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L’impiego pubblico

di Giampaolo Mercanzin | 28 Ottobre 2012

Gli economisti classici calcolavano che gli stipendi del pubblico impiego non potessero superare l’80% di quelli privati, avendo il privilegio del “posto sicuro” ed altre provvidenze.

L’impiego pubblico ha imposto dei costi insostenibili a una democrazia come la nostra debole e ricattabile, senza assumersi al tempo stesso alcuna responsabilità privatistica. Dovremmo quindi tornare ai classici della nostra economia (Einaudi, Vanoni, Steve) che, classificando il pubblico impiego come un’attività “accessoria” al lavoro produttivo, definirono che non potesse godere degli stessi stipendi. Inoltre, partendo dal fatto che i sussidi alla disoccupazione avrebbero avuto comunque un costo elevato, il settore pubblico è diventato anche un polmone regolatore della disoccupazione. Per tornare agli economisti classici, essi calcolavano che gli stipendi del pubblico impiego non potessero superare l’80% di quelli privati, avendo il privilegio del “posto sicuro” ed altre provvidenze. Invece i lavoratori privati a tutti i livelli (tranne i manager, che non guadagnano quello che riscuotono), hanno contratti che si fermano all’80% del trattamento dei pubblici parassiti. Ovvio che un Paese di trasformatori, concentrato  soprattutto in alcune regioni del Nord, non è in grado di resistere all’infinito. Ma per fare ordine dovrebbe essere spazzata questa pseudo democrazia burocratica, che per la propria conservazione ingessa ogni possibilità di risanamento. Discorso che rischia il linciaggio perché è politicamente scorretto…

Pubblicato in : Primo piano

Info Giampaolo Mercanzin

Giampaolo Mercanzin è laureato in Scienze politiche amministrative presso l’Università di Padova.
Ha conseguito esperienze in aziende private, anche di grandi dimensioni ed è stato Direttore dell’Ente per il diritto allo studio di Padova, ex Opera Universitaria.
Impegnato politicamente negli anni 70/80 come amministratore di aziende pubbliche e negli Enti locali, dove è stato vicepresidente della Provincia di Padova nel periodo 1985/90.
Politicamente è stato un attivista del PSI, del quale è stato l’ultimo segretario provinciale negli anni 1992/93.

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