Con un Berlusconi tornato anima, collante e perno del centrodestra, Renzi non può più scherzare: intanto rischia di non avere più -anche e soprattutto sulla politica economica- una maggioranza certa.
A mio modo di vedere l’assoluzione di Berlusconi ha come prospettiva politica quella di ridimensionare il potere di Renzi, rallentare -se non arrestare- il percorso delle riforme costituzionali, mettere una pietra tombale sulla riforma della giustizia ed avvicinare la scadenza elettorale.
Con un Berlusconi all’angolo, sfiancato dai mille procedimenti pendenti, costretto a trattare da una posizione di grave debolezza, il “furbo ragazzotto fiorentino” (appellativo affibbiato dal Direttore Ostellinino sul Corriere della Sera al Presidente del Consiglio) avrebbe avuto il vento in poppa per portare in porto le riforme, far finta di regalare -da clemente vincitore- a Berlusconi la riforma della giustizia per liberarsi, senza colpi ferire, da un fardello che inizia ad essere troppo pesante anche a sinistra e garantirsi, da dominus del PD, una navigazione trionfale fino -almeno- alla scadenza naturale della legislatura.
Un percorso chiaro che la sentenza di Milano ha molto complicato.
Con un Berlusconi tornato anima, collante e perno del centrodestra, Renzi non può più scherzare: intanto rischia di non avere più -anche e soprattutto sulla politica economica- una maggioranza certa (la prua di NCD è sempre più rivolta verso Arcore) e ciò rafforza, enormemente, la dissidenza interna. Poi rischia -e questo è il vero timore che Palazzo Chigi inizia a razionalizzare- l’abbandono di Berlusconi sulle riforme. Un «D’Alema bis» che porterebbe dritti dritti alle elezioni con un centrodestra in ripresa (anche se non ancora in grado di vincere) ed un Renzi -c’è da immagiralo- assai provato e ridimensionato. Uno scenario da completa stagnazione utile solo per un nuovo governo di “larghe intese”. Tutto tal quale, appunto!

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