La felicità è una sorpresa unica, disarmante. Non c’è un modo, una regola per viverla, per goderne. Non ha durata, non conosce confini, non ha inizio né fine. La felicità è imprevedibile, o forse no. Cambia. E’ diversa. Perché viverla è un’esperienza diversa per ognuno. Come il dolore.
C’è chi vorrebbe insegnare a vivere il dolore, a metabolizzarlo, a conoscerlo e a sfuggirlo. Ma il dolore, come la felicità, è imprevedibile. In ‘Al di là dei sogni’ di Vincent Ward con Robin Williams, il protagonista, Chris, durante un flashback rievoca i giorni bui dell’assenza di speranza, del dolore cieco e assoluto della perdita dei figli. Giorni che, per sua moglie Annie, non passano. Annie viene curata in una clinica dove Chris va a trovarla e le chiede di trovare il coraggio di tornare a vivere. Ma Annie è sola con il suo dolore. Chris è lontano, estraneo a quel dolore assoluto, senza speranza, senza futuro, perché Annie non vuole guarire e non ha bisogno di stimoli per guarire. Ha solo bisogno che lui ci sia, che l’abbracci mentre lei è smarrita nell’angoscia e nella disperazione, che le stia vicino, che sappia aspettarla, per tutto il tempo che le occorre per arrendersi, per vivere fino in fondo lo spettro delle paure e della sofferenza.
Il dolore non si combatte, va solo vissuto. Con il dolore non si deve combattere ma arrendersi. Lasciarlo scorrere tra le pieghe dell’anima, soffermarsi, indugiare, per poi, infine, lasciarlo scivolare via…
Rosita Bimbi

Lascia un commento