
Il filo rosso che ha portato maggioranza di centro-sinistra e minoranza di centro-destra a convergere verso l’inciucio è palese e difficile da occultare. Ed è un filo con dei grossi nodi che legano i medesimi interessi:garantire il controllo delle oligarchie, che a questo punto non sono nemmeno più di partito ma di gruppo, sugli eletti e tramite loro sulle istituzioni; aumentare le prebende da distribuire per tacitare proconsoli sempre più famelici;impedire l’affacciarsi alla ribalta di nuovi soggetti che mettano in discussione il perpetuarsi degli attuali equilibri.
Alla prima esigenza risponde l’abolizione del voto di preferenza; alla seconda l’aumento del numero dei seggi regionali (ormai quasi quanti quelli del senato americano); alla terza l’elevazione dello sbarramento per entrare in consiglio regionale (5%) ed il numero spropositato di firme da raccogliere, circoscrizione per circoscrizione, per poter presentare le liste dei candidati.
C’è da ridere o da indignarsi, a scelta, per le motivazioni che vengono addotte, con finta ingenuità e vera arroganza. Prima fra tutte quella che vorrebbe l’abolizione delle preferenze come un passaggio indispensabile per contrastare spese e corruzione elettorali.
Non facciamoci prendere in giro: i soldi che non serviranno più per vincere la battaglia delle preferenze saranno dirottati con ben maggiore e drammatica efficacia per assicurarsi il controllo dei partiti e, quindi, di tutti i posti di comando, di governo, di sottocomando e di sottogoverno.
La corruzione non sarà debellata; in compenso sarà più efficace.
E l’aumento del numero dei seggi non risponde all’esigenza di fronteggiare nuovi e più gravosi carichi di lavoro derivanti dalla devolution. A parte che sul processo in atto grava ancora una fitta nebbia, i consiglieri regionali non sono (non dovrebbero essere?) impiegati di concetto. E l’aumento, nei fatti, c’è già stato con l’introduzione della possibilità di scegliere fuori dell’assemblea i membri della Giunta.
Infine, occhio a quelli che sostengono che l’inciucio non lo volevano e l’hanno dovuto subire. Solo l’UDC, occorre riconoscerlo, ha avuto un coerente atteggiamento contrario dall’inizio alla fine.
Per il resto, sarebbero bastati pochi e decisi oppositori per bloccare i lavori del consiglio…

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