“Non è vero che in Italia non c’è certezza della pena. La pena certa esiste, e si chiama processo. Ma a subirla è la parte offesa, non l’imputato”.
Ho sperimentato personalmente (come amministratore di società) la lunghezza dei processi civili. In un caso la durata è stata di dieci anni. In un altro, non ancora concluso, è stata di sette anni e mezzo. Ma non è affatto inconsueto. Probabilmente, a indagare nei tribunali, casi del genere salterebbero fuori a dozzine. Non avendo parole per descrivere queste vicende, anzi, avendone troppe, ho trovata una brillante sintesi nella testimonianza di un imprenditore padovano, Giuliano Bastianello, che dall’anno duemila (ad oggi quattordici anni!) si è trovato impegolato in due pazzesche vicende giudiziarie, che qui sarebbe lungo raccontare. Ma la sua efficace sintesi, sì. <Non è vero, dice Bastianello, che in Italia non c’è certezza della pena. La pena certa esiste, e si chiama processo. Ma a subirla è la parte offesa, non l’imputato. La riforma della giustizia civile non la vuole nessuno: non la vogliono i magistrati, che sono riluttanti ad essere giudicati; non la vogliono gli avvocati, che sono troppi e sulla durata dei processi ci campano; non la vogliono i delinquenti che sanno che così non saranno condannati>.
(Zibaldone)

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