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L’eterno ruolo dell’informazione

Nell’era del web 3.0 è sempre più attuale il dibattito sul ruolo dei giornalisti in uno straordinario contesto dove le notizie e l’informazione viaggiano in tempo reale. Ma chi ha ancora l’onere del controllo delle fonti e della loro veridicità?

di Angelo Giubileo | 7 Settembre 2016

Oggi, affatto provocatoria, la mia domanda è: qual è il ruolo dell’informazione nell’era di internet? E ancora, rispetto al passato: è cambiato qualcosa?

La direttrice del Guardian di Londra, Katharine Viner, ha pubblicato il 12 luglio scorso (www.theguardian.com/media/2016/jul/12/how-technology-disrupted-the-truth) un articolo dal titolo How technology disrupted the truth, titolo che allude a uno status attuale del mondo dell’informazione in generale nel quale la tecnologia avrebbe in pratica soppiantato la verità dei fatti.

Il titolo, tuttavia, non rende plausibilmente conto della complessità dei temi e degli argomenti che, com’è logico che sia, sono trattati con eccellente maestria. La lunga disamina parte dalla narrazione di due storie, l’una totalmente falsa mentre l’altra rivelatasi in parte tale ma solo a posteriori; storie assurte rapidamente, attraverso il web, a fatti di cronaca.

Nel primo caso, il racconto narrava che il primo ministro inglese aveva commesso “un atto osceno con una testa di maiale morto”. La notizia, ripetiamo del tutto falsa, conquistava rapidamente le prime pagine di tutti i giornali, e non solo inglesi, così da costringere il numero 10 di Downing street a emettere una finanche rapida smentita.

Prima annotazione, di carattere personale: metaforicamente, è come dire che, nell’occasione, il potere ha subito il principio dell’onere della prova. Ovvero, non è stato il potere a imporre la (sua)verità, viceversa è spettato al potere medesimo smentire e quindi dimostrare che l’episodio narrato non corrispondesse e quindi non fosse (la) verità.

Nell’articolo è detto che la giornalista, per così dire autrice del falso, ha anche provveduto ad assolvere se stessa da ogni responsabilità, sostenendo che spetta piuttosto ad altre persone (letteralmente, other people) decidere se una storia abbia o meno credibilità (letteralmente,credibility). Laddove, in proposito, il parametro di eticità del giudizio non sarebbe più quello relativo alla verità raccontata, comunque presunta, quanto piuttosto la verosimiglianza della storia, comunque rappresentata.

Seconda annotazione, ancora di carattere personale: come evidenziato più avanti nel testo dalla direttrice del Guardian, non a caso questo trend generale dell’informazione assume rilievo in una società oggi senz’altro più “populista”, che matura condivide rafforza e consolida le sue “opinioni” attraverso il web e, in particolare, l’uso di social network come Facebook. Semplificando, qualcosa di estremamente riconducibile al vecchio adagio: vox populi vox dei.

Social stessi che, secondo quanto è sempre riportato nell’articolo, sarebbero anche progettati in base ad algoritmi capaci di favorire tra gli utenti medesimi, più che “nuovi pensieri”, “credenze” già possedute. E quindi alimentarle, allo scopo principale di realizzare utili di natura soprattutto economica. In proposito, la direttrice del Guardian scrive: “… As Emily Bell has written: ‘Social media hasn’t just swallowed journalism, it has swallowed everything. It has swallowed political campaigns, banking systems, personal histories, the leisure industry, retail, even government and security ’”. Letteralmente, i social media avrebbero dunque ingoiato tutto, non solo il giornalismo, ma anche campagne politiche, sistemi bancari, storie personali, il tempo libero, la vendita al dettaglio, il governo e la sicurezza.

Terza annotazione, infine, sempre di carattere personale: potrebbe così sembrare, ma così semplicemente non è! E qui, entra in discussione la seconda storia, a cui si accennava in apertura, relativa all’assenza di un “piano” politico e strategico, a cui il leader politico dell’Ukip Nigel Farage aveva fatto invece costantemente riferimento nel corso della campagna elettorale per Brexit. Ilpiano non c’era e le informazioni propagandistiche sostenute durante la campagna si sono quindi rivelate in gran parte fasulle.

E allora, qualcosa di diverso dal solito o piuttosto qualcosa che ritorna sempre uguale a se stesso? E qui, le conclusioni della Viner appaiono ineccepibili: in fondo, la nuova tecnologia ha reso il dibattito nei confronti del potere “più aperto a una sfida sostanziale alle vecchie élite” e, attraverso questo “nuovo” rapporto, occorrerebbe piuttosto che i media si re-impossessino del proprio ruolo e funzione originari di scopritori, indagatori e narratori di fatti.

Ma, e qui – a mio giudizio – risiede il nodo gordiano dell’intera questione: … al fine esclusivo di lottare per uno spazio, dove si svolge la lotta di potere, che sia in fine “pubblico” (letteralmente,public space). Permettetemi dunque, ancora una volta: l’antico Spazio-aperto del kaos

 Angelo Giubileo

Pubblicato in : EditorialeTag: campagna elettorale, controllo delle fonti, crisi editoria, deontologia professionale, editori, etica professionale, giornali, giornalisti professionisti, governo, internet, mondo, natura, notizia, persone, ruolo informazione sul web, web

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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