Molti sanno che l’origine politica del progetto laico-liberale-
socialista-radicale, denominato “Rosa nel Pugno”, deve essere fatto
risalire all’incontro svoltosi dal 23 al 25 settembre 2005, a Fiuggi. E
fin qui, nessuna novità e non c’è nemmeno lo scoop. Appare chiaro,
infatti, quali sono il luogo e la data da cui è partita l’avventura
della Rosa nel Pugno. Pochissimi sanno, però, come e da chi ha avuto
inizio quel progetto. E alcuni di coloro che lo sanno, preferiscono
tacere.
Provo a raccontarlo. Già nel 2002, da liberale-radicale-libertario,
affermavo nei comitati nazionali di Radicali Italiani e scrivevo sul
forum del sito internet www.radicali.it, che il “progetto politico”ds per
l’avvenire a cui bisognava lavorare era quello che definivo come «il
partito riformatore della Rosa nel Pugno». E lo ripetevo.
Cominciai a proporre, a rilanciare e ad elaborare idee per rendere
possibile tale progetto che, ben presto, indicai come «in antitesi al
progetto dell’Ulivo».
Sono ancora dello stesso avviso. L’Ulivo, da cui è scaturito QUESTO
Pd, e la Rosa nel Pugno sono due progetti differenti: innanzitutto, il
primo poggia sull’asse tra ex-Dc e post-Pci mentre il secondo nasce
come coincidenza tra pensiero liberale e azione socialista, oltre che
come sinonimo di laico e libertario.
Insomma, l’Ulivo è il progetto per il Partito democratico mentre la
Rnp è il progetto per un partito democratico; il primo è il partito
riformista mentre il secondo è il partito riformatore. E la differenza
storica tra riformisti e riformatori resta profonda. Riformatore fu,
per esempio, Romolo Murri, il fondatore della prima Democrazia
cristiana e vero riformatore dentro la Chiesa. Come pure furono
riformatori i due cattolici liberali del dopoguerra: il Luigi Sturzo
espatriato negli Stati Uniti d’America e il presidente Alcide De
Gasperi. Il riformismo appartiene a un’altra stagione.
Mi spiego meglio: seppur nella sua nobiltà ideale, il riformismo
italiano, che va rispettato e riconosciuto nella sua grandezza, ha
storicamente perduto. Purtroppo, infatti, in Italia, il riformismo
coincide con quella corrente politica che si impose dopo il 1918 e che
venne sconfitta nel ’22 con l’ascesa di Benito Mussolini e con
l’avvento del fascismo. La Rosa nel Pugno è un’altra cosa. Il
riformismo di oggi è quello dell’Ulivo e di QUESTO Partito
democratico.
Ma torniamo ad oggi. Vedo emergere ancora, come vedevo e segnalavo
nel biennio 2002-2004, alcune forti spinte riformatrici provenienti da
più parti e riconducibili alle antiche istanze risorgimentali soffocate
dai rigurgiti clericali, secessionisti e xenofobi. Non si tratta, però,
di recuperare elementi vecchi e consunti dispersi in un passato remoto
e ormai finito, per carità! Mi riferisco invece, ancora un volta, ai
metodi e alle istanze liberali rinnovate. Ravvivate da un carattere
politico legato al nostro presente. Sono le idee liberali più
innovative perché provengono dal respiro più antico, perciò rivolto
verso il futuro. E carico di memoria. Ovviamente, si tratta di lotte
politiche aggiornate al nostro presente, alla realtà odierna e alla
battaglia civica quotidiana, cioè al divenire e al trasformarsi del
pensiero, dei sistemi politici e dei costumi. Mi riferisco, quindi, a
un archetipo e non ai soliti stereotipi delle ideologie novecentesche.
E la Rosa nel Pugno è un archetipo.
Sto parlando di una forza politica che ho immaginato e pensato
guardando al programma e alle proposte concrete. Sono partito, però,
dal metodo liberale. Dalla ricerca di una strada che poteva e può
essere anche sbagliata, ma che vede la Rosa nel Pugno come un progetto,
come modello simbolico ed eterno costituito intorno al binomio
?pensiero e azione? di mazziniana memoria. La rosa, infatti,
simboleggia il pensiero e la mano chiusa a pugno rappresenta l’azione.
La rosa, inoltre è il simbolo dell’amore, della bellezza, della
femminilità e dell’infinito; il pugno, invece, rappresenta la forza,
l’uomo e la finitezza umana. L’unione tra la rosa e il pugno è anche la
fusione alchemica tra forma e materia, tra corpo e sostanza, tra parola
e conoscenza, da cui nascono la sapienza e la saggezza.
Nel corso di questi anni, ho sempre scritto sui giornali o sul forum
radicale quello che di volta in volta andavo proponendo perché si
conservasse la memoria della mia proposta e anche la data. Perché
scripta manent. Ora, quel percorso è seminato lungo il cammino e,
perciò, non si è dissolto. Infatti, solo per fare un esempio, lunedì 3
marzo 2003, annotavo nel dibattito della community radicale: «Possiamo,
a mio parere, trainare quella vasta area laica, liberale e socialista,
di cui anche lo Sdi è senz’altro (l’altra) componente naturale (con
l’ausilio e la forza dello Sdi, quindi). Permettere, invece, a chi lo
desidera, di annaffiare il fiore che qualcuno ha già visto spuntare: la
rosa nel pugno». Sembravo un ?matto?. Dicevo e scrivevo cose che non
erano allora nemmeno pensabili, non erano nell’agenda politica, neanche
come possibilità. Era il tempo in cui lo Sdi lavorava al progetto
riformista dell’Ulivo e ne faceva parte integrante. Mentre i Radicali
si trovavano fuori dalle due coalizioni principali. Continuai a
indicare la traiettoria della Rosa nel Pugno arrivando addirittura a
pubblicare e a diffondere, nel 2004, un mio pamphlet intitolato,
appunto, ?La rosa è nel pugno?. Ma già da prima riuscii a convincere il
socialdemocratico e saragatiano Gian Franco Schietroma, che ci lavorò
seriamente dentro i socialisti. Ma fu Marco Pannella che per primo
comprese la forza di quella mia idea e la fece propria permettendone la
realizzazione. Il progetto non è fallito. Anzi, continuo a sentire la
responsabilità di quella mia felice intuizione. Spero soltanto mi venga
data l’opportunità di alimentarla così come l’avevo fatta nascere. Le
idee muovono il mondo. Muoviamoci insieme.
Pier Paolo Segneri – Lista Bonino Pannella

Commento al commento al commento:
è vero, è superfluo
commento al commento:
poteva risparmiarcelo
Dotta e pregevole disquisizione. Peccato, appunto, che ti sia imbattuto in Marco Pannella