Proviamo ad individuare le posizioni e le mosse dei vari partiti e schieramenti chiamati ad agire sul quadrante dell’odierna, ipotetica, scacchiera.

E allora, in relazione all’attuale situazione politica di stallo, proviamo ad individuare le posizioni e le mosse dei vari partiti e schieramenti chiamati ad agire sul quadrante dell’odierna, ipotetica, scacchiera.
Pdl
Al Pdl non restano molte chances. La posizione non può essere d’iniziativa, in quanto spetta alla coalizione Pd-Sel-Psi l’onere dell’iniziativa per la formazione di un nuovo governo. Considerando fallito il tentativo di Bersani, il Pdl potrebbe rivendicare l’iniziativa stessa in quanto secondo schieramento uscito con forza di maggioranza relativa dalle elezioni; ma, nei fatti, Napolitano non ha mai dichiarato il fallimento del pre-incarico dato a Bersani e – sia pure in una prospettiva che possiamo senz’altro definire anomala, in quanto le elezioni del febbraio scorso sono la logica conseguenza di un sostanziale mancato appoggio all’azione del governo in carica – lo stesso governo Monti in sostanza è stato mantenuto in sella sempre da Napolitano, in virtù di un voto di sfiducia mai formalmente espresso. In più, il Pdl avrebbe comunque bisogno di costruire una maggioranza di governo con il Pd. Nella fase attuale, infatti, non è possibile un’intesa, congiunta o alternativa, Pdl/Scelta civica/M5S; proprio perché, come si diceva, il Pdl non ha diritto ad un potere d’iniziativa e quindi l’unica strada sarebbe quella di un’intesa con il Pd ma sempre che il Pd lo voglia. In alternativa, al Pdl non resta che invocare nuove elezioni sulla base di un accordo di governo impossibile da parte delle altre forze in campo. In mancanza ancora, e soprattutto in vista della convocazione per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, scendere in piazza o sostanzialmente abbaiare alla luna.
Pd
Al contrario del Pdl, il Pd ha molte chances. Innanzitutto, congelare la situazione attuale ed arrivare all’elezione del nuovo Capo dello Stato da una posizione di maggioranza relativa, scusate il bisticcio di parole, quasi assoluta. Per l’elezione al quarto scrutinio, in teoria la coalizione Pd-Sel-Psi manca infatti di soli nove voti. Anche se si sa che il voto segreto contiene sempre molte insidie. Incassato il nuovo rappresentante, la questione del nuovo governo diventerebbe di nuovo centrale, ma è chiaro che la posizione della coalizione sulla scacchiera diverrebbe ancora più forte. In ogni caso. Peraltro, la coalizione potrebbe arrivare ad un accordo pieno con tutte le altre forze rappresentative in Parlamento oppure potrebbe scegliere di fare un’alleanza a ranghi ridotti, con la sola Scelta civica, con il solo M5S o parte dell’uno o dell’altro, separatamente o insieme. Al Pd, in fondo, non resterebbe che aspettare e contemporaneamente governare e gestire un accordo. L’unica incognita, pesante, è che, come anche in un immediato passato, la coalizione ha dimostrato di non sapere spesso reggere il confronto soprattutto con il leader dell’opposto schieramento. Resterà unita? Avrà la forza necessaria per arrivare ad un’elezione condivisa del nuovo Capo dello Stato? Sarà capace di aspettare che magari nuove sentenze della magistratura escludano il nemico di sempre Berlusconi? Oppure, ancora, proverà magari con il M5S a far votare in Parlamento una legge sulla sua ineleggibilità? In fondo, al Pd non resta che pazientare e tessere le fila per un accordo che, nel peggiore dei casi, sia minimo. Ma anche questo è già altre volte accaduto, come lo fu peraltro per lo stesso Napolitano.
M5S
L’elezione di Grasso è stata una semplice e malcapitata disavventura oppure nasconde un voluto e preciso disegno? Fino ad oggi, l’azione del M5S è parsa confusa ma sostanzialmente lineare, tranne se vogliamo per quanto accaduto con l’elezione del nuovo Presidente del Senato. Ma, oggi 2 aprile, dopo che ieri Bersani ha lanciato l’ipotesi Prodi per il Quirinale, è sembrato che il M5S si sia trovato spiazzato al punto che il capogruppo Crimi ha, come si dice in questi casi, rilanciato con l’ipotesi che si sarebbe potuto affidare l’incarico a Bersani, il quale avrebbe potuto gestire gli affari ordinari anche senza fiducia. Almeno sarebbe stato più rappresentativo di Monti. Vuoi vedere, avranno pensato i 5S, che Bersani fa l’accordo con Monti per il Capo dello Stato e ci lascia fuori del tutto, accusandoci poi facilmente di zero collaborazione e zero responsabilità?! I 5S attendevano un’immediata risposta da Bersani – non pervenuta o pervenuta attraverso la metafora del congelamento di otto milioni di voti – e allora Grillo ha smentito il suo portavoce. Ma ormai la frittata era ed è fatta!, perché se un indizio (Grasso) non costituisce una prova, due invece lo sono. Eccome, se lo sono!
SCELTA CIVICA
Alle elezioni, è servita per non far vincere Berlusconi. Nella partita in corso, come già precisato, i numeri di cui dispone sono sufficienti per un accordo con la coalizione Pd-Sel-Psi che elegga il nuovo Capo dello Stato. Che potrebbe anche essere Monti, al punto che poi anche la situazione di stallo dell’attuale governo sarebbe di fatto rimossa. E’ difficile? Al momento, senz’altro; ma anche molto meno di tante altre possibili soluzioni.
Staremo a vedere. La situazione, com’è più che logico prevedere, evolverà freneticamente, ora dopo ora, giorno dopo giorno, fino al prossimo 15 aprile.

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