La Leopolda 6 renziana si è chiusa tra le urla isteriche del gruppo di comando e le proteste di una folla ostile. Di tutt’altro segno, la Leopolda 4 del 2013 che prometteva di non accanirsi più su vittime come gli esodati nel passato ed i derubati delle banche di oggi.
In quell’assise il protagonista evocato fu il Silvio, vittima di processi ingiusti e di cacciata immotivata dal suo mondo. Il ”simbolo” di una ”cosa indegna” come la giustizia che non funziona veniva elevato a martire da Renzi che stava per scalare Pd e governo. Si trattava di Scaglia, fondatore di Fastweb assolto nel processo che coinvolgeva anche Telecom Italia Sparkle, dopo un anno di carcerazione e arresto domiciliare preventivo e dopo un lungo periodo di criminalizzazione del settore tecnologico che aveva coinvolto anche il relativo vertice di Confindustria.
Si parlò allora di processi avviati per carriera, di interventi istituzionali incapaci di comprendere l’economia, di responsabilità civile della giustizia. Si trascurò del tutto invece la coinvolta Non si parlò molto invece della coinvolta Telecom Italia Sparkle, l’ex Italcable, dell’AD Mazzitelli, anch’egli arrestato e poi assolto. Oggi Sparkle, al rinnovo della rappresentanza sindacale interna, non è più il centro dell’insieme delle attività internazionali del gruppo Telecom ed il suo personale, nella riorganizzazione interna, si è dimezzato. Anche se messa in vendita nel 2010 dall’ex Ad Telecom Bernabè, è rimasta strategica per Telecom, l’Italia e l’Europa per quei 450 mila chilometri di cavi sottomarini su cui passano dati e telefonate di 500 operatori del mondo, la vera materia prima di Internet. Una presenza particolarmente strategica nel Mediterraneo e Medio Oriente.
La vicenda giudiziaria di Sparkle si inserì nella seconda metà del decennio scorso in un contesto di cause e processi che toccarono diversi ambiti di Telecom, dal fisso al mobile ad appunto, l’internazionale, quando nei CdA piombavano i Grillo ed i Di Pietro a dare dell’incompetente al management del primo gruppo digitale italiano . Al contrario di quanto avveniva nella Fastweb di Scaglia e Parisi, non ci fu spirito di corpo tra gli attori interni, dal vertice ai sindacati. Anche dopo l’assoluzione, non ci furono parole pubbliche di scusa per gli ingiustamente accusati. Sembrarono prevalere i sentimenti autodistruttivi.
C’è oggi molto più spirito aziendale nel Gruppo che tutti, dal management ai sindacati, cercano di concorrere a sviluppare nel difficile contesto del peso del regolatorio e dell’indifferenza di governo, presente nei Digital Day e nelle notti della net neutrality, ma assente nelle comunicazioni dei governi franco-tedesco-spagnolo all’Europa sul Single Digital Market.
Nel decisivo CdA del 15 e 17 dicembre c’era anche l’1% degli azionisti dipendenti, dello stesso peso di quello della Cassa Depositi e Prestiti francese. Mancava invece la CdP di Costamagna che qualcuno aveva invitato ad investire in Sparkle sotto interesse cinese. Non si sono più visti i Grillo ed i Di Pietro, ma una più coesa azienda, ancora strategica per legge, ha visto l’arrivo di un azionariato francese molto determinato che si è imposto subito.
Sulla giustizia come sull’economia, le parole della Leopolda 4 sono risultate vane. Nell’incapacità di decidere, l’esempio di Sparkle e Silvio, tardivamente appreso internamente, non ha insegnato nulla alla politica.

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