Gli occhi delle banche straniere sono puntati sugli istituti di credito italiani, i quali, di fronte al pericolo di eventuali acquisizioni, stanno organizzando la propria difesa. Al centro del vortice del risiko bancario c’è il triangolo San Paolo Imi, Carifirenze e Bnp Paribas. Le ipotesi di aggregazione riguardano Banca Intesa e San Paolo Imi, e Capitalia e Banca Intesa. La Bnl è l’ultima preda del cacciatore francese Bnp Paribas. Questa banca aveva una solitaria e sconosciuta presenza in Carifirenze di circa il 7%, e ora, dopo l’acquisizione della banca di Via Veneto, pare che voglia continuare lo shopping. E non è detto che non si prepari a puntare sulla Cassa di Risparmio di Firenze, visti gli ottimi rapporti tra i fiorentini e i parigini. A detta del direttore generale, Baudouin Prot, la banca francese considera l’Italia come il suo secondo mercato. Intanto, sta difendendo i fiorentini dall’eventuale assalto dei torinesi del San Paolo Imi, la cui quota in Carifirenze si aggira attorno al 18%. Va da sé che tra la Cassa di Risparmio e la Bnp Paribas esiste un’alleanza storica che si sta rafforzando ancora di più di fronte alle mire aggressive del San Paolo Imi. Fatto sta che la banca guidata da Salza vorrebbe fagocitare la Bcrf, ma c’è la forte opposizione della banca presieduta da Angelo Benedetti. Mai e poi mai i fiorentini vorrebbero finire sotto le grinfie torinesi, perdendo, di fatto, autonomia e indipendenza. Sotto questo aspetto, l’alleanza con i francesi è un baluardo di difesa non indifferente. E comunque, meglio Asterix che la piemontizzazione. I fiorentini sono fatti così, volendosi tenere lontani mille miglia dagli appetiti del San Paolo Imi, accetterebbero di cantare la Marsigliese. D’altronde, come dare loro torto? Collaborano da parecchio tempo e non hanno mai avuto uno screzio. Si badi che Bnp Paribas è partner da 22 anni di Bcrf in Findomestic (la controllano a metà), nelle attività del parabancario e nel bancassicurazione.
Al momento, i rapporti tra fiorentini e torinesi sono quindi tesi, per questo il San Paolo non ha fatto il suo ingresso nel patto di sindacato nel momento del rinnovo. Il dissenso nasce per il fatto che il San Paolo Imi, con il 18% di capitale, ha chiesto di esercitare la call su un ulteriore 10,7%, a suo tempo concessa dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, titolare del 42%, che non gli viene, però, riconosciuta. A ogni buon conto, Torino ha cinque consiglieri, mentre Firenze sette e Parigi due. Per questo contenzioso è in corso un arbitrato la cui durata sarà lunga, ma nell’attesa della conclusione, il San Paolo Imi considera il 10,7% congelato, per cui nell’assemblea dei soci non ha alcun diritto di voto. Di fonte a questo quadro non è da escludere un atto di forza della banca piemontese, come lanciare un Opa su Bcrf che potrebbe però finire in un flop colossale, perché Bnp Paribas non starebbe a guardare di fronte al massacro dei leali alleati fiorentini, e cui sarebbe costretta a entrare in campo con le sue ingenti risorse finanziarie. Sarebbe una nuova disfida, con da una parte francesi e fiorentini, dall’altra i torinesi. Rispetto alla storica disfida di Barletta, stavolta i francesi sarebbero vittoriosi. Altra piega prenderebbe la vicenda se, viceversa, i torinesi decidessero di lasciare il campo libero ai fiorentini e ai francesi, intascando 700 milioni di euro, rispetto ai 400 milioni cacciati per l’acquisto del 18%, nel 1999.
L’ultima ipotesi (da scartare a priori per i contrasti insanabili che ci sono tra Firenze e Torino), è che torni la pace e i tre contendenti si mettano d’accordo per la gestione dell’ente. Piaccia o no, sono i francesi che fanno girare in un verso o nell’altro la ruota del destino della Cassa di Risparmio di Firenze.
di Biagio Marzio
fonte L’Opinione

Tanto, francesi o non, i soldi vanno sempre ai soliti.. e per i bischeri non c’è paradiso..