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L’insostenibile voglia di ‘Mani libere’ e consociativismo

di Paolo Marini | 28 Marzo 2012

Non è un caso che la legge elettorale sia il primo tema scelto dagli azionisti del Governo: è l’unica e principale cosa che stia ad essi a cuore, mettere un ‘ipoteca sui futuri governi.

Ombre consociative sul Governo Monti. Non avevamo dubbi, prima o poi sarebbero ricomparse, era solo questione di tempo. Sappiamo che ad alti livelli il potere in Italia è diventato una colla confusa ma in qualche modo omogenea, tenuta insieme da interessi politici e soprattutto da affari. Ed oggi, nella necessità della politica di “battere un colpo”, per dirla con le parole di Pierferdinando Casini, essa lo fa da par suo, cioè nell’unico modo in cui è capace: riaprendo i cantieri di un nuovo fortino consociativo, nel quale i partiti – alcuni partiti – possano a piacimento fare e decidere ciò che ritengono, senza dover rispondere ad un mandato – ancorché indiretto – degli elettori. Una consociazione che torna alla luce del sole, che si ripropone attraverso una sommaria e comodissima liquidazione degli ultimi vent’anni. Voi vi fidate di questi signori?

La minestra è la seguente: legge elettorale proporzionale alla tedesca, con sbarramento al 5%, senza premio di coalizione e con l’indicazione del premier. Accompagnata da un rafforzamento dei poteri di quest’ultimo, assieme al contentino della riduzione del numero dei parlamentari (che peraltro, di per se doverosa, si dimostra in linea con l’intento di diminuire la rappresentanza degli “altri”).

Non è un caso che la legge elettorale sia il primo tema scelto dagli azionisti del Governo: è l’unica e principale cosa che stia ad essi a cuore, mettere un ‘ipoteca sui futuri governi, eliminando il potere di interdizione dei ‘piccoli’ (ciò con particolare vantaggio del Pd) senza troppi lacci, senza condizionamenti, con le mani libere – come si sarebbe detto un tempo.

No, il Paese non ha bisogno di un ritorno al proporzionale, il Paese ha soprattutto necessità di essere liberato da gente come questa, di archiviare – più di tutto – un modello, un sistema di regole sconfitto nelle cose, nei risultati, nello scempio dei diritti e dei valori. E di ricominciare daccapo.

E’ il maggioritario il sistema elettorale giusto – meglio se a un turno secco ma va bene anche il doppio turno. Ai partiti, che sono indispensabili alla partecipazione e al funzionamento della vita politica, non va concesso più di quanto sia a ciò indispensabile. Se no accade così che, quando “battono un colpo”, ci fanno venire la tentazione di chiuderli tutti.

Pubblicato in : Editoriale

Info Paolo Marini

Nato a Siena nel 1965, vive a Firenze da oltre quarant’anni. Laureato in giurisprudenza nel 1991, dopo una intensa militanza politica nel Partito Liberale (1984-1993) ha scelto di impegnarsi al di fuori del sistema dei partiti. Appassionato di arte, letteratura, storia, filosofia e diritto, ha pubblicato “Dal patto al conflitto” (1999) – critica radicale alla concertazione e ai suoi riti – e due volumi di poesia – “Pomi Acerbi” (1997) e “All’oro” (2011) -, oltre a numerosi articoli per varie testate, cartacee e on line. Avvocato civilista e del lavoro e consulente di imprese, ha al proprio attivo anche pubblicazioni – libri, articoli, note di commento, check list – soprattutto in materia di diritto e procedura civile, protezione dei dati personali e responsabilità amministrativa di enti e persone giuridiche.

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