Per quella medicina post bellica – ancora velata di mistero, quasi magarica – si andava alla terme per la corrosione, o l’auspicata espulsione, di calcoli renali. Non se ne poteva sottrarre mio padre, afflitto da coliche violente, stemperate, poi, dalla forte diuresi provocata dalla cura delle acque.
A Fiuggi, la sera, terminato, alfine, anche il rito curativo pomeridiano, ci si abbandonava ai silenzi delle passeggiate sino al limite della pineta o per le stradine su cui si affacciavano le pensioni anni ’30 (all’epoca piazza Spada era uno spazio deserto con allocato un tendone dove si giocava “ai pacchi”: “se cedi il tuo, ne ricevi tre!”, “dammi i tuoi, hai la bicicletta!”).
Il più delle volte mio padre, anche con la compagnia di un nuovo conoscente, allungava il cammino verso una stradina sterrata, poco illuminata al cui lato si estendeva un piccolo campo in cui emergevano brevi filari di croci discrete.
Un cimitero di guerra; tedesco, mi pare di ricordare.
Mi padre vi faceva sosta: era la meta. Attendeva che all’improvviso, quasi a richiamo, dalla terra si levassero i fuochi fatui; così che fosse vera la leggenda che le anime dei morti dessero il segno della loro ascesa al cielo.
Poi, possibile, certo, che, in qualche cimitero di guerra ignoto e ignorato, all’unisono, anche l’anima del padre si levasse amorevole nel suo andare.
Era la disperazione/rinuncia del non sapere.
Risalendo i crinali della leggenda pietosa fu, forse, che, tra gli abbandoni/sepolcreti di soste carvernicole o tra putrescenze paludose, l’uomo stupì della evanescente fiammella blu che, d’improvviso, inattesa, si librava come cenno di consenso o monito silente. E, vedendone il principio dai sepolcri o dalle torbe, l’ignoto/creativo della conoscenza identificò in essa la pulsione della vita che sfuggiva i defunti o le bestie o i fusti , ormai inerti.
L’anima blu si mostrava la notte; quando più forte era il silenzio, più forte l’attesa, più forte la paura. Non appariva il giorno; forse, nascostasi nel blu del cielo.
Impossessarsi della forza: l’uomo voleva la forza per cacciare e non essere cacciato, nutrirsi, procreare; essere nel suo istinto.
Qualcuno, sembra, il più gracile o impotente, per avere pari nutrimento o non essere escluso dai congiungimenti, segnò il momento della possibilità di infusione della forza, della fiammella notturna, anche facendola discendere dai cieli del sole.
Così, l’uomo conobbe e temè la destinazione alla morte e il desiderio dell’eterno.
Furono l’oltre, i luoghi delle ombre, le praterie, il nuovo/diverso, il percorso; con essi, e tra essi, i profeti, gli sciamani, le sibille, le prostitute sacre, i sacerdoti del tempio: le religioni. Tutte, ancora pulsioni sbalordite, disordinate di avversa o compiacente fortuna nel gioco delle occasioni.
Ma l’anima non poteva essere brada. La curiosità doveva essere disciplinata. irretita, condizionata, sfruttata.
Il monoteismo affasciò l’anima e la ammansì con l’acquiescenza e la giustificazione, la benevolenza e la condanna. La costrinse tra l’empietà e il terrore
Gli uomini persero la loro funzione angolare nella geometria del cosmo.
Il bene e il male, la libertà e la fede, poi, la vita eterna e la grazia furono le ascisse carcerarie del convincimento delle masse alla appartenenza. Le astrazioni dottrinali configurarono la organizzazione gerarchica e ne vennero a motivare e giustificare le contraddizioni; sino a tollerare – alle origini della chiesa di Roma – lo schiavismo pur di pervenire al riconoscimento di interlocutrice incontrastata dell’imperio laico. Così, sempre; con l’eliminazione di ogni opposizione – o antagonismo – alterando, all’uopo, o modificando i valori di grado delle ascisse.
Ieri, tra terre, vescovati, contadi; oggi, tra banche, onlus, imprese, (attuando la storicizzata strategia che è modello contemporaneo di pratica politica: il potere si accresce se viene motivato –dichiarato – come funzionale al benessere collettivo) la chiesa di Roma sorveglia il suo impero dei fuochi fatui.
Discosta, con sufficienza ed arroganza, dai guasti di devianza che ha provocato alla sviluppo della coscienza umana, la chiesa di Roma opera il suo credo perché “la religione e la morale sono opere della politica” ( La Mettrie – Opere, Discorso preliminare).
Chi ricorderà l’impero dei fuochi fatui, sull’orizzonte del buco nero che ingloberà l’universo?

Quindi le menti semplici “si accontentano” di ciò che è semplicemente deducibile, senza andare oltre. Quindi l’apparenza è una fascinazione insita nell’animo umano. Si possibile.
Per questo necessitiamo di una cultura della personalità perché è semplice, d’effetto. Poi c’è chi basa il proprio culto della personalità sul tentativo di far comprendere sul cercare di far partecipare.
La ringrazio per questa meditazione.
molto interessante