09:37

    Chiara come al solito sei precisa e concreta nella disamina, quanto mai dolorosa, della situazione del nostro paese. Concordo con la tua visione e certo se fossimo un popolo libero anche nel pensiero, se sapessimo pensare con la nostra testa, dovremmo mandare a casa questi corrotti, di destra di centro e di sinistra (definizioni ormai inutili perchè non vedo una vera sinistra, un vero centro e volendo anche una vera destra). Ma perchè non riusciamo a far sentire la voce di liberi e indiendenti, la voce di quei grandi liberali che tanto hanno fatto ma che ormai vengono considerati obsoleti, la voce di quei socialisti “veri” e onesti? la situazione è disperante e non vedo, purtroppo alcuna luce alla fine di un tunnel che risulta sempre più buio.

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