A dispetto della loro fantomatica lentezza i napoletani per arguzia, capacità di adattamento, hanno una abilità straordinaria nel fare acrobazie con il pensiero (mille teste pensano in una), saltare ostacoli restando in equilibro, impazzire con il lume della ragione sempre acceso, passare da un discorso all’altro senza perdere il filo, viaggiare verso una città lontanissima, e riuscire a non staccarsi dalle loro radici. E tanto altro ancora….i movimenti di Napoli, in orizzontale, verticale, su sé stessa, sono veloci e imprendibili, e si intersecano a formare un’eterogeneità bizzarra di rtmi, di volti, di colori, di stili di vita, che ereditati, o inventati, ma anche copiati con la malizia di chi osserva così attentamente da saper riprodurre in forme dalle classiche alle più stravaganti il molteplice della vita, che qui può essere confusa, ma non cade mai a terra come un re sulla scacchiera quando si arrende. Le partite a Napoli non si vincono né si perdono, si giocano fino alla fine. Vivere è un’arte più che un istinto, un salto da acrobati, una smorfia alla morte. Lo scoppio di un pianto di risa o di lacrime; difficile riconoscere il dolore dalla gioia, l’amarezza dalla dolcezza, l’amore dall’odio, difficile separare gli opposti, dare giudizi netti, capire dove finisce la realtà e dove inizia il teatro. “Per essere felici è necessario non saperlo”, scriveva Pessoa.
Forse per questo i napoletani, nonostante tutto amano la vita, con un’energia inesauribile. Perché non hanno mai saputo cosa fosse la felicità!

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