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Choosy

di Oscar Bartoli | 28 Ottobre 2012

Il Ministro Fornero ha scandalizzato l’Italia invitando i giovani a non essere ‘choosy’, che in Italia è stato tradotto ‘schizzinoso’, anche se il significato è quello di essere molto selettivi nelle proprie scelte, soprattutto di lavoro.

Di un film (non ricordiamo il titolo) ci viene in mente una scena: un famoso regista caracolla in un mega party attorniato da fans, attori e attrici in cerca di scrittura. Una sguinza in particolare gli gira intorno e gli parla cercando di attirare la sua attenzione per qualche secondo. Il regista sfinito da tanto accanimento, alla fine si ferma e le chiede:

“Ma lei che fa?”

“Recito. Sono un’attrice.”

“In quale ristorante?” è la domanda lapidaria del terribile regista.

La battuta può sembrare triviale ma indica con crudezza qual è la realtà degli Stati Uniti.

A New York e a Los Angeles è normale vedere attori e attrici che servono ai tavoli, per riempire i tempi morti tra un contratto e l’altro. Si tratta di migliaia di professionisti pronti a lavorare a cento dollari al giorno in qualche filmetto di terza categoria. E se neanche questa opportunità si profila, allora vanno bene altri lavori. Anche i più umili.

In America, un paese che non è certo il migliore dei mondi possibili, vi è un grande rispetto per ogni lavoro fatto a qualsiasi livello. La cultura dominante impone che ragazzi e ragazze durante le vacanze estive non vadano a stravaccarsi sulle spiagge spendendo le notti in discoteca, ma si impegnino a fare qualcosa di utile, guadagnando quei soldi che sono la base su cui affermare un minimo di indipendenza dalla famiglia. Fosse pure quella di un magnate. Gli esempi di figli di potenti imprenditori o banchieri mandati a vendere copie dei giornali, fanno ormai parte di una solida cultura cinematografica.

Mentre in Italia la famiglia è il centro della vita sociale e il rifugio dove gli ultratrentenni trovano ancora accoglienza e ristoro, in America la cultura dominante è quella di buttare fuori dal nido i figli appena possibile per consentire loro di volare con le proprie ali.

Molti genitori vendono la casa e si rifugiano in un appartamento con una stanza da letto per non essere obbligati ad accogliere di nuovo a casa i figli. Egoismo, si dirà. Ma è vero che uno, una volta in mare, è costretto a imparare a nuotare. “Swim or sink” dicono i capiredattori ai neo giornalisti appena assunti.

Il Ministro Fornero ha scandalizzato l’Italia invitando i giovani a non essere ‘choosy’, che in Italia è stato tradotto ‘schizzinoso’, anche se il significato è quello di essere molto selettivi nelle proprie scelte, soprattutto di lavoro.

Eppure non ce la sentiamo di dare la croce addosso a questa signora che non tralascia occasione di dire come la pensa in una nazione in cui troppi dicono il contrario di quello che hanno in mente.

Ovviamente vi sono decine di migliaia di superlaureati costretti a mansioni precarie.

Ma ci chiediamo perché le badanti siano solo di provenienza romena o albanese. Perché anche qui negli States infermieri diplomati siano soprattutto indiani. Perché da anni nelle fonderie delle industrie metallurgiche del nord Italia i lavoratori siano in prevalenza polacchi, perché la raccolta dei prodotti del suolo venga fatta solo da immigrati illegali nord africani. Etc.

La risposta che ci siamo sentiti dare è che consegnare un pacchetto di cocaina, frutta ad un ragazzo 500 euro. Siamo convinti che la provocazione verbale riguarda solo un esiguo numero di manovali criminali i quali, chiaramente, non hanno problemi di ‘choosy’.

Ma è altrettanto vero che un po’ più di flessibilità mentale non guasterebbe.

Qui negli States tutti sanno che il rischio di andare a pulire i cessi esiste per tutti. Specialmente per quelli che sono in cima alla priramide e che da un momento all’altro possono inziare una precipitosa discesa.

Dice: ma in Italia il mercato del lavoro è bloccato. Allora lasciate il campanile e volate lontano ad offrire la vostra preparazione, il vostro talento e energia immaginativa.

Qui a Washington lavorano in pianta stabile o temporanea centinaia di giovani che hanno lasciato l’Italia cimentandosi in una nazione in cui la competizione è estrema ma dove gli spazi professionali si aprono a chi ha voglia di spendersi.

E molti, tanti di loro sono riusciti ad affermarsi.

Agli inizi del ‘900 milioni di italiani sono venuti in America. Parlavano solo il  dialetto, non avevano istruzione, potevano offrire solo le loro braccia ed avevano paghe inferiori a quelle dei neri. Oggi i discendenti di quelle generazioni occupano i piu alti seggi della Suprema Corte Costituzionale, sono ministri, capi della CIA, imprenditori della Sylicon Valley, grandi attori,  famosi ristoratori, per finire con l’ultimo piccolo proprietario di una trattoria che e riuscito a crearsi una clientela selezionata.  

 

Pubblicato in : Primo piano

Info Oscar Bartoli

Oscar Bartoli, Avvocato, giornalista pubblicista, collabora con molti media italiani. Risiede negli Stati Uniti dal 1994 e vive tra Washington D.C. e Los Angeles. Ha lavorato per molti anni nel gruppo SMI,leader europeo nel settore metalli non ferrosi, successivamente nell’IRI come responsabile dei contatti con i media e in seguito direttore IRI USA. Ha insegnato per dieci anni alla scuola di giornalismo della Luiss e per due anni alla Catholic University di Washington DC. Tiene un corso sulla comunicazione nel Master di Relazioni Internazionali dello IULM di Milano. Da giovane, per pagarsi gli studi ma, soprattutto, perche’ gli piaceva, ha lavorato come chitarrista – cantante suonando nelle case del popolo, circoli cattolici, night clubs, radio e televisione. Gli articoli per la rubrica Pillole d’Oltreatlantico sono pubblicati dal blog Letter from Washington DC

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